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Vino Nobile di Montepulciano – Cantina Contucci – Una storia antica, unica, tramandata da più di mille anni

 

La nostra Famiglia è la storia di Montepulciano perché il primo documento che tratta della Famiglia Contucci è del 1008, perciò siamo a oltre mille anni di presenza in città”.
Con le parole di Andrea Contucci, inizia la nostra visita a Palazzo Contucci, un luogo affascinante che racconta una storia antica, legata al territorio e tramandata per più di mille anni.

Montepulciano è collegata alla produzione del vino da epoca etrusca. Nelle necropoli intorno alla città sono stati ritrovati affreschi murari che testimoniano la vendemmia e le feste ad essa dedicate con l’immagine di Fufluns, il Dio etrusco del vino, che i romani chiamarono in seguito Bacco.

Le famiglie importanti non hanno mai abbandonato questa tradizione e nell’anno mille quando si arriva a parlare della Famiglia Contucci, questa era già influente, proprietaria di molti terreni dove si coltivava dianzi la vite. I vini arrivavano alle mense dei ricchi, dei Re e dei Papi. La Valdichiana, la grande valle che circonda la città, fu bonificata dai Romani facendo defluire le acque della palude verso il Tevere. Perciò i vini giungevano via fiume a Roma alle mense dei nobili. Poi a causa delle guerre, le dighe costruite dai Romani furono distrutte per cui la valle tornò una palude. Duecento anni dopo fu nuovamente bonificata dai Granduchi di Toscana che indirizzarono le acque stavolta verso l’Arno.

Un tempo, il Vino Nobile veniva chiamato il vino dei nobili, prodotto dalle famiglie patrizie, e si trovava solo sulle tavole dell’aristocrazia perché costosissimo e molto richiesto anche all’estero. Il nome poi fu codificato alla fine del ‘700 e prese l’etimologia attuale.

È una storia unica nel suo genere perché Cantine monumentali come si trovano a Montepulciano, nel centro storico come lo è Palazzo Contucci, di queste dimensioni, produttive per secoli, non esistono in nessuna parte del Mondo e delle famiglie dell’epoca che hanno generato questa epopea oggi ne è rimasta solo una a testimoniare il grande passato.

Perché un tempo le cantine erano nel centro storico?
Perché erano le banche di Montepulciano, il vino era prodotto dentro le mura per difenderlo. Era il tesoro più importante della città e quindi la produzione vinicola fu spostata all’interno delle mura.
Altro ruolo fondamentale, soprattutto per la tracciabilità dei documenti, fu quello dei monasteri di tutti gli ordini religiosi che, insieme alle famiglie nobili, erano i ricchi dell’epoca ovvero quelli che avevano le terre.

Il fatto di trovarsi all’interno del centro storico è sicuramente affascinante da un lato ma anche impegnativo dall’altro. Per ora, come afferma Andrea, gli aspetti positivi sono maggiori soprattutto per le visite annue dei turisti che ammontano a 70.000.

Entriamo nella zona privata del palazzo, un edificio costruito a partire dal maggio del 1517 ad opera di un architetto fiorentino perché Montepulciano era alleata di Firenze contro Siena e dopo la guerra fu ricostruita sulle rovine medievali edificando l’attuale palazzo su quella che oggi è la Cantina, la più antica risalente al XIII secolo e parte della cinta muraria della città.
Posizione strategica tra le due valli, la Val Di Chiana a est e la Val d’Orcia a ovest, da dove venivamo controllate le due vie di accesso a Roma, la vecchia Cassia e la Via Francigena.
Dopo tanti assedi da parte di Siena, quando vinse Firenze ci fu un momento d’oro che durò dal 1500 fino all’epoca napoleonica. Napoleone poi divise l’Italia, come la Francia, in dipartimenti e Montepulciano passò sotto Siena e lo sviluppo si arrestò.

