Si è conclusa lunedì 2 novembre l’edizione 2026 di Golosaria Milano, tenutasi presso Fiera Milano Rho. Per quest’anno, Paolo Massobrio e Marco Gatti avevano pensato a un vero e proprio pot-pourri di stand, proposte ed esperienze.
L’area Food è stata il cuore del mercato, con oltre 200 produttori artigianali di altissima qualità provenienti da tutta Italia, tra salumi, formaggi, dolci, conserve, oli e farine.
Per gli amanti del vino, l’area Wine & Enoteca ha ospitato 100 cantine selezionate direttamente dai giornalisti de ilGolosario. A queste si è affiancata la grande Enoteca di Golosaria, un banco di degustazione con ben 200 etichette straordinarie e un ricco calendario di masterclass.
A deliziare i palati anche uno spazio dedicato allo street food di qualità, con dieci realtà itineranti che reinterpretano i grandi classici della tradizione gastronomica italiana, dai tortellini torinesi agli hamburger romani. L’area Agorà ha ospitato talk istituzionali, show cooking con chef d’eccezione e le tanto attese premiazioni nazionali. Non è mancata nemmeno una proposta dedicata ai bambini: “Piccoli Buongustai” ha offerto laboratori ed esperienze pensati proprio per i più piccoli, chissà, possibili futuri degustatori.
Rilevante anche la presenza della Regione Lombardia, affiancata da Calabria, con un focus sulla biodiversità, Liguria e Sicilia, quest’ultima con lo spazio Mediterrania Expo.
Non da meno i Premi Top Hundred 2026, con la storica proclamazione dei 100 migliori vini d’Italia dell’anno e dei Top Hundred Storici, oltre ai riconoscimenti dedicati all’enoturismo con ilGolosario Wine Tour. Tra le premiazioni, particolare rilievo hanno avuto quelle dei Campioni del Golosario 2027, ovvero gli artigiani citati nel bestseller IlGolosario che meglio interpretano il tema di quest’anno. Spazio anche ai riconoscimenti per le Migliori Pasticcerie, le Migliori Botteghe del Formaggio e le Boutique del Gusto, le Migliori Salumerie, Macellerie e Gastronomie, le Migliori Enoteche, le Migliori Gelaterie e le Migliori Panetterie.
Mentre nel giorno di chiusura sono stati premiati i vari ristoranti da tutta Italia. Con quali criteri vengono selezionate le attività? È Paolo Massobrio, fondatore di Golosaria, a spiegarlo: «Mettiamo sullo stesso piano il gourmet e la trattoria, il bistrot e la pizzeria, fino all’agriturismo. Tutti possono ambire alla corona radiosa, il massimo riconoscimento: ogni piatto assaggiato era perfetto. E chi l’ha detto che dev’essere perfetto solo il fine dining? Il parametro è il rapporto qualità-soddisfazione, e il prezzo conta. Per questo molti stellati gridati appaiono con una riga sola, nella rubrica “Sapete che ci sono”, mentre siamo felici quando troviamo un locale buono, di solito sempre pieno, che accoglie anche i giovani con meno capacità di spesa. Da Bassano a Madignano, nel Cremasco, per esempio».
Per tre giorni Golosaria ha portato il meglio del gusto italiano in un unico luogo: tra formaggi freschi e stagionati (come il gorgonzola piccante, i formaggi campani, gli erborinati e non); affettati da sciogliersi in bocca (come il culatello, la ’nduja, l’oca). E ancora mieli, caramelle, marmellate, distillati, succhi, prodotti da forno e lievitati (come pandoro, panettone, taralli, pani e biscotti), frutta e verdure “nude e crude” valorizzate per la loro eccelsa qualità (come la pasta al pistacchio, la frutta secca, gli amari e gin a base di fichi, i vari peperoncini) e tante altre. A completare questo ricco percorso attraverso i sapori della penisola, una selezione di vini provenienti da ogni angolo d’Italia, dal Nord al Sud, da Est a Ovest.
Golosaria ha così racchiuso in un unico spazio le tante anime e sfaccettature dell’enogastronomia italiana, offrendo a tutti l’opportunità di scoprirne e apprezzarne l’incredibile varietà.
Ma dov’è iniziato tutto? Paolo Massobrio ricorda: «Palazzo Mezzanotte, 2006. Letizia Moratti, allora sindaco, doveva aprire la manifestazione e non riuscì a entrare in sala per la folla in fila. Sul palco c’erano Vissani, Bottura, Cracco e Scabin: fummo tra i primi a coinvolgere l’alta cucina. Poi abbiamo spostato l’attenzione dagli chef più blasonati ai prodotti, alle materie prime, al vino. Da lì Golosaria è cresciuta: espositori, pubblico, ma soprattutto qualità della proposta. Lo testimonia il libro che l’ha ispirata, il Golosario, che cresce da 28 anni».
Golosaria 2026 si è chiusa dunque nel segno della qualità, della tradizione e della capacità di guardare al futuro, ma anche con una nota di profonda tristezza per la scomparsa, proprio nella giornata conclusiva della manifestazione, di Nadia Santini. Prima chef donna italiana a conquistare le tre stelle Michelin con il ristorante Dal Pescatore, Santini lascia un’eredità importante nella storia della gastronomia italiana e un esempio di passione, dedizione e rispetto per la cucina. Un addio che rende questa giornata ancora più significativa per tutto il mondo della ristorazione.
Nata in mezzo alla vigna, cresciuta con la passione per la scrittura e la curiosità di scoprire ogni aspetto e ogni peculiarità dei vini. Veneta d'origine, trapiantata da quasi diciotto anni in Lombardia tra vino e cibo. Ho scritto per una guida gastronomica locale e per la rivista "Vini e Cucina Bresciana". Il vino non manca mai nella mia quotidianità e penso che sia arte di condivisione e passione. Sui miei canali social tratto di ogni aspetto enogastronomico che mi appassiona e che trovo affine al mio modo di percepire queste realtà.
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