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MICHTER’S: un nome di culto nel mondo dell’American Whiskey e uno dei marchi più amati tra i whisky lovers del nostro paese

La parola Whisky evoca inevitabilmente, sia nel neofita che nel più appassionato whisky lover, la Scozia, con i suoi single malt torbati delle isole o quelli finemente fruttati dello Speyside; ma esiste un’altra (grande) parte del mondo, sull’altra sponda dell’Atlantico, in cui il whisky si fa (e si beve) in modo diverso: mi riferisco all’American Whiskey (whiskey e non whisky, così gli americani usano chiamare il loro whisky), il cui cuore produttivo si trova nella regione continentale centro-orientale degli Stati Uniti, in particolare in Kentucky, Tennessee e Indiana. Infatti il 99% del whisky americano è prodotto da 13 grandi distillerie industriali di cui dieci si trovano in Kentucky, due nel Tennessee e una nell’Indiana.
Ed è a Louisville, nel Kentucky, che si trova la Michter’s Distillery. Il brand Michter’s rappresenta un’eredità storica che risale alla fondazione di una delle prime aziende americane di whisky. Inizialmente conosciuta con il nome Shenk’s, successivamente come Bomberg’s e in ultimo come Michter’s, la distilleria fu fondata da John Shenk, un agricoltore svizzero, a Schaefferstown in Pennsylvania nel 1753. Poi la distilleria, tra crisi e chiusure varie, ebbe diversi proprietari e uno di questi, Lou Forman, creò negli anni ‘50 il marchio Michter’s unendo i nomi dei suoi due figli Michael e Peter.

Joseph J. Magliocco presidente della Michter’s Distillery

 

Il 1989 segnò un periodo di profonda crisi in America per tutto il mercato del whisky e la distilleria – i cui prodotti nel frattempo avevano conquistato l’entusiasmo degli amanti dell’American Whiskey – chiuse nuovamente, cadendo nel dimenticatoio, fino a quando negli anni ’90, due veri whisky lover’s, Joseph J. Magliocco e il suo consulente Richard “Dick” Newman si unirono per resuscitare il marchio Michter’s. I due però non erano solo appassionati, ma potevano vantare anni di esperienza nel mondo del whisky. Joseph Magliocco era un esperto “rivenditore” di marchi e distributore di whisky, mentre Richard Newman aveva gestito alcune tra le più importanti distillerie americane (come la Wild Turkey). Decisero quindi di far risorgere il brand Michter’s nel Kentucky, nel cuore della moderna industria americana del whisky, per garantire l’accesso ai migliori talenti e risorse disponibili nel settore del whisky.

La colonna dell’alambicco di distillazione a Shively (Louisville, Kentucky). È alta 14 metri, tutta in rame.

 

Oggi, Michter’s è gestita dalla famiglia Magliocco (Joseph, il presidente e suo figlio Matt il vice presidente), coadiuvata da un dream team che annovera alcuni dei personaggi che hanno fatto la storia del whisky americano come Willie Pratt (Master Distiller Emeritus, conosciuto come il signor no perché non era mai soddisfatto del livello qualitativo raggiunto) o Pam Heilmann (Master Distiller Emerita: prima donna dal proibizionismo a servire come Master Distiller in una distilleria della Kentucky Distillers Association).  Dan Mc Kee è l’attuale Master Distiller, che Ms. Heilmann ha prima chiamato e poi opportunamente “formato” alla Michter’s.

Michter’s ha tre sedi nel Kentucky: una distilleria di oltre 7.000 mq a Shively (Louisville), una più piccola e storica a Fort Nelson (Louisville) e poi possiede una fattoria a Springfield (Kentucky) con 145 acri di terreno agricolo.  Pur avendo costruito una grande distilleria, alla Michter’s continuano a seguire il principio fondatore della loro azienda, senza cedere a compromessi al ribasso, ovvero la ricerca della qualità ad ogni costo e nonostante i costi: il loro motto è “cost be damned!”. E questo principio lo hanno applicato con precisione metodica ad ogni fase della filiera produttiva: ad esempio nella loro fattoria di Springfield coltivano i cereali che utilizzeranno per gran parte della produzione del loro whisky; si fabbricano da soli anche le botti che conterranno il distillato.

Le coltivazioni del mais e altri cereali nella fattoria di Springfield nel Kentucky

 

Insomma, hanno realizzato una reale farm-distillery, dalla coltivazione del cereale fino alla bottiglia; un processo pressoché unico nel panorama delle distillerie americane. Il livello qualitativo del whisky che producono è paragonabile a quello che si può raggiungere nelle (migliori) distillerie artigianali. Questo spiega come Michter’s in pochi anni sia diventato un brand di culto nel mondo dell’American Whiskey. Partiti con l’obiettivo di rifornire i whisky bar, dove il distillato si usa soprattutto in miscelazione nei cocktail, il loro whisky è diventato un prodotto da degustazione in “solitaria”, da bere liscio come i grandi scotch whisky.