Sala delle Feste

Saliamo al primo piano dove c’è la sala monumentale, la più importante dal punto di vista artistico, la Sala delle Feste, decorata tra il 1701 e 1702 in epoca barocca per celebrare un matrimonio del giovane Contuccio, figlio di Alamanno Contucci con una delle figlie Avignonesi, altra storica Famiglia del vino dell’epoca che poi a differenza dei Contucci ha venduto tutta la proprietà compresi i vigneti.
L’opera è stata eseguita da un Gesuita, Andrea Pozzo, artista austriaco straordinariamente versatile, noto in tutta Europa, in primis a Roma, per le sue decorazioni nelle chiese gesuite ma anche per le opere architettoniche, grande teorico della prospettiva e maestro del genere pittorico “trompe-l’oeil”, ovvero inganna l’occhio, dando l’illusione di spazi molto più vasti di quelli reali e sondando una profondità incommensurabile.
Questa è una rarità perché è un’opera fatta in una residenza privata e a tema non religioso: il soffitto ritrae figure allegoriche femminili, le ancelle delle virtù, adagiate sulle nuvole, munite di lance, archi e frecce per cacciare i vizi capitali e paiono prospetticamente precipitare sulle nostre teste.

Le ancelle delle Virtù

Anche le Signore in vesti bianche dipinte accanto alle colonne sulle pareti laterali rappresentano ognuna le virtù della vita tranne Minerva che controlla l’accesso alla porta. C’è solo una figura che predomina, è l’Autorità Nobiliare, la Matrona in trono, l’unica donna seduta che porta un piccolo scettro.

L’Autorità Nobiliare al centro e a dx Minerva

Da questo momento tutte le celebrazioni della Famiglia sono tenute in questa sala, anche i concerti di lirica della Soprano Eleonora Contucci, sorella di Andrea. Ed è per questo che ci sono due bellissimi pianoforti, di cui uno è una grande opera d’arte che risale al 1826, ordinato direttamente a Vienna ed è qui da quasi 200 anni (in tutto il mondo ce ne sono solo 30).

Ci inoltriamo in un’altra bellissima camera del piano nobile che Andrea ci conferma essere utilizzata insieme alla precedente solo nelle occasioni particolari. Chiamata la Sala Rossa porta nella parte alta il decoro della stessa epoca come nella precedente, dipinta dagli apprendisti di Pozzo dove sono anche presenti foto e collezioni di famiglia. La curiosità più importante è la rappresentazione di quattro figure femminili con degli animali a simboleggiare i continenti.

Sala Rossa

Arriviamo all’ingresso, non turistico, della cantina dove incontriamo il cugino Damiano, responsabile della produzione, “quello che il vino lo fa”, ed entriamo nel cuore operativo della produzione, disposta su tre livelli e al cui piano inferiore, quello più antico, dell’anno mille, c’è la zona di vinificazione.
Andrea racconta: “Appena arriva l’uva in cassetta, sul retro del palazzo, viene subito immessa nelle cisterne di acciaio e di cemento dove fermenta. Il vino nasce sotto di noi, a quindici metri, vi rimane almeno tre mesi sia per la fermentazione alcolica sia per la malolattica, generalmente a gennaio dell’anno successivo la vendemmia il mosto viene spostato al piano terra. Nel piano intermedio ci facciamo il Vin Santo dove ci sono gli appassitoi.”

Rimango ammaliata dalla bellezza delle grotte di affinamento dei vini e lungo il percorso incontriamo una vecchia cisterna ancora in uso del 1850 da 110 ettolitri, unico pezzo raro antico, totalmente costruito in pietra e internamente vetrificato dove riposa il Vino Nobile 2019. Le origini militari si notano subito con il passaggio segreto che si usava in epoche belliche, un tunnel sotterraneo scavato nella roccia che passava sotto il Duomo, la Fortezza Medicea fino fuori le antiche mura.

Il passaggio segreto militare

I vini rossi sono invecchiati in botti grandi di rovere francese e slavonia, di varie dimensioni; fino agli anni ‘80 erano di castagno, poi sono stati sostituiti dalle attuali. Assemblate in Italia ma con legni importati, mediamente più piccole di quelle di tanti anni fa, un tempo le botti venivano costruite su misura all’interno della cantina e qui prima ce n’era una soltanto. Oggi in questo antro ce ne sono cinque perché oltre per la facilità nel passare nei cunicoli delle gallerie per essere posizionate, contengono più vino di quell’unica botte, aumentando anche l’invecchiamento e sfruttando meglio le metrature. All’interno di tutte le gallerie ci sono botti da 8 a 25 ettolitri fatte su misura e adattate ognuna al proprio ambiente.

