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MONTALCINO SECONDO PIETROSO

L’azienda agricola Pietroso è sinonimo di Montalcino, tra le zone vinicole più note al mondo, in Val D’Orcia, provincia di Siena. La posizione è a dir poco virtuosa, le colline si spalmano sull’orizzonte tra i 350 e i 500 metri sul livello del mare, determinando un’accogliente condizione, in passato ritenuta un limite, ma oggi rivalutata viste le temperature in costante aumento. A sovrastare e vigilare le vigne e i boschi, il Comune di Montalcino, severo e silente.

Pietroso è un’azienda che sorge in un angolo vitivinicolo non casuale, qui si parla di vite dal 1363, nome già documentato era “el Petroso”. Fu messa la prima “pietra” con l’acquisto da parte di tale Angelo di Cenne di due pezzi di terra, che nel corso dei secoli hanno contribuito alla storia di Montalcino, fino a quando Domenico Berni detto Delfo nel 1970 compra un piccolo podere a vigna, poi imbottiglia il suo primo Brunello nel 1978. A recuperare un’eredità imperdibile è stato Gianni Pignattai, nipote di Delfo, che con la moglie Cecilia Brandini e i figli Andrea e Gloria, coinvolti in azienda in maniera spontanea, produce oggi tra i migliori Rosso e Brunello della denominazione.

I vini sono frutto di una cura estrema in vigna, lo abbiamo visto con i nostri occhi. Abbiamo camminato tra i filari, insieme a Gianni che trattava i tralci come figli, raccontando come ha nel tempo affinato alcune tecniche con quella naturalezza che risale ad anni trascorsi tra le vigne, come se fosse la cosa più ovvia. Conversione al guyot con enormi benefici, rinnovamento delle piante laddove necessario, cimature a mano di una vegetazione esplosiva, uso del caolino (per avere un effetto cromatico biancastro che riflette la luce e non assorbe calore), limatura di un suolo che crea un’eco già nel nome, Pietroso, toponimo risalente al medioevo, infatti ricalca la natura di galestro e roccia che conferisce al suolo povero quella tessitura particolare dura e sassosa, dove l’acqua si infiltra per andare a creare una risorsa a cui la vite attinge quando va in stress.

La cantina di Pietroso è un piccolo gioiello che si affaccia quasi famelico sul paesaggio sottostante, perso tra vigneti, terrazzamenti, boschi e cenni medievali che tratteggiano il cielo. Un ecosistema ancora intatto, che aveva rischiato si essere sfalciato via dalla costruzione della A1, un tempo infatti il progetto prevedeva che passasse di lì. Sorte ha voluto che si preservasse invece un territorio che oggi arriva ovunque nel mondo.

Il calice offre sorsi eccellenti, ampi, complessi e raffinati. Un uso gentile del legno proveniente da un bottaio austriaco vicino di Stockinger, scelto e custodito nella cantina, con parsimonia di cessione e mantenimento di aromi e profumi integri, puliti, preferendo soste sempre meno lunghe rispetto al passato. Controllo preciso e continuo delle fermentazioni. Partendo da una naturale vocazione dei vigneti, i vini hanno tannini setosi, persistenza, eleganza e carattere.

Andiamo agli assaggi

Precisiamo intanto che Pietroso si compone, su sei ettari e mezzo, di vigne diverse, per esposizione e caratteristiche. Partendo da nord ovest, Montosoli con esposizione a sud est ed è il più basso. Pietroso che è sede dell’azienda, esposto a ovest, Petroso a sud-ovest, Colombaiolo a Castelnuovo dell’Abate esposto a sud-ovest, Fornello con esposizione a est. I terreni variano dal galestro pieno al terreno roccioso, con una intrusione di natura argillo-limosa verso il Colombaiolo .

Le etichette sono tre, Rosso, Brunello e Riserva, per una produzione di circa 40mila bottiglie, con qualche cambiamento sorto nel corso degli anni. La Riserva non è stata prodotta tutti gli anni, e dal prossimo anno sarà, probabilmente, sostituita da una selezione di vigna Montosoli, vendemmia 2022. Si produce infine un Igt dedicato al nonno, con una selezione delle uve e affinamento in legno più breve.

Rosso di Montalcino 2024, un rubino limpido apre all’olfatto con note di frutto fragrante, grandissima freschezza, tannino ben integrato, sostenuto da un sorso sapido e vivissimo.

Brunello di Montalcino 2021. Rosso rubino tendente al granato, il frutto qui è ben maturo, succoso, al gusto i sentori si scuriscono e tornano alle spezie dolci, vaghi cenni di radice, sottobosco, humus, per terminare con la pienezza di frutto come ciliegia e prugna. Avvolgente e pieno, un vino esemplare.

Berni Domenico Igt Toscana Pietroso Montalcino 2021, sempre Sangiovese in purezza da una elezione attenta, è il vino dedicato al nonno e esce dal disciplinare per una sosta meno accentuata in legno. Il rosso del colore è compatto, il naso intenso, immediato, il frutto è scuro, complesso con note boschive, muschio, subentrano cenni di fiore, pot-pourri, in un insieme amalgamato e composto. Il sorso austero, il frutto si nasconde per lasciare spazio alla balsamicità. Vino elegante, coeso, dalla trama solida, ricco di note speziate e leggermente amaricante sul finale.

Brunello di Montalcino Riserva 2020, rosso rubino tendente granato, colore compatto. Il naso austero avvolge con cenni di note vanigliate. Sorso ampio, elegante e vellutato con tannini sempre ben tessuti. Il finale fresco si veste di note fruttate molto piacevoli.

In anteprima assaggiamo Brunello di Montalcino 2022, vigna Montosoli, vino con una personalità definita. Ricco all’olfatto, sorretto dalla freschezza. Dominano il frutto e la fragranza. La struttura in via di definizione offre una trama tannica vellutata, il corpo è pieno, appagante, tinteggiato di note di confettura, lievi sensazioni di vaniglia attraversate da spezie scure. Armonico ed equilibrato rappresenta pienamente la filosofia del produttore.

Montosoli è la vigna ultima acquistata, presa in comodato d’uso nel 2010, risale agli anni ’70 quando da disciplinare era prevista la presenza di uve autoctone. È stata reimpiantata a Sangiovese nel 2017, ed è una delle vigne più prestigiose di Montalcino.

In anteprima anche il Brunello di Montalcino 2022. Sorso elegante e trama solida, uso del legno raffinato e grande persistenza, che confermano l’estrema qualità dei vini di Pietroso. Un sapere antico per un vino che parla perfettamente un linguaggio contemporaneo.

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Classe 1976, mi laureo in filologia classica alla Sapienza di Roma. Da sempre appassionata alla storia antica e alle lingue classiche, inizio a scrivere per giornali e testate online fin da molto giovane, occupandomi di costume e spettacoli. Divento prima pubblicista e poi professionista nel 2024, occupandomi di vino dal 2019, quando inizio a curare la rubrica Sulla Strada del Vino insieme al mio collaboratore Massimo Casali. Non ho ancora un blog e scrivo per chi ha voglia di approfondire e capire il vino non solo come consumatore, convinta che questo settore possa aprire scenari e mondi magnifici e inaspettati.

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