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Alessandro di Camporeale, bianchi da vitigni autoctoni e rossi da uve internazionali

Il territorio della provincia di Palermo ha il grande merito di dare espressività ad una notevole varietà di vitigni che spaziano dagli autoctoni (Catarratto, Grillo, Perricone, Nero d’Avola, etc.) agli internazionali (Syrah, Sauvignon Blanc ed a altri). Il terroir ed i vari disciplinari (D. O. C. Contessa Entellina, D. O. C. Monreale, D. O. C. Alcamo, D. O. C. Salaparuta, etc.), sono stati senza ombra di dubbio un valido supporto per impiantare tipologie di uva non autoctone (basti pensare che il disciplinare della D. O. C. Contessa Entellina prevede una percentuale fra Nero d’Avola e/o Syrah di almeno il 50%, oppure la D. O. C. Monreale che nell’ultima modifica prevede l’utilizzo di tre autoctoni quali Cataratto, Insolia, Perricone ed un internazionale, il Syrah). Oltre alle mode che negli anni passati hanno dato ampio spazio all’impianto di vitigni internazionali, poiché i vini erano molto richiesti dal consumatore. Camporeale è un paese della provincia di Palermo, che ricade nell’areale della D. O. C. Monreale e l’azienda visitata ultimamente Alessandro di Camporeale, fonda le sue basi su uve facenti parte della D. O. C. Monreale e per l’appunto su vini che rispecchiano la rivisitazione del disciplinare.

L’azienda è a conduzione familiare, a partire dal marketing per passare all’enoturismo e all’amministrazione, fino alla parte dell’enologia. Benedetto è l’enologo che si occupa dei vari vigneti, sia a Camporeale, sia sull’Etna (Generazione Alessandro è l’azienda ed i vigneti che si trovano nel versante nord – nord est del vulcano a Linguaglossa), Anna si occupa dell’enoturismo e dell’amministrazione e l’altro cugino Benedetto è il marketing manager dell’azienda. La famiglia è nel mondo vitivinicolo da quattro generazioni e come succede a tanti, sono passati dall’essere fornitori di uve per alcune cantine, a produrre in proprio. A fine degli anni ’90, si inizia a costruire la cantina, che è stata ampliata altre due volte, giusto per seguire di pari passo i quantitativi di bottiglie prodotte. Sono vent’anni che l’azienda ha iniziato la fase produttiva e dai quaranta ettari vitati attualnmente si ha una produzione annua di 270.000 bottiglie. I vigneti si trovano nelle vicinanze di Camporeale e sono contigui, tranne qualche parcella che si trova ad una distanza di circa 5 chilometri.

Entrando nella proprietà, il viale alberato fa sembrare per certi versi di essere in Toscana. Anna da padrona di casa accoglie e dà le delucidazioni delle scelte aziendali, sui progetti futuri e sull’itinerario da fare per la visita in cantina. Riguardo alle scelte aziendali, ci viene precisato che vengono prodotti solo vini monovarietali, in modo da fare esprimere la propria identità ad ogni vitigno. Tra i progetti futuri c’è l’intenzione di acquistare terreni fra Salemi e Marsala, al fine di iniziare a produrre Perricone. Continuando il percorso, Anna mostra le riserve dei loro vini, che purtroppo per certe annate sono veramente poche bottiglie. Avvicinandosi la parte riguardante l’assaggio dei vini, un vanto ed una particolarità dell’azienda ai fini produttivi è quello di avere impiantato tre cloni di Catarratto, il Comune, il Lucido e l’Extra Lucido, ed ognuno di questi viene utilizzato a seconda del vino che deve essere prodotto. Le uve a bacca bianca vengono lavorate in assenza di ossigeno mediante l’utilizzo di azoto, al fine di ridurre ai minimi i quantitativi di solfiti e per evitare quanto più possibile il processo di ossidazione. Fra l’altro l’iper – riduzione bene si adatta per i vitigni aromatici e semi – aromatici (Catarratto e Sauvignon Blanc). I vini degustati sono stati uno spumante, due annate del Catarratto e due Syrah.

Lo spumante è un Extra Brut millesimo 2016 D. O. C. Sicilia, ottenuto da Catarratto Extra Lucido spumantizzato mediante metodo classico. Sosta trentasei mesi sui lieviti. È la novità dell’azienda poichè è stato messo in commercio da qualche mese. Ha un perlage persistente. Si percepiscono sentori agrumati e torbati, lievi accenni floreali e di zafferano. Fresco e scattante alla beva, con una buona corrispondenza gusto – olfattiva. Mostra freschezza e rotondità di beva.

Dallo spumante si passa al vino “fermo”. Stesso vitigno (Catarratto Extra Lucido), stessa vigna (Mandranova). Il Catarratto – Vigna di Mandranova 2018 D. O. C. Sicilia (che ultimamente ha ricevuto i 3 bicchieri dal Gambero Rosso). I profumi sono  quelli tipici del vitigno cui si aggiungono sentori di pompelmo rosa, mentuccia, note speziate e ricordi floreali.  Al sorso è verticale con una freschezza che gli dona struttura e non lo rende stancante. Persistenza buona. Si ha la possibilità di assaggiare dello stesso vino il millesimo 2016. Due anni in più che fanno la differenza. Sentori di erba secca, accenni di idrocarburo, mandorla con un finale di rosa bianca appassita. Sorso strutturato, ma ben bilanciato con una scia salina che chiude l’assaggio. Persistenza ottima.

Per i rossi si passa al vitigno internazionale che nella D. O. C. Monreale è il re incontrastato, il Syrah. Nell’areale della D. O. C. Monreale il Syrah ha sempre dato buoni risultati, trovando un terroir idoneo per esaltarne le sue caratteristiche. Il Kaid Syrah (visto che c’è anche il Kaid Sauvignon Blanc) è quasi sicuramente il vino più conosciuto dell’azienda Alessandro di Camporeale, probabilmente perchè è stato il primo vino ad essere stato prodotto. La produzione inizia nell’anno 2000 in cui vengono prodotte 14.000 bottiglie. Le uve utilizzate per produrre il Kaid, provengono da tre parcelle diverse ed a loro volta vengono fatte vinificare separatamente, per poi essere assemblate nella fase di affinamento. Kaid 2017 – Syrah D. O. C. Sicilia ha un corredo aromatico di note fruttate (mora, prugna), accenni di pepe, lievi ricordi di uva sultanina. Trama tannica ben definita, messa in risalto dalla spalla acida. Equilibrato e suadente, ricco e di personalità.


Si conclude con il Syrah CRU, il M NR L 2016 (100% Syrah) D. O. C. Sicilia. Si sentono profumi eleganti, con una nota chinata e sentori di chiodi di garofano, grafite e pepe. Di carattere alla beva, con una personalità molto marcata. Le varie componenti sono ben amalgamate e ben equilibrate. Sorso appagante, con una persistenza notevole. Il nome apparentemente strano (mancano le vocali per formare MoNReaLe) è dovuto al fatto che quando è stato prodotto (2016) la D. O. C. era ancora in fase di modifica e pertanto ancora non definitiva.

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, perché il vino non va bevuto! Il vino va degustato!!

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