Lo spazio, come anche la logistica nel gestirlo, è di vitale importanza e in qualche modo la crescita produttiva sembra preclusa rimanendo nel centro storico, ma al momento non ci sono cambiamenti in atto. Dei 170 ettari totali, solo 21 sono vitati, dislocati sulle tre colline circostanti, e danno luogo alla quantità di uva che possono e riescono a lavorare in questi spazi. I vigneti sono di differenti età, i più vecchi risalgono alla fine degli anni ‘60 ma sono stati impiantati anche di nuovi nel corso del tempo.
Altra difficoltà è l’imbottigliamento che riescono a condurre in maniera impeccabile ottimizzando soprattutto il tempo che in questo caso è fondamentale per l’arrivo dei bancali una settimana prima senza dover occupare più di tanto gli ambienti adibiti alle visite dei tanti turisti. È tutto un lavoro di incastro come anche le vendite, soprattutto agli importatori dove le quantità sono più elevate, e le pedane si preparano soltanto qualche giorno prima.

Qui in cantina ci sono tutte le condizioni perfette per il vino: umidità, temperature, stabilità, inquinamento zero, energia elettrostatica zero, per cui matura in maniera straordinaria, naturale da cinquecento anni.
Il Vino Nobile invecchia minimo due anni, tre anni per la Riserva, ogni sei mesi vengono travasati, messi nelle grandi cisterne di cemento, si lavano le botti e poi vengono trasferiti nuovamente al loro interno. Dopo qualche mese vengono imbottigliati per il periodo di affinamento che dura per il Rosso tre mesi, per il Vino Nobile almeno sei, per i due cru almeno otto, e per la Riserva Palazzo Contucci almeno dodici.

Dal Rosso alla Riserva è la stessa base ampelografica: Sangiovese 80-85% accompagnato da Canaiolo nero, Colorino e Mammolo. Non vengono utilizzati vitigni internazionali e non si fa il Sangiovese in purezza.
Andrea racconta: “Il Prugnolo Gentile, ovvero il Sangiovese di Montepulciano storico, è stato selezionato a livello clonale dal Consorzio Vino Nobile a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, da circa 35 biotipi prelevati nei vigneti circostanti queste zone. L’Università di Firenze e di Pisa ne ha scelti tre che hanno preso nomi collegati alla città di Montepulciano: Grifo, animale mitologico che rappresenta lo stemma del Comune; Bravìo, la gara delle botti di origine medievale tra le otto Contrade in cui è suddiviso il centro storico; Buscello rappresentazione carnevalesca teatrale storica che ancora oggi esiste.”

La visita termina nella sala di degustazione dell’enoteca, sempre aperta, dove abbiamo avuto il piacere di assaggiare i vini di seguito riportati con le mie considerazioni di rito.

Rosso di Montepulciano Doc 2020
È il fratello giovane del Nobile, stessa selezione accurata delle uve, da disciplinare non ha necessità di affinare in legno e può uscire a marzo dell’anno dopo la vendemmia. In questo caso affina 6/7 mesi in botti e poi va in bottiglia. Mai in commercio prima di un anno e mezzo dalla vendemmia.
Note di frutta rossa in evidenza insieme a freschezza, piacevolezza e scorrevolezza del sorso, con sentori erbacei e tannini dolci in chiusura.

Il Rosso è una denominazione recente, degli anni ’80, per cui antecedentemente per i vini giovani si era obbligati a utilizzare il Chianti o Chianti Colli Senesi oppure Vino da Tavola. A quel punto nacque la seconda denominazione e l’Azienda Contucci smise di produrre il Chianti e destinò le stesse uve al Rosso di Montepulciano. Teoricamente subendo un declassamento da Chianti Colli Senesi Docg a Rosso Doc ma avendo più valore a livello commerciale.

Vino Nobile di Montepulciano Docg 2018
Etichetta storica prodotta da secoli, è il Vino Nobile composto dalle migliori uve provenienti dalle tre aree vitate, esposizioni sud-est e nord-ovest di Montepulciano, come da tradizione antica di fare qualità e questo era il vino dei nobili. Affina 24 mesi in botte, con quattro travasi e almeno sei mesi di bottiglia. Grande potenzialità di invecchiamento. È il Vino Nobile più importante perché rappresenta la metà della produzione.
Colore rosso brillante, dal profumo delicato di frutti rossi (ciliegia e lamponi) e leggere note erbacee. Alla beva la sua profondità conferma l’eleganza attraverso un tannino vellutato nonostante la sua gioventù. Avvolgente e di carattere è persistente nel suo finale speziato e con ricordi di tostatura.