Descriviamo di seguito le degustazioni di tre prodotti della gamma classica Michter’s denominata US*1.


Michter’s US*1 Kentucky Straight Rye – single barrel. Alcol 42,4%. Prodotto secondo la ricetta originale della famiglia Shenk, ogni bottiglia di questo whisky proviene da una singola botte, non è una miscela di whisky provenienti da più botti della stessa distilleria, come nella maggioranza dei casi. Ogni botte contiene circa 240 bottiglie, che diventano un prodotto unico, con varietà di gusto e profumi non più ripetibili. Questa scelta implica che deve esserci un alto livello qualitativo di ogni singola botte utilizzata a questo scopo. Nelle produzioni “standard” invece, diverse centinaia di barili di una distilleria vengono miscelati insieme (ottenendo un cosiddetto “batch”) con l’obiettivo di ottenere, per tutte le bottiglie prodotte, un whisky con carattere e gusto uniformi nel tempo: ovvero definire lo “stile” di quel whisky.
Colore ambrato. Sentori speziati (sesamo, noce moscata), di agrume, cereale, caramella mou, biscotti al burro, fieno e note di legno stagionato. Al gusto è scorrevole, oleoso, con aromi di miele di castagno, sherry e frutta secca. Il finale è piccante (pepe bianco), molto pulito e persistente. Un whisky “leggero”, di grande bevibilità.


Michter’s US*1 Kentucky Straight Bourbon – small batch. Alcol 45,7%. Le bottiglie di questo whisky provengono tutte da uno “small batch”, cioè da un blending risultante dalla miscelazione di un piccolo lotto di botti di whisky della stessa distilleria (ventiquattro barili al massimo e non centinaia, come nelle produzioni standard). Più il batch è piccolo meno barili da miscelare si utilizzano, più difficile diventa ottenere un prodotto finale di qualità, e quindi maggiore deve essere il livello qualitativo del distillato prodotto e delle botti impiegate.
Colore ambrato scuro. Profumi floreali (gelsomino), di agrume (scorza di limone), di prugna, vaniglia, mais, caramello, albicocca matura e note di legno vergine. Nel palato emerge subito il dolce (melassa, miele millefiori), seguono aromi di frutta scura macerata (prugna, amarena, uva passa), spezie (noce moscata, anice) e liquirizia. Finale piccante (peperoncino) con una sensibile impronta alcolica/estrattiva che evidenzia gli aromi derivati dal processo di “charring” delle botti: zucchero bruciato e vaniglia. Uno dei migliori esempi di “bourbon whiskey”.


Michter’s US*1 Original Sour Mash – small batch. Alcol 43%. Frutto di una miscela di cereali – segale, mais e malto – deve il suo nome al “Sour Mash”, il liquido derivato dal processo di fermentazione dei cereali usati per fare il whisky, una specie di lievito madre che viene riutilizzato per innescare le successive fermentazioni dando anche omogeneità ai composti aromatici del fermentato.
Colore ambra chiaro. All’olfatto emergono inizialmente nuance dolci di frutta candita (ciliegia), miele e vaniglia, seguiti poi da note di lievito ed infine da toni speziati (cannella, pepe), sfumature tostate, affumicate e di zucchero bruciato. In bocca ha un ingresso morbido, con note burrose, seguite da ciliegia sotto spirito, uvetta, miele; chiude con un retrogusto amaricante di china e vermouth e una nota alcolica e speziata. Dal lato gustativo è un whisky “ibrido”: inizia con gli aromi dolci del Bourbon, finisce con la speziatura del Rye.

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Sono un appassionato del mondo del vino, mi piacciono i profumi e i sapori che ogni bottiglia di vino racchiude, le sensazioni e le emozioni che trasmette e che ognuno può interpretare in base alle proprie percezioni sensoriali. Ho frequentato diversi corsi di degustazione sul vino in ambito AIS, Slow Food, Gambero Rosso, Enotime; ho preso il diploma di sommelier AIS nel 2001. La passione per il vino mi ha indotto a svilupparne altre, in particolare per l’Olio: ho acquisito il diploma di sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO nel 2007 e quello di assaggiatore dell’olio vergine di oliva dell’UMAO nel 2014. Mi piacciono molto anche i distillati, in particolare la grande varietà e specificità del mondo del whisky. Ho collaborato per l’edizione 2018 con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso e collaboro con la “Guida Flos Olei“ di Marco Oreggia. Sulla testata Vinodabere mi occupo di Vino, Olio e Distillati; inoltre collaboro con le testate www.lucianopignataro.it ed Epulae.

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