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Per la prima volta a Roma, l’azienda Montemercurio si presenta al pubblico: una degustazione del Vino Nobile di Montepulciano accompagnata da un’esclusiva verticale in formato Magnum

Nel corso della quindicesima edizione di Due Passi in Vigna, un evento di grande successo organizzato da Vinario4 presso i piani del Mercato Centrale della Stazione Termini, abbiamo preso parte a un incontro di degustazione con l’Azienda toscana Montemercurio di Montepulciano, che per la prima volta si è presentata al pubblico romano.

Montepulciano, rinomata per il celebre vino Nobile, è un territorio dalle dimensioni contenute, un piccolo angolo di Toscana abitato da 86 aziende vinicole, con una tradizione secolare legata alla viticoltura. Alcune cantine situate nel centro storico vantano oltre mille anni di attività, mentre altre, come questa, sono tra le più giovani. 

La zona è molto produttiva, specialmente nelle aree prossime alla valle, dove si concentra la maggior parte delle cantine, mentre Montemercurio sorge nella parte più alta, nei pressi della Pieve di San Biagio. L’area si distingue per la varietà delle esposizioni e per le diverse influenze climatiche, caratterizzate anche dalla costante presenza di venti che rendono Montepulciano una cittadina naturalmente ventilata.

L’Azienda affonda le sue radici in una tradizione di famiglia. È stata fondata nel 2007 dai due nipoti di Damo, un uomo umile e semplice, profondamente legato alla terra che produceva vino con dedizione, anche se non lo imbottigliava, ed era particolarmente rinomato per la qualità del suo vinsanto. Ancora oggi si racconta che ai suoi tempi fosse proprio lui a fare il vinsanto più buono. Purtroppo, è venuto a mancare nel 2006.

La famiglia, a questo punto, si è trovata di fronte a una scelta importante: vendere tutto, una soluzione certamente semplice dato che la zona è molto turistica e attira sempre investitori, oppure intraprendere un percorso enologico basato su tradizione e qualità. Si capisce chiaramente la scelta fatta.

Tutto ha avuto inizio con i pochi ettari di vigneto piantati dal nonno, che sono stati mantenuti intatti. Oggi da quelle stesse vigne, che superano i settant’anni di vita, si produce un vino di pregio che porta il suo nome “Damo”, realizzato esclusivamente nelle annate migliori e da una selezione accurata delle uve. Negli anni sono stati piantati altri 12 ettari di vigne da cui si ricava il Vino Nobile di Montepulciano DOCG che abbiamo avuto il piacere di degustare. Quando il Damo non viene prodotto, essendo il prodotto di punta della cantina, le sue uve vengono destinate alla produzione del Vino Nobile.

Si tratta di una realtà di piccole dimensioni, per la quale l’unico modo per distinguersi è rappresentare il territorio al meglio e puntare su standard qualitativi elevati, articolata in due nuclei principali. Il primo è il cuore produttivo, dove il vino viene vinificato e imbottigliato, che si trova a 450 metri sul livello del mare, con esposizione a sud-ovest e nelle immediate vicinanze della città, circondato da cipressi, ulivi e boschi. Il secondo nucleo invece ospita la casa per l’accoglienza, oltre agli spazi dedicati agli uffici.

Il nome Montemercurio trae ispirazione dalla storia antica. Durante l’epoca romana, a Montepulciano sorgeva un tempio dedicato al dio Mercurio, non solo messaggero degli dei, ma anche protettore dell’agricoltura e dei vigneti. È quindi logico che i Romani abbiano eretto un luogo di culto in suo onore, considerando l’importanza agricola della zona, rinomata per la fertilità delle sue terre. Oltre a richiamare le radici storiche del luogo, il nome evoca anche il celebre dipinto di Donato Creti, “Mercurio dona la mela a Paride”, riprodotto sulle etichette come ulteriore omaggio alla figura mitologica e al legame profondo con il passato.

In questo lembo di terra, il clima estivo è decisamente caldo, mentre durante l’inverno soffiano venti intensi generati dall’incrocio di Libeccio, Maestrale e Tramontana che contribuiscono a mantenere asciutte le viti, riducendo così la necessità di trattamenti, un aspetto particolarmente vantaggioso per l’agricoltura biologica. L’altitudine di circa 450 metri  dona freschezza ai vini, mentre il suolo argilloso, ricco di argilla rossa, è ideale per il Sangiovese. Questo terreno robusto causa un leggero stress idrico d’estate, spingendo le radici a scavare in profondità e conferendo ai vini complessità e aromi distintivi.

La città presenta una crescente percentuale di terreno tufaceo avvicinandosi al borgo, elemento che aggiunge una nota di salinità unica ai vini sia bianchi che rossi. È fondamentale che piova in inverno, poiché l’argilla agisce come una spugna: trattiene l’umidità e crea uno strato protettivo. Una carenza di piogge invernali può però seccare il terreno d’estate, creando difficoltà per la vite.

