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Alto Adige – Nama, la luminosità dello Chardonnay secondo Nals Margreid – Sette annate a confronto

La Cantina Nals Margreid è una delle realtà cooperative più interessanti dell’Alto Adige. La sua storia unisce una lunga tradizione vitivinicola, il lavoro dei viticoltori locali e una moderna visione enologica. Le sue origini risalgono al 1063, quando alcuni documenti storici attestano l’acquisto di terreni vitati da parte del vescovo Ebriko di Augusta. La cantina trova poi la propria concreta espressione nel Novecento, con la fusione di due cooperative nel 1985, dando vita alla realtà che conosciamo oggi.

Attualmente la cooperativa riunisce circa 138 famiglie di viticoltori, con vigneti distribuiti in 14 diverse zone, ad altitudini comprese tra i 200 e i 900 metri e una superficie vitata complessiva di circa 160 ettari.

I vigneti si estendono da Nalles, nella Valle dell’Adige, fino a Magrè, nella Bassa Atesina. Questa distribuzione consente di lavorare con terreni, microclimi ed esposizioni molto differenti.

La particolarità di Nals Margreid risiede proprio nella capacità di raccontare, attraverso i propri vini, due anime climatiche e territoriali dell’Alto Adige: quella alpina di Nalles e quella mediterranea di Magrè.

Nalles si trova nella Valle dell’Adige, a nord di Bolzano, in un ambiente caratterizzato dalla vicinanza delle montagne. Il clima è prevalentemente alpino-continentale, con influenze submediterranee e significative escursioni termiche tra il giorno e la notte. I terreni presentano una composizione eterogenea, con depositi morenici, ghiaie calcaree, porfido, gneiss, mica e ardesia.

Magrè si trova invece nella Bassa Atesina, nella parte meridionale dell’Alto Adige, dove il paesaggio si apre e il clima assume caratteristiche decisamente mediterranee. Importante è l’influenza dell’Ora, il vento pomeridiano proveniente dal Lago di Garda. Qui i terreni sono caratterizzati da ghiaie calcaree bianche e da una buona presenza di humus. È proprio in quest’area che vengono coltivate le uve destinate alla produzione di Nama.

Nama, l’ambizione di un grande Chardonnay

Nama di Nals Margreid è uno dei vini bianchi più prestigiosi della cantina. Si tratta di uno Chardonnay di grande personalità, nato da un progetto ambizioso: dimostrare che anche l’Alto Adige può produrre grandi bianchi da invecchiamento, capaci di confrontarsi con i migliori Chardonnay internazionali.

Il nome deriva dall’unione delle prime lettere dei nomi tedeschi dei due territori: Nals (Nalles) e Margreid (Magrè). Il progetto prende forma nel 2016, dopo un percorso di ricerca e sperimentazione voluto dalla direzione della cantina e dall’enologo Harald Schraffl.

L’esposizione sud e sud-est, il clima e le caratteristiche dei terreni rappresentano elementi fondamentali per la maturazione delle uve. Queste condizioni permettono di ottenere una buona maturità aromatica, preservando al contempo freschezza e acidità.

Nama si distingue per una lavorazione particolarmente curata: raccolta manuale e attenta selezione delle uve, fermentazione in piccole botti di rovere e affinamento in legno per circa 15-18 mesi, a seconda dell’annata, seguito da una maturazione in acciaio e in bottiglia.

L’enologo Harald Schraffl considera il legno uno strumento per conferire complessità e struttura al vino, senza tuttavia coprire l’identità dello Chardonnay e del territorio.

La verticale: sette annate a confronto

Durante la masterclass condotta da Cristina Mercuri, attraverso una verticale di sette annate, è emersa una domanda interessante: che cosa significa creare un vino iconico come Nama per una cantina come Nals Margreid?

Una degustazione che permette di osservare l’evoluzione dello stile produttivo, ma anche di comprendere quanto le diverse annate possano incidere sull’espressione di questo Chardonnay.

Verticale di Nama Alto Adige DOC: 2016, 2018, 2019, 2020, 2021, 2022 e 2023

2016


La prima annata in degustazione presenta un assemblaggio a maggioranza Chardonnay, completato dal 9% di Pinot Bianco e dal 6% di Sauvignon Blanc. La fermentazione avviene in legno per 18 mesi, seguita da un affinamento in acciaio di 12 mesi.

Nel calice emergono sentori di zafferano, richiami ai fiori bianchi, all’arancia e al fico. È un vino sapido, con una componente alcolica leggermente evidente e un lungo finale minerale.

2018

Anche nel 2018 troviamo un assemblaggio, seppure con percentuali ancora inferiori di Pinot Bianco e Sauvignon Blanc. L’affinamento in acciaio viene invece ridotto a nove mesi.

Il legno si manifesta con evidenza, ma con grande qualità ed eleganza, accompagnato da note di sambuco e frutta gialla. Un vino di grande materia e lunghezza, con richiami alla nocciola e una raffinata eleganza.

2019

A partire da questa annata Nama diventa un 100% Chardonnay con una vinificazione che prevede 18 mesi di permanenza in legno, nove mesi di affinamento in acciaio e un ulteriore anno di maturazione in bottiglia.

Nel calice si evidenziano soprattutto sapidità e freschezza, accompagnate da una lunga persistenza iodata e minerale. L’impatto del legno è delicato e molto elegante, contribuendo a rendere il sorso succoso. Un calice davvero sorprendente.

2020

L’annata 2020 esprime una buona maturità del frutto e del vino, pur mantenendo una componente sapida. Si tratta di un buon vino, ma meno persistente ed espressivo rispetto alle altre annate della degustazione. Una personalità che appare, per certi versi, un po’ adagiata.

2021

Nel 2021 emerge un’ottima potenza espressiva, accompagnata però da un tenore alcolico non del tutto equilibrato. Il finale è molto lungo e caratterizzato da una marcata nota di nocciola.

2022

La 2022 si colloca tra le migliori annate di questa verticale. A convincere è soprattutto l’equilibrio intrigante tra le sensazioni gliceriche e la componente sapida, sostenuto da un’ottima struttura e da una bella freschezza.

Il finale è lungo e si sviluppa su richiami alle erbe officinali e alla frutta secca. Un insieme di sensazioni davvero intrigante e piacevole.

2023

L’annata più giovane della degustazione mostra un equilibrio non ancora perfettamente definito, condizionato da una componente alcolica esuberante. Non mancano una buona freschezza e una sapidità corretta, ma nel calice si avverte ancora una presenza marcata del legno, accompagnata da una nota affumicata.

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Nata in mezzo alla vigna, cresciuta con la passione per la scrittura e la curiosità di scoprire ogni aspetto e ogni peculiarità dei vini. Veneta d'origine, trapiantata da quasi diciotto anni in Lombardia tra vino e cibo. Ho scritto per una guida gastronomica locale e per la rivista "Vini e Cucina Bresciana". Il vino non manca mai nella mia quotidianità e penso che sia arte di condivisione e passione. Sui miei canali social tratto di ogni aspetto enogastronomico che mi appassiona e che trovo affine al mio modo di percepire queste realtà.

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