Il Falerno, il vino più desiderato e ricercato dagli antichi romani, considerato il primo Grand Cru ante litteram, è senza dubbio tra i vini capaci di intrecciare, sinergicamente, storia, tradizione, ricercatezza ed identità territoriale. Forse nato anche per contrastare l’egemonia dei vini dell’Egeo, arrivò ad identificare, all’epoca, «il vino per eccellenza» che potevano bere solo coloro che erano disposti a pagare sei «sesterzi», secondo la narrazione tramandata da Marco Valerio Marziale, poeta romano (38 d.C. – 104 d.C; comunemente ritenuto il più importante epigrammista in lingua latina).
Siamo a Falciano del Massico, in provincia di Caserta, nell’Ager Falernus dell’epoca romana, ed è in questi luoghi che la famiglia Papa ha dapprima controllato grandi estensioni di campagna intorno al monte Massico, con pascoli e allevamenti, per poi, nei primi decenni del 1900, dedicarsi all’impianto di vigneti.
Questo è un Comune che si proietta verso il «Litorale Domizio», un tratto di costa della Campania che prende il nome dall’antica Via Domiziana, una strada romana fatta costruire dall’imperatore Domiziano nel 95 d.C. per collegare Puteoli (Pozzuoli) con il resto dell’impero. In questa terra varie generazioni della famiglia Papa si sono succedute, contribuendo, secondo molte testimonianze storiche, anche alla riscoperta di questo nobile antico vino. Il 24 giugno del 1933, le prime produzioni familiari ricevono riconoscimenti dalla Cattedra Ambulante di Agricoltura di Napoli, ma restano, sino al 1960, ancorate ad un contesto prettamente familiare.

Grappolo Primitivo. È un clone del Primitivo che non va confuso con quello pugliese perché ha assunto nel tempo, grazie alle specifiche situazioni pedo-climatiche del territorio e alla selezione operata da Gennaro Papa, originalità sostanzialmente peculiari. Prima fra tutte una ricca acinellatura appassita all’interno delle acinellature turgide. È la sua caratteristica agronomica principale sulla quale sono basati i percorsi enologici della cantina da quando Gennaro Papa ha ripreso a vinificarlo. Volendo ottenere prodotti con caratteristiche organolettiche distintive ai fini dell’imbottigliamento di qualità si è lavorato molto sul piano della selezione clonale per evidenziare al massimo questo aspetto.
Si deve alla visione di papà Gennaro, tuttavia, l’incisiva valorizzazione delle uve impiantate e l’intuizione, nel 1988, di tornare a produrre il Falerno del Massico in un momento in cui era caduto nel dimenticatoio, all’esito di un fondamentale lavoro di ricerca sui vigneti centenari. In particolare, Gennaro ha sempre dato maggiore attenzione ad un vitigno antico, il «Primarulo» (Primitivo), citato già nel saggio di L. Menna del 1848 ben prima dell’arrivo della fillossera. Sulla scorta di questo passato e dopo alterne fortune, nel 1989 arriva il riconoscimento della DOC, a conferma di una più specifica valorizzazione delle uve provenienti dai Comuni di Sessa Aurunca, Cellole, Mondragone, Falciano del Massico e Carinola in Provincia di Caserta.

Vigneto S. M. Boccadoro con ritaglio del substrato piroclastico con residui di argille e pietre grossolane. I primi insediamenti agricoli vitati certificati a partire dal medioevo. Santa Maria Boccadoro fu area strategica già dall’anno 800 poi con l’edificazione della prima chiesa del paese (874 d.C.) accolse nei paraggi anche vari edifici e varie aziende agricole. Con l’abbandono della chiesa nel 1677 iniziò un periodo di declino dell’area. In parte fu ereditata dalla chiesa e gestita dalla Diocesi ed in parte acquisita dalla famiglia Papa. L’attuale impianto e la rimodulazione dell’area hanno inizio alla fine degli anni ‘90 per continuare ancora oggi.
Oggi l’azienda è guidata dal figlio Antonio, dedicatosi agli studi in storia e archeologia, proprio per capire dal passato come preservare e valorizzare questo glorioso territorio. 15 ettari totali – di cui 9 di vigneto strappati alla montagna e bonificati – sono coltivati in micro-areali difficilmente meccanizzabili delimitati da muretti a secco.

