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Shiraz australiani e Syrah siciliani, così vicini, così lontani

Il Syrah è uno dei vitigni internazionali, che grazie alla facile adattabilità, ha avuto la possibilità di essere coltivato senza grandi problemi in America, Europa, Africa (Sudafrica) ed Australia. In Italia diverse sono le regioni in cui viene coltivato, ma il maggior numero di ettari vitati a Syrah, è in Sicilia. Nell’isola mediterranea l’areale che dà i migliori risultati è quella nella parte fra le province di Palermo, Trapani ed Agrigento. Camporeale, è fra i paesi che dà dei Syrah in purezza veramente notevoli. In merito a questo per l’ultima edizione del Camporeale Day è stata fatta una degustazione con Shiraz australiani e Syrah siciliani. Giusto qualche dettaglio può dare qualche delucidazione su come la differenza inizi fin dalla vigna per poi continuare con il clima e proseguire nella lavorazione e concludersi assaggiando gli Shiraz dell’Australia (tenuto conto che è stato ribattezzato così) ed i Syrah della Sicilia. 40.000 sono gli ettari vitati a Shiraz in Australia, dove arriva al fine del 1800 e come detto prima diviene il vitigno più coltivato. Viene coltivato un po’ ovunque nei vari distretti, Australia occidentale, in quella meridionale, nel Queensland, nel Nuovo Galles del sud, Victoria. Il clima cambia a seconda della zona, in Australia occidentale è temperato, mentre nella zona sud (Queensland, Nuovo Galles del sud ed Australia meridionale) il clima è caldo, si tramuta in clima fresco nel distretto di Victoria. Ovviamente in Sicilia le cose cambiano, soprattutto per le superfici vitate a Syrah, che sono inferiori rispetto a quelle australiane, con quasi 5.000 ettari. Nella parte occidentale della Sicilia il clima è tendenzialmente temperato – caldo, ma pur sempre si tratta di un clima Mediterraneo, quindi tendenzialmente mite. Che la Sicilia sia la regione che abbia la maggioranza di vigneti coltivati a Syrah, testimonia come il vitigno abbia trovato le giuste caratteristiche per essere coltivato e produrre vini che possono esprimere le potenzialità dell’uva Syrah.

Ben otto (quattro australiani e quattro siciliani) i vini degustati per avere una cognizione di come il vitigno possa essere l’anello di congiunzione, ma allo stesso tempo come i terroir diano un’impronta indelebile dando vini che in alcuni casi siano per l’appunto agli estremi.

Ad aprire le danze è un vino siciliano, della zona di Camporeale, Fattorie Azzolino, produce un I. G. T. Terre Siciliane, Di’More 2017. Emerge dal calice la frutta surmatura, che vira alla confettura ed alla liquirizia ed accenni di floreale ed aromi di spezie. Sorso pieno e deciso (soprattutto per i tannini) e successivamente con un’acidità che si fa sentire. La lunghezza del sorso è dovuta soprattutto ai tannini fini e lunghi.

Lo Shiraz australiano è il Crofters Frankland River, Shiraz 2017 di Houghton Western Australia. Si tratta di uno degli Shiraz di punta dell’azienda. Le vigne sono dell’Australia occidentale (clima temperato). Note balsamiche (eucalipto), che fanno spazio alle note tipiche del vitigno (pepe). Aromi ficcanti. Grande piacevolezza al sorso, in cui si dimostra polposo e con una progressione e persistenza. Lungo e con una buona profondità del sorso. Buona l’integrazione del passaggio in legno (affina per 12 mesi in barrique di rovere francese).

Il terzo vino è siciliano, dell’Azienda Agricola Paoletti di Alcamo (TP), un Syrah, Altura 2017 D. O. C. Sicilia. Ci si sposta verso una parte più vicina al mare (circa una decina di chilometri) e questo fa sì che il vitigno ne risenta fornendo dei connotati diversi rispetto ad un vino prodotto nella zona di Camporeale. Frutta in primis con accenni di floreale e leggerissimi ricordi di chiodi di garofano e di zenzero, chiudendo con sentori di tufo di caffè. Tannini fini e lunghi. Lungo al sorso, spalla acida presente. Buona la persistenza.