Per quanto riguarda la lavorazione, la raccolta delle uve avviene in due fasi distinte: inizialmente si vendemmia il Canaiolo Nero e successivamente il Sangiovese. Le due varietà vengono vinificate separatamente, seguendo un processo che prevede una macerazione a freddo pre-fermentativa e una fermentazione spontanea a temperatura controllata in contenitori di acciaio, per una durata compresa tra le due e le tre settimane. Al termine della fermentazione, la temperatura viene nuovamente abbassata per effettuare una seconda macerazione, finalizzata a massimizzare l’estrazione delle componenti desiderate. Durante questo processo non si eseguono numerosi rimontaggi, mantenendo così una concentrazione dei tannini equilibrata e graduale, grazie alle due macerazioni a freddo, prima e dopo la fermentazione.

Dopo queste fasi, si procede alla svinatura, utilizzando esclusivamente il mosto fiore. Il vino viene poi affinato per tre anni in grandi botti da 35 ettolitri che, essendo ormai vecchie (tra i 15 e i 20 anni), non trasferiscono aromi legnosi al prodotto finale ma contribuiscono principalmente a conferire al vino maggiore rotondità e morbidezza, senza influenzarne significativamente il profilo aromatico. Successivamente, si procede al blend tra il Canaiolo Nero e i diversi cloni di Sangiovese, seguito da un ulteriore affinamento di due anni in bottiglia.

La cantina produce annualmente circa 45.000 bottiglie nelle annate favorevoli, metà delle quali destinate al Vino Nobile. La produzione avviene esclusivamente con uve di proprietà e solo quando queste risultano sane e di qualità, dato che non vengono acquistate uve da terzi.

Prima di approdare alla verticale dedicata al Vino Nobile, la nostra degustazione è iniziata con un’interessante sorpresa: il Cadùceo Toscana IGT Bianco 2022.

In questa parte della Toscana, la tradizione del vino bianco non è particolarmente radicata, ma sono comunque coltivate diverse varietà di uve a bacca bianca, grazie alla rinomata produzione del Vinsanto. Dalle vecchie vigne del nonno, non solo si raccoglievano le uve bianche per creare questo prestigioso vino, ma è stato anche prodotto un bianco che utilizza lo stesso blend di uve, rispettando la tecnica tradizionale del “blend di vigna”. Parte delle uve proviene da queste antiche vigne, e parallelamente sono state impiantate nuove viti con le stesse varietà, tra cui il Pulcinculo, un nome curioso e regionale dato al Grechetto che ha la capacità qui di resistere alle alte temperature.

Le altre uve presenti includono il Canaiolo Bianco, il Trebbiano e la Malvasia, tutte varietà classiche toscane. Tra queste, il Canaiolo Bianco spicca per la sua rarità: è infatti rimasto confinato in poche aree, in particolare a Montepulciano ed ha  un profilo aromatico molto floreale, simile a quello del suo “fratello” a bacca nera, il Canaiolo Nero.

Il Cadùceo 2022 subisce una breve macerazione sulle bucce per tre giorni, dopodiché il mosto fermenta senza le bucce a temperatura controllata in contenitori d’acciaio. Successivamente, affina per un anno in anfore Clyver realizzate in grès, un materiale molto simile alla porcellana, seguito da un lungo riposo di due anni in bottiglia, che contribuisce a creare un profilo finale più equilibrato.

Dal colore giallo paglierino intenso, è un vino di medio corpo, con una gradazione alcolica di 13,5%. Non si tratta di un bianco “facile”, bensì di una proposta strutturata e avvolgente. I suoi profumi evocano note di mela, mandorla leggermente schiacciata, agrumi e spezie, con un delicato accenno affumicato. Al palato si presenta pieno e saporito, esibendo una piacevole salinità, una texture glicerica, una vivace freschezza e un’intensità che colpisce. Il finale è arricchito da una sottile sfumatura amarognola, caratteristica del Grechetto, che conferisce personalità. La sua struttura robusta e la marcata vena salina lo rendono ideale per accompagnare i pasti, trasportando chi lo degusta simbolicamente verso il mare.

Degustazione verticale del vino Nobile di Montepulciano DOCG “Messaggero” in versione Magnum, partendo dall’annata più antica fino a quella più recente

2012

Chiamato così perché rappresenta il vino simbolo dell’Azienda, il Messaggero è composto al 95% da Sangiovese, una varietà conosciuta localmente come Prugnolo Gentile, il cui nome deriva dalle note caratteristiche di frutta rossa, come la prugna, che emergono chiaramente in questo calice. Il restante 5% è rappresentato da Canaiolo Nero, un vitigno a bacca rossa particolarmente rilevante non tanto per arricchire la struttura, di cui il Sangiovese non sente la mancanza, quanto per donare delicate sfumature floreali e speziate. In purezza, il Canaiolo tende ad esprimere marcate note speziate e possiede una buona scorrevolezza al palato. Per questo motivo, viene utilizzato nel Nobile di Montepulciano per incrementarne le sfumature speziate e migliorare il suo equilibrio complessivo.