Vigneto Campantuono. Il nome CAMPANTUONO deriverebbe da CAMPUS DOMINI (il campo del Signore) appartenuto al Signorotto del luogo, probabilmente tra il 700 e l’800. Verso la fine del 1800 il terreno viene acquistato dagli avi della famiglia PAPA. Nel 1926 nasce un primo vigneto, poi modificato negli anni a cavallo tra il 1965 e 1975 da Gennaro Papa e, nel periodo tra il 1999 ed il 2013, ampliato ed ultimato.

Vigneto Sant’Angelo. SANT’ANGELO è la parte piu’ alta che si proietta fin dentro al bosco fitto del Massico e alle cui spalle si proietta la famosa Grotta di S. Angelo, suggestiva cavità naturale di origine carsica frequentata fin dal Pleistocene e un tempo rifugio di eremi
I vini sono prodotti con fermentazioni spontanee, senza chiarifiche né filtrazioni, con l’intento di offrire una interpretazione moderna, ma pienamente fedele alle caratteristiche dei vitigni autoctoni dell’areale, secondo una filosofia improntata ad un basso impatto ambientale.
Abbiamo assaggiato i vini della linea «Opera prima», i primi prodotti dall’azienda, riscontrando, in tutti gli assaggi, un’apprezzata eleganza gustativa, profondità e lunghezza, con una pregevole gestione del grado alcolico.
Queste le nostre impressioni gustative.

Memoriae, Falerno del Massico Bianco DOP 2024
Memoriae, Falerno del Massico Bianco DOP 2024
100 % Falanghina (50% clone Beneventano 50 % clone Campi Flegrei) per questa versione in bianco, ottenuta da uve provenienti dalla località Campantuono da suoli argillo cretosi con importante componente pietrosa, affinato in acciaio e imbottigliato dopo circa 1 anno.
Seducente e convincente già al naso con intriganti percezioni floreali, pompelmo, pietra focaia, frutto della passione. Sorso appagante, contornato da una marcata e apprezzata freschezza seguita da un’intensa percezione sapida. Lungo e invitante il finale su ritorni agrumati.
Conclave, Falerno del Massico DOP 2023
Prodotto da sole uve Primitivo provenienti da tre areali posizionati in diversi luoghi del Comune di Falciano del Massico (località Pietrasbirri, Cofanari, S.Maria Boccadoro), da vigneti di circa 40 anni in media, posizionati tra i 200 m ed i 250 m s.l.m., affinato in acciaio e tonneaux da 500 lt e imbottigliato dopo 18 mesi.
Grande complessità fruttata all’impronta olfattiva, (ciliegia, amarena e prugna), seguita da toni speziati e intense percezioni balsamiche. Forza ed eleganza all’assaggio, con freschezza in evidenza a sorreggere un sorso materico, morbido, agile e dinamico, contornato da una trama tannica ben integrata. Lungo il finale con intensi rimandi fruttati.
Campantuono, Falerno del Massico DOP 2023
È il Grand Cru aziendale, ottenuto da vigne ultracentenarie a piede franco, allevate tra i 200 metri ed i 320 metri di altezza in località Casone e Campantuono, maturato in acciaio e tonneau da 500 litri e imbottigliato dopo 24 mesi.
L’eleganza dei grandi, capace di mitigare potenza e struttura, in un sorso armonico e di spiccato equilibrio. Frutta rossa matura, nuance balsamiche, incisiva speziatura, anticipano un sorso caldo, potente e morbido, sorretto da freschezza e da tannini setosi in una cornice di percepita sapidità. Apprezzato e invitante il finale su ritorni fruttati e balsamici.
AZIENDA AGRICOLA GENNARO PAPA s.a.s. di ANTONIO PAPA
Piazza limata 2, 81030 Falciano del Massico (CE)
Tel/fax +39 0823 931 267
Mobile phone 328 123 0228
E-mail: info@gennaropapa.it
“Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.” In queste parole la condivisione di una nostra passione e la voglia di comunicarla. Salvatore Del Vasto, laureato in Giurisprudenza e da sempre appassionato di vino, diventa prima sommelier, poi frequenta il Bibenda Executive Wine Master di Fis e poi consegue il diploma di Master presso l’Università di Tor Vergata in “Cultura dell’alimentazione e delle tradizioni enogastronomiche”. Sabrina Signoretti, laureata in Scienze Politiche, coltiva la sua passione diventando sommelier del vino, assaggiatrice di oli di oliva vergini ed extra vergini e sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO. Una delle qualità nascoste, la spiccata attitudine per la fotografia.
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