Si ritorna in territorio australiano nella Barossa Valley, Australia meridionale (clima caldo), la cantina Peter Lehmann produce The Barossan Shiraz, il millesimo degustato è il 2017. Il fatto che i vigneti si trovino in una zona climaticamente calda, danno un vino con maggiore concentrazione rispetto ad uno Shiraz ottenuto da uve della zona occidentale australiana. Dal calice pervengono humus e carrubba, chiodi di garofano, note di finocchio selvatico, cardamomo e lievi accenni di erbe officinali. Potente al sorso, con le componenti dure bilanciate da quelle morbide. Di grande struttura che per certi versi rende la beva non di grande fluidità. Lungo.

Alessandro di Camporeale, M NR  L Vigna di Mandranova 2017, D. O. C. Sicilia, dà ampia rappresentatività del territorio di Camporeale e dei Syrah che si ottengono. Un vino elegante e con una beva agile e scattante. Si percepisce il pepe nero, nota di china, cardamomo ed una leggerissima nota di lime. Viene penalizzato dalla non perfetta corrispondenza gusto – olfattiva, ma allo stesso tempo tramite la sua verticalità e rotondità al sorso con un finale lievemente sapido riesce ad essere molto piacevole e per nulla stancante. Buona la persistenza.

Sempre dell’Australia meridionale, nella Mclaren Vale, è il sesto vino degustato, dove la Maxwell Wine produce lo Shiraz Silver Hammer. Il millesimo assaggiato è il 2017. Note balsamiche e di liquirizia, humus e leggera nota di pepe. La nota alcolica è quasi preponderante, superando le componenti dure, il che tradotto significa un po’ disarmonico. Di grande pienezza, ma il fatto di essere un po’ scomposto, lo rende con una beva che a lungo andare, diviene stancante. Lungo al sorso.

Tenuta Sallier de La Tour è una tenuta di Tasca d’Almerita, dove viene prodotto il Syrah denominato La Monaca, che prende il nome della vigna (coltivata solo a Syrah). Un’altitudine collinare ed un terreno sabbioso – argilloso, forniscono le giuste credenziali alle uve per ottenere un vino, La Monaca 2017 D. O. C. Monreale Rosso, di grande potenzialità. Un po’ irruento al naso, con frutti a bacca rossa, ma con un sentore di pepe ben presente e ben definito e ficcante. Pur avendo una gradazione alcolica notevole (15% vol.), riesce ad avere una beva piacevole e fluida, a testimonianza di come componenti morbide e dure, riescano ad avere un buon equilibrio. Una leggera sapidità chiude il sorso. Un Syrah veramente molto convincente.

L’ottavo ed ultimo vino è uno Shiraz, il che equivale Australia. Australia occidentale, nella Margaret River, dove vi sono le vigne della Cape Mantelle, di cui è stato assaggiato lo Shiraz 2017. C’è da puntualizzare che non è uno Shiraz in purezza, ma vi è un saldo del 3% di Grenache e del 2% di Viognier. Dal calice pervengono i profumi terziari, che in parte coprono gli aromi primari, per poi affiorare note balsamiche. La buona corrispondenza gusto – olfattiva, consiglia che fra qualche anno quando i terziari saranno mitigati e si integreranno con gli aromi primari, daranno un vino ricco e complesso. Lungo al sorso e con una buona progressione.
Con quattro Syrah siciliani e quattro Shiraz australiani, è stato possibile vedere varie sfaccettature di un vitigno che a seconda dei vari continenti di dove viene coltivato, riesce ad esprimere le proprie caratteristiche (vini corposi, con tannini decisi ed aromi inconfondibili) ed allo stesso tempo risentendo delle varie caratteristiche climatiche. Non si deve dimenticare la lavorazione enologica che poi alla fine dà il risultato finale. Ed a tal proposito è stato possibile denotare che se per i Syrah siciliani, viene data una certa “libertà” di espressione del vitigno, senza voler rimarcare il tutto con i terziari, per gli Shiraz australiani, viene data un’impronta più “decisa” con l’utilizzo di barrique che conferisce profumi terziari .

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, soffermandoci sulle sensazioni e sulle emozioni che può dare.

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