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Modena Champagne Experience edizione 2023 ci mostra che il futuro dello Champagne sarà ancora più “dritto” per l’Italia

Anche quest’anno, il 15 ed il 16 di Ottobre, si è svolto un’evento imperdibile per avere una panoramica a 360 gradi sullo Champagne, in quella fascia di mercato che vede il prezzo oscillare tra i 50 e i 200 euro a scaffale.

Ci siamo così ritrovati nei locali fieristici al Modena Champagne Experience per l’edizione 2023, una manifestazione organizzata con il supporto dei maggiori importatori e distributori Italiani e delle maggiori Maison francesi, che annualmente muovono svariati milioni di bottiglie, con qualche estensione a produzioni di nicchia.

L’unicità dell’evento si basa nel trovare circa 140 produttori con circa 700 etichette, che si propongono, a quello che oggi è considerato il maggiore mercato per le bollicine francesi: l’Italia.

Il nostro mercato è diventato così importante per i produttori, da spingerli a ridurre i dosaggi a scapito di quella “cremosità ” da sempre ottenuta tramite l’accorto apporto della Liqueur, che da sempre ne è stata il segno di riconoscimento, per avvicinarsi ad un nuovo profilo di bollicina sempre più “affilato e sempre più apprezzato dalla nuova generazione di consumatori italiani.

Un nuovo stile quello dei Vigneron e delle Maison, dove sono principalmente i Blanc de Noirs ad interpretarlo al massimo delle potenzialità, a scapito dei Blanc de Blancs,  meno propensi ad assecondare questa nuova tendenza, con alcune eccezioni legate al terroir dove si trovano le vigne. Proprio per questo molti dei nostri migliori assaggi scaturiscono da Pinot Noir e Pinot Meunier  se consideriamo la nuova tendenza e allo Chardonnay quando strizziamo l’occhio al passato.

Abbiamo anche constatato che parecchi produttori, coscienti della nouvelle vague dello Champagne, si apprestavano a enumerare le minime quantità di milligrammi di zucchero non svolti, anziché esaltarne le qualità intrinseche e territoriali, quando ci si avvicinava ai loro banchi di assaggio.

Ma dobbiamo anche evidenziare che la presenza di migliaia le persone, malgrado un prezzo non proprio popolare del biglietto, mostrano il fascino generato da una bolla che nonostante il nuovo corso, tiene conto di una platea sempre molto numerosa. Inoltre annotiamo anche la presenza di un pubblico giovane che ci mostra un forte appeal sulle nuove leve di consumer che continueranno ad apportare slancio a questa  bollicina rappresentativa.

Abbiamo constatato anche la presenza di una Masterclass, dedicata all’annata 2008, che si svolgeva in parallelo all’evento, che, a parte l’eccezionalità dell’annata stessa considerata tra le migliori del secolo, ha permesso ai fortunati partecipanti di poter verificare in modo concreto la differenza tra due stili, infatti in essa ritroviamo una vinificazione “più classica”, pur se sorretta da un sorso che, quasi per ogni etichetta proposta, non ha eguali.

Noi abbiamo avuto modo di verificare l’eccezionalità di questo millesimo soltanto attraverso l’assaggio dello Champagne Henriot Cuvée Hemera 2008 che alla fine è risultato il nostro migliore assaggio. Prodotto con uve Chardonnay, provenienti dalla Côte des Blancs, ha saputo mostrarci freschezza, complessità e ricchezza ad ogni sorso.

 

Una conferma di un precedente assaggio è venuta dallo Champagne Palmer Grands Terroirs 2015 Brut. Un assemblaggio di Chardonnay (50%), Pinot Menieur (12%), Pinot Noir (38%). L’anno in più di bottiglia, rispetto al nostro precedente assaggio, gli ha donato ancora più raffinatezza, associando profumi agrumati a note burrose e speziate, per terminare in un accenno amaro estremamente intrigante.

 

Una citazione la merita lo Champagne Leclerc Briant Rosé Extra Brut, frutto di un assemblaggio di Chardonnay (93%) e Pinot Noir (7%), vinificato in rosso e un dosaggio di 3,5 grammi/litro, con un naso che spazia tra sentori di agrumi, frutti rossi e fragola, con un sorso incentrato su una buona acidità a cui si associa un perlage fine.

Molto interessante anche lo Champagne della Maison Devaux ultra D in versione magnum (55% Pinot nero – 45% Chardonnay), dove  grande struttura ed eleganza integrano mineralità e salinità in modo eccelso, con una chiusura su note iodate interessanti.

Si continua con la Champagne Olivier Pére et Fils Grand Vintage 2015 Brut

Assemblaggio di  25% Pinot Meunier, 50% Pinot Nero, 25% Chardonnay, prodotto solo nelle migliori annate e ben 5 anni sui lieviti, è la creazione di un piccolo recoltant-manipulant che oggi è arrivato a vendemmiare le uve dei suoi attuali 11 ettari di vigneti. Ci ha impressionato per la complessità di beva.

 

 

Altro Champagne che ci ha colpito è il Blanc de Noir 2016 da Pinot Meunier in purezza di Jean Michel dove la “durezza” iniziale deriva dalla ricchezza minerale dei vigneti.

Continuiamo con lo Champagne Brut Nature 2016 Grand Cru (90% Pinot Nero – 10% Chardonnay) di Georges Vesselle, ben 5 anni di affinamento sui lieviti, che si propone equilibrato ed elegante sin dal primo sorso, con note minerali che anticipano profumi fruttati con evidenti note di pera e prugna. Grande freschezza associata ad una buona struttura.

 

Terminiamo le nostre citazioni con lo Champagne Apollonis Michel Loriot Monodie Meunier Vieilles Vignes 2013 Extra Brut. Un Pinot Meunier in purezza che proviene dalle vigne di 65 anni dell’azienda, Ricco e piacevole allo stesso tempo, caratterizzato da profumi di frutta gialla a cui si accompagnano note floreali, al palato unisce alla freschezza un perlage fine e cremoso.

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