La terrazza di Palazzo Ripetta a Roma ha visto Alice Paillard presentare, alla stampa romana, il nuovo nato della Maison Bruno Paillard il Blanc de Blancs 2015 extra-brut (3 g/l), vino che ha già visto il suo debutto al Vinitaly, ma che oggi è in grado di esprimere al meglio tutte le sue potenzialità.

Alice Paillard
Da uve Chardonnay provenienti dai vigneti Grand Cru e Premier Cru della Côte des Blancs nasce uno Champagne, il cui 25% viene vinificato in piccole botti di rovere usate, per poi affinare per più di sette anni sui lieviti, segue un periodo di riposo di almeno 24 mesi dopo la sboccatura, all’interno delle cantine della Maison, prima di essere messo in commercio.
Uno Champagne la cui nascita dipende soprattutto dall’annata, “quando, ci rivela Alice, essa ha qualcosa da raccontare viene fatto il millesimato”. Un inverno piovoso ha garantito ai terreni un buon apporto idrico che ha permesso alle vigne di superare con facilità una primavera per alcuni momenti siccitosa, seguita da un’estate soleggiata e secca, ma un settembre piovoso ha permesso di riequilibrare il caldo estivo e garantire una raccolta delle uve eccellente.
Risultato un vino caratterizzato da note floreali a cui si accompagnano sentori di miele e accenni affumicati, che durante l’assaggio esprime il meglio di sé, mostrando potenza associata ad un sorso fresco e pieno a cui si accompagna una bolla finissima che spinge ad un nuovo riassaggio.
Le vigne da cui nasce questo vino sono in parte vecchie e in parte giovani, “ma, ci racconta Alice, le più recenti sono state preparate sin dall’impianto a prepararsi per il loro compito, sono state inizialmente stressate per permettere alle radici di scendere in profondità con il loro apparato radicale principale per andare a cercare nelle profondità dei terreni dello Champagne quegli elementi in grado di caratterizzare al meglio le singole espressioni di questo vino”.

I tema scelto, dall’azienda, per questo vino è «Presenza» perché esprime attraverso le sue caratteristiche appieno l’annata ed è stato chiesto all’artista Jeff Kowatch di interpretarlo attraverso la sua arte con un’etichetta che oggi è la sua espressione visiva della bottiglia.