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Lo chef Dilip Lakmal Roche e la sua vita tra padelle e fornelli al Classico Ristorante Italiano Contemporaneo a Napoli

Emergere dal nulla, partendo dallo Sri Lanka con il padre Joseph alla rincorsa di un sogno, quello di diventare executive chef di un ristorante in Italia. Dilip Lakman Roche non è solo la solita versione da lacrime facili di chi è riuscito a cambiare il corso degli eventi. L’ottimismo nei suoi occhi ci porta a pensare alla storia di questo giovane astro della cucina campana, in confronto a chi, invece, chiede senza dare o si scoraggia subito di fronte ai primi ostacoli.

Cambiare paese, continente, senza la comodità della lingua di casa e iniziare a 15 anni come lavapiatti negli avamposti popolari di Napoli; e poi scalare pian piano la vetta delle posizioni di partita in cucina, fino a ricoprire il vertice della brigata del Classico Ristorante Italiano Contemporaneo, gestito dal manager di origini siciliane Gianpiero Arria: ecco la vera traccia indelebile lasciata da Lakman Roche.

Il locale è accogliente, con pochi coperti d’inverno più che raddoppiati nelle sedute esterne estive. Carta dei vini curata personalmente da Gianpiero che propone anche un menu giovani con aperitivo di benvenuto e tre amuse-bouche stuzzicanti, realizzati sempre dalle mani talentuose di Dilip, che stanno riscuotendo un successo ben oltre le aspettative iniziali.

Forse il punto di forza e anche il limite per vestire, un giorno, l’identità precisa di un gourmet raffinato dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. Di certo anche una base utile ad ampliare l’offerta gastronomica per gli avventori, che merita degna attenzione tra arredi dai colori caldi, installazioni di arte moderna alle pareti e artisti che si alternano da tutta Italia per esporre le proprie opere. Infine, ovviamente, i piatti di Lakman Roche. Degustazione fissa da 5 o 7 portate e scelta anche à la carte per dare massima libertà d’azione al cliente.

La contaminazione in chiave fusion rappresenta da sempre lo stile delle ricette proposte, a volte però frenata ingiustamente dalla voglia di non spingere troppo nei sapori speziati dell’Oriente, che andrebbero invece potenziati. Si dice “mogli e buoi dei paesi tuoi”; siamo certi che col tempo e la consapevolezza degli attori in gioco non mancheranno sorprese ardite.

La cena è iniziata con i delicati entrée tra cui la strepitosa panella di ceci, ricordo d’infanzia di Arria, qui realizzata da manuale. Segue la polpettina di friarielli con crema di pecorino e passion fruit. Il baccala in tempura con salsa in agrodolce e germogli soffre un pizzico di acidità dall’esuberanza del condimento.

Tipico e originale la tazza di fegatino alla napoletana con zabaione salato, rivisitazione del soffritto, dotato di squisita piccantezza e inserito tra gli antipasti.

Tra i primi il cappellaccio alla genovese, piatto firma dello chef dalla sfoglia tirata a mano perfetta, su crema di pecorino, cipolla in agro e tartare di Marchigiana. Viene proposto anche in versione raviolo con ragù alla napoletana sbriciolato a mo’ di pulled pork.

La portata regina della sera è stata il pescato fresco del giorno, in questo caso il trancio ricciola con salsa di latte di cocco, riduzione di pesce, anacardi e menta finale. Anche l’aggiunta di frutta secca agli ingredienti è un marchio delle usanze delle popolazioni confinanti con l’India, che hanno subito però la dominazione portoghese.

Dolce finale su ricotta e pera, gelato alla pera e salsa in accompagno e, per ulteriore dessert, tartelletta con fave di cacao, cremoso al cioccolato fondente, caramello e meringa, premiato per il gusto deciso e goloso.

Non sappiamo quale sarà la strada ancora da percorrere per Dilip Lakman Roche e se lo porterà a viaggiare fuori dai confini del Classico Ristorante Italiano Contemporaneo e di Napoli. Ciò di cui siamo certi è che la curiosità che ha sempre contraddistinto il giovane chef, unita a spirito di sacrificio e studio incessante sui libri, anche la notte, sono la base ideale per non perdere mai fiducia nei propri mezzi e nelle proprie possibilità.

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021 e del Master sull'Albana di Romagna 2022, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale.

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