Cru Pietrarossa – Selezione Vino Nobile di Montepulciano Docg 2018
Vigneto straordinario di 2 ettari posizionato sul versante est, verso la Valdichiana, a 400 metri di altitudine, in una zona ricca di argille rosse, di ferro ottima per il Sangiovese.
Affinamento in botte grande per 30 mesi, con cinque travasi e almeno 8 mesi di riposo in bottiglia, per cui abbiamo un vino con una maggiore struttura, di grande classe, identitario e simbolico che racconta il territorio e il Vino Nobile. Mai super concentrato e potente, ma aggraziato e fine, invita alla seconda beva.
Colore e olfatto intensi, orientato su profumi di bacche nere, cuoio e tabacco. Al palato esplode di valore, la sua struttura è elegante con tannino ben integrato e una maturità vigorosa. Un vino sontuoso, da Re.

Cru Mulinvecchio – Selezione Vino Nobile di Montepulciano Docg 2018
Altro vigneto interessante di un ettaro posizionato sul versante opposto del Pietrarossa che guarda la Val d’Orcia e coltivato su sabbia gialla di antichissima origine vulcanica proveniente dal Monte Amiata, un vulcano di 1800 metri di altitudine ancora attivo ma che non erutta da milioni di anni. Stessa tecnica di affinamento dell’altro Cru, ma con due personalità differenti dovute al diverso terroir.
Naso ancora più intenso di frutti come ribes rosso e arancia sanguinella, minerale, fresco, accompagnato da piacevoli fragranze balsamiche. Alla beva entra spedito, verticale all’inizio e poi si apre nella sua totale ampiezza, gradualmente sorso dopo sorso mostrando un corpo uniforme e un’acidità ben bilanciata. Ottima la duttilità e la personalità che sprigiona.

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Docg 2017
Appena imbottigliata da una settimana quindi un’anteprima, la storica Riserva di Famiglia matura 36 mesi in legno grande e 12 mesi in bottiglia. Le uve migliori provengono dalle stesse tre vigne del Classico e quando arrivano in cantina viene effettuata un’ulteriore selezione per questa chicca che esce solo nelle annate a cinque stelle. Vino di grandissima struttura e potenzialità di invecchiamento incredibile.
Dal bellissimo colore rosso rubino scuro, si apre su note più evolute al naso di frutta matura, vegetali ed ematiche.
Ricco, gentile e fresco è il suo sorso che risulta avvolgente con una speziatura leggermente piccante e con i suoi aromi di tabacco e liquirizia.

Vin Santo di Montepulciano Doc 2009
Eccellenza enologica è il Vin Santo, fatto in maniera tradizionale con le uve bianche di Malvasia del Chianti, Trebbiano Toscano e Pulcinculo (nome autoctono del Grechetto). Non è una vendemmia tardiva ma l’uva perfettamente matura, viene messa ad appassire sulle stuoie di canne per tre mesi dalla raccolta, quindi da settembre a fine dicembre, poi pigiata con i raspi. Il mosto va direttamente nei caratelli, dove c’è la “madre” (che ha 100 anni) poi sigillati, dove fermenta più volte e invecchia per almeno sette anni.
Una volta aperti – il 20% del liquido si perde per ossidazione – si fanno gli assaggi con il Cantiniere e si decidono i tagli per arrivare al risultato finale voluto.
È un vino che non è mai troppo dolce, con una parte secca importante, fatto come nella tradizione dai contadini che, nei tempi immemori, lo offrivano agli ospiti importanti.
Dal colore ambrato intenso fresco, rapisce il naso con i suoi sentori evidenti di fichi e prugne secche, miele di castagno, frutta essiccata (mela). Vellutato e intenso in bocca, regala un retrogusto gradevole di datteri. Strepitoso!

Vini degustati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sono un'Archivista Digitale nel campo editoriale, dedico la mia vita ai libri perché come dice Kafka "un libro rompe il mare ghiacciato che è dentro di noi". Così lo è anche il vino. Lui mi ha sempre convinto in qualsiasi occasione ed è per questo che dal 2018 sono una Sommelier Fisar, scrivo e racconto con passione sui miei canali e in varie testate giornalistiche la storia dei territori, gli aneddoti e il duro lavoro dei Produttori in vigna e in Cantina. Ho seguito un corso Arsial al Gambero Rosso Academy sulle eccellenze enogastronomiche del Lazio e presto servizio in varie eventi per il Consorzio Roma Doc e per il Consorzio Tutela Vini Maremma. Inserita con orgoglio in Commissione Crea Lab. Velletri come membro esterno per le degustazioni, sogno e aspiro a diventare con il tempo una vera giornalista.

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