Nonostante la giornata si presenti leggermente nuvolosa, scendere dal passo dall’Aprica – tra tornanti e boschi – e poi trovarsi di fronte a onde di terrazzamenti di vigne eroiche, rappresenta ogni volta un quadro intrigante.
La mia meta è una cantina storica, a conduzione famigliare, i cui vini conosco già bene ma che, tra distanza e impegni, non ho ancora avuto il piacere di bere direttamente in cantina. Ammetto che sono emozionata, quasi incredula. Erano anni che volevo varcare la soglia di questa realtà e finalmente ci sto riuscendo.
Ancora pochi chilometri e sono arrivata. La strada che sto percorrendo divide la vallata: un fazzoletto immenso di boschi incontaminati sul versante est mentre, verso ovest, un infinito e poetico mare di vigneti incastonati sulla montagna.
Svolto a destra, la strada residenziale è chiusa e circondata da alcune case. Termina con la mia meta. Varco la soglia della proprietà e lo sguardo si incanta di fronte ai terrazzamenti di Nebbiolo in piena maturazione. Sono finalmente arrivata da Arpepe e oggi, 21 settembre 2026, inizia la loro vendemmia proprio da qui, nella sottozona Grumello.
Arpepe, fondata nel 1984 da Arturo Pelizzatti Perego, è una cantina iconica della Valtellina che affonda le radici nella storia vinicola familiare sin dal 1860. Conosciuta per la sua esaltazione del Nebbiolo (localmente chiamato Chiavennasca) con lunghi affinamenti in botte, l’azienda è oggi guidata dai tre figli di Arturo con passione e calore.
Dopo la vendita del marchio di famiglia “Pelizzatti” negli anni ’70, Arturo Pelizzatti Perego decide nel 1984 di ripartire con l’acronimo AR.PE.PE. (ARturo PElizzatti PErego) e di ridare a quel territorio il meritato valore. Questo fino al 2004, anno in cui avviene l’ultimo rebranding diventando ARPEPE.
Fin da quel momento si caratterizza per una filosofia precisa: maturare i vini per anni, ben oltre i minimi del disciplinare, privilegiando eleganza e longevità e rispettando le peculiarità del Nebbiolo. Cardine che anche i tre figli -Isabella, Emanuele e Guido- portano avanti dal 2004, consolidandola come punto di riferimento mondiale per il Nebbiolo di montagna.
La cantina ipogea è letteralmente scavata dentro la montagna e il tetto della stessa accoglie le vigne più giovani della cantina che, in totale, dispone di circa 15 ettari geolocalizzati in varie aree del territorio.
Varcare la soglia proprio oggi mi dà la possibilità, oltre che di vedere le varie aree di lavoro, le bellissime botti di legno (mix di castagno, rovere e acacia), le vecchie vasche di cemento ora ornamentali e ad altro uso, l’impianto di azoto che hanno installato nel periodo covid così da preservare meglio il vino tenendolo lontano dal contatto con l’ossigeno… oltre a tutto questo posso vedere dal vivo la vendemmia. Un team ben coeso e operoso che sale e scende dai terrazzamenti con le cassette piene di uva Nebbiolo e la deposita nella macchina che inizia a diraspare. I movimenti consolidati di ogni operatore sembrano quasi generare un balletto che mi affascina.
Mentre camminiamo tra i filari e poi in cantina, chiedo a Guido come si presenta questa vendemmia 2026.
<<Si tratta della vendemmia più anticipata di sempre. Di solito era la metà di ottobre… mai era successo di iniziare così presto. L’uva è molto bella. Fino a giugno è stata un’annata ottima. Poi c’è stato un po’ di stress idrico, ma dopo Ferragosto sono arrivate un po’ di piogge che fortunatamente hanno cambiato il decorso finale rendendo i grappoli perfetti. Ci sono state anche delle grandinate ma non ci hanno colpiti molto, per fortuna.>>
Mi spiega che storicamente in Valtellina non c’era stato bisogno di irrigare grazie al clima mediterraneo che permette tante ore di sole e i venti ma, con il cambiamento del clima, ormai è qualche anno che si stanno studiando soluzioni d’irrigazione di soccorso grazie all’utilizzo di droni, attualmente in fase ancora sperimentale.
Ad Emanuele, che si occupa della vigna e della cantina, chiedo dei trattamenti e una sorta di pronostico.
<<L’anno scorso è stata un’annata che si è evoluta benissimo. Più di quello che sembrava dal clima avuto. Anche quest’anno si prospetta altrettanto valido. Siamo riusciti a fare meno trattamenti dell’anno precedente grazie al clima favorevole nonostante il caldo. Se penso all’assaggio dell’uva, per certi versi ci sono delle similitudini con le annate 2022, 2003 e 2007. Non ci sono ne astringenze ne durezze. Il grado alcolico è buono.>>
Per la famiglia Pelizzatti Perego ogni aspetto è fondamentale e legato alla tutela e valorizzazione del territorio. Tutto inizia dalla tutela della vigna e dei millenari muretti, proseguendo nel lavoro in cantina dove, oltre che alla competenza e la cura, credo che la dedizione di questa famiglia sia un fattore determinante che arriva fino al calice.