La vinificazione dei rossi segue una fermentazione spontanea, privilegiando metodi naturali con un controllo puntuale delle temperature. Questo accorgimento permette al vino di maturare in modo lineare e rispettare i tempi necessari per un affinamento ottimale, che avviene esclusivamente in grandi botti di rovere francese.

L’annata in questione è stata ricordata come eccezionale. L’inverno è stato ricco di riserve idriche, la primavera mite, mentre l’estate si è rivelata calda e seguita da una vendemmia asciutta. La temperatura media è risultata leggermente più bassa del consueto, una condizione che ha contribuito a portare in cantina uve di qualità eccellente.

Il colore è un rosso rubino con riflessi aranciati, mentre al naso emerge una speziatura raffinata e marcata che spicca più delle note fruttate. Si percepisce una caratteristica sfumatura leggermente selvatica, accompagnata da piacevoli sentori di cuoio. Nonostante l’età, il vino conserva una progressione gustativa notevole, una maturità, sorretta ancora dalla componente acida, che lo colloca probabilmente al culmine della sua espressività e fase evolutiva. Il palato rivela aromi di marasca, tannini ancora presenti e ben definiti, tabacco stagionato, frutta scura e delicate tonalità di tostature evolute. 

Il 2015 si è rivelato un anno decisamente più caldo rispetto al 2012, ma ha dimostrato di essere perfettamente bilanciato, con un andamento ideale. È una di quelle annate che promettono longevità, grazie al leggero aumento del contenuto alcolico tipico delle vendemmie più calde, che aiuta a preservarlo nel tempo. Il risultato è un vino che appare più giovane rispetto al calice precedente, con un colore meno tendente all’arancio e un frutto rosso croccante, più intenso e complesso. Il finale è avvolgente, caratterizzato da una piacevole nota amaricante e una spiccata vivacità speziata, con una punta piccante che ne amplifica la persistenza. Nonostante gli anni passati, rimane fresco e vigoroso, con tannini morbidi, mostrando una potenza ben bilanciata e una speziatura decisa, esaltata dal Canaiolo Nero che aggiunge percepibili sfumature di pepe nero alle note già presenti del Sangiovese. La sua espressività, profondità ed eleganza si fondono in un equilibrio sorprendente che lascia presagire un ottimo potenziale di invecchiamento. 

L’annata 2018 è stata caratterizzata da condizioni climatiche particolarmente umide, motivo per cui l’alcol si percepisce con una certa intensità. Si tratta di un vino robusto e di bella struttura. Tuttavia, non si può considerare un’annata da 5 stelle: l’azienda ha persino valutato di non produrre il Nobile, avendo subito perdite significative dei raccolti a causa della peronospora. 

Ciò nonostante, si rivela molto interessante, contraddistinto da note diverse e distintive come quelle di prugna, sul piano dell’invecchiamento, resta da vedere come evolverà; le alte temperature dell’annata hanno spinto l’alcolicità, ma si intuisce un potenziale che potrebbe esprimersi con il tempo. Al momento è ancora giovane, fresco ed esuberante, con delle affascinanti sfumature ematiche. Risulta più accessibile rispetto agli altri vini degustati, spesso dominati da una maggiore speziatura, ma senza tradire una struttura solida e ben costruita.

Dal punto di vista aromatico, regala un ventaglio complesso in cui spiccano note di caffè, liquirizia, cacao e un piacevole carattere balsamico. La componente fruttata rimane ben evidente, con la prugna che si presenta in modo incisivo e in primo piano. Nonostante scalpiti ancora per la gioventù, questo 2018 rivela un buon equilibrio tra freschezza e una complessità che inizierà a emergere con gli anni. Sebbene possa risultare leggermente meno persistente alla beva, mantiene comunque una spiccata personalità e qualità distintive.

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Sono un'Archivista Digitale nel campo editoriale, dedico la mia vita ai libri perché come dice Kafka "un libro rompe il mare ghiacciato che è dentro di noi". Così lo è anche il vino. Lui mi ha sempre convinto in qualsiasi occasione ed è per questo che dal 2018 sono una Sommelier Fisar, scrivo e racconto con passione sui miei canali e in varie testate giornalistiche la storia dei territori, gli aneddoti e il duro lavoro dei Produttori in vigna e in Cantina. Ho seguito un corso Arsial al Gambero Rosso Academy sulle eccellenze enogastronomiche del Lazio e presto servizio in varie eventi per il Consorzio Roma Doc e per il Consorzio Tutela Vini Maremma. Inserita con orgoglio in Commissione Crea Lab. Velletri come membro esterno per le degustazioni, sogno e aspiro a diventare con il tempo una vera giornalista.

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