Con Guido come conduttore è arrivato il momento di degustare alcuni vini. Si tratta di un percorso in crescendo e con una piacevole sorpresa finale.
Rosso di Valtellina 2024
Nacque nel 2003 in un’estate torrida, durissima per i vignaioli e per le nostre vigne. Non era giusto svilire tali fatiche svendendo le uve, inadatte a vinificazioni da lungo invecchiamento. Si tratta di un vino di carattere e prontezza. Immediato e fresco. Anche da aperitivo.
Valtellina Superiore DOCG Il Pettirosso 2023
Un blend di Grumello e Sassella dedicato a loro padre e prende il nome da un pettirosso che entrava in cantina e si posava sempre sulla botte dedicata a questo uvaggio. È un vino che fa 12 mesi in botte grande. Ha delle note di pepe bianco. Risulta fresco e intrigante. Adatto per un aperitivo o con carni di cortile.
Valtellina Superiore DOCG Sassella Stella Retica 2022
D’impatto sembra un vino teso che poi, sorprendentemente, lascia il palato morbido. Molto minerale e con corpo. Dalla beva austera. Da abbinare perfino con il pesce o in alternativa alle carni bianche.
Valtellina Superiore DOCG Inferno Fiamme Antiche 2022
Nasce da un appezzamento meno ventilato dove è più difficile lavorare. In quella zona la temperatura è più alta e c’è una presenza maggiore di erbe mediterranee. Si tratta di un appezzamento piccolo, di poco più di un ettaro. Vino fresco e dal tannino sottile, quasi impercettibile. Sorprendente la nota aromatica pronunciata e caratterizzante. Da abbinare a carni rosse lavorate o primi piatti con paste fresche.
Valtellina Superiore Riserva DOCG Grumello Buon Consiglio 2018
Nato come “coperta” della cantina ipogea della famiglia. Macerazione lunga di oltre cento giorni. La macerazione più lunga è stata nel 2018 ed è durata 138 giorni. Questo affinamento, oltre all’uva perfetta da cui nasce, ne determina la sua struttura avvolgente e corposa, ma fresca e morbida. Io lo degusterei volentieri, con i formaggi, le carni rosse e un gelato cremoso.
Valtellina Superiore Riserva DOCG Sassella Rocce Rosse 2018
Si tratta del vino più conosciuto e più premiato della famiglia Arpepe. Qui si sente tutto il corpo dell’uva, la sua struttura e tensione, ma non manca mai di freschezza e morbidezza finale. Io ci abbinerei volentieri la polenta cropa di saraceno o la selvaggina ma anche una torta di rose.
Valtellina Superiore Riserva DOCG Sassella Rocce Rosse 1996
Nella retro-etichetta c’è ancora la firma di Arturo. Un brindisi a lui e alla sua passione per la sua terra.
Il calice ha uno stupendo color mattone e avvolge il palato arricchendolo e lasciandolo piacevolmente ricco. Si sente che ha trent’anni sulle spalle con ancora bilanciamento e struttura. Mi colpisce quanto possa esprimere ancora negli anni; grande esempio della raffinatezza e della qualità dei vini Arpepe.
Insomma, oggi sto esaudendo un sogno. Ho ammirato dal vivo le stupende e accoglienti vigne di Arpepe, ho potuto vedere l’inizio della vendemmia, ho potuto degustare dei loro vini davvero stupefacenti e ho constatato dal vivo quanto per loro non sia solo fare del vino ma, portare sulle spalle il nome e l’importanza della Valtellina da ambasciatori di tutto rispetto.
Ora riprendo l’auto e, mentre il sole è arrivato a illuminare i vigneti di Nebbiolo, mi accingo a prendere la strada di casa… prima però mi fermo ancora un attimo ad ammirare questo mare verde che dà vita a questi vini intriganti e rappresentativi.
Nata in mezzo alla vigna, cresciuta con la passione per la scrittura e la curiosità di scoprire ogni aspetto e ogni peculiarità dei vini. Veneta d'origine, trapiantata da quasi diciotto anni in Lombardia tra vino e cibo. Ho scritto per una guida gastronomica locale e per la rivista "Vini e Cucina Bresciana". Il vino non manca mai nella mia quotidianità e penso che sia arte di condivisione e passione. Sui miei canali social tratto di ogni aspetto enogastronomico che mi appassiona e che trovo affine al mio modo di percepire queste realtà.
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