Non tutte le storie possono essere raccontate allo stesso modo, e questa di Tua Rita può iniziare tranquillamente così “da quello che doveva essere un buen ritiro è diventata una delle aziende vinicole più note della Toscana”.
Siamo nella Val di Cornia, tra il Tirreno e le colline Metallifere, in un territorio dove regna il Sangiovese Grosso, da sempre coltivato per la sua produttività. Tua Rita è un nome bello e semplice allo stesso tempo, l’inversione di Rita Tua, che nel 1984 insieme a Virgilio Bisti acquista terreno e casolare in località Notri a Suvereto, provincia di Livorno. Non per fare vino, ma attirati entrambi dalla bellezza del posto, per creare un ritiro di campagna. Non sapevano ancora che la viticoltura li avrebbe folgorati. Nove ettari e un solo ettaro vitato. Oggi ce ne sono più di settanta. Partiti dal Sangiovese, hanno dato ascolto all’allora giovane enologo Luca D’Attoma appassionato di tagli bordolesi e hanno fatto i primi impianti di Merlot e Cabernet. I primi vini, inutile nasconderlo, sono sul modello dei garagisti, con una produzione da appena due ettari, ma etichette piene di entusiasmo, senza retorica. Rita e Virgilio vengono presto affiancati da Simena, loro figlia, e Stefano Frascolla, il marito di lei che nel tempo ha curato il lavoro commerciale facendo diventare Tua Rita famosa nel mondo.
Nel 1992 viene imbottigliata la prima annata del Giusto di Notri (dal nome del Santo della Pieve di Suvereto e della località dove si trova l’azienda), blend di Cabernet Sauvignon e Merlot, magnifico taglio bordolese opera di D’Attoma. Ma la vera consacrazione di Tua Rita arriva grazie al Merlot della vendemmia 1994, maturato in barrique, il “Redigaffi”, che ottenne grande favore di critica, guadagnandosi il clamoroso traguardo dei 100/100 di Robert Parker con l’annata 2000. Vini simbolo dell’azienda che ancora oggi riecheggiano fieri di una qualità che non tramonta. Con la morte di Virgilio, rimangono Rita, Simena e Stefano ad accogliere clienti e visitatori in un’azienda piena di calore, cura e attenzione al dettaglio. Oggi gli ambienti dell’ampio casolare sono ristrutturati ma ricompongono con esattezza l’atmosfera sobria ed elegante che appartiene innata alla famiglia. Prima erano stalle e locali per le vinificazioni, dotati di qualche barrique, quando gli ettari si contavano sulle dita di una mano ed era ancora in produzione una varietà poi abbandonata, la Clairette, di origine francese e portata da Paolina Bonaparte che aveva trascorso qui l’ultima parte della sua vita. Vitigno, un po’ come i Bonaparte, molto diffuso poi decaduto.
“Erano anni belli e dinamici, anni quando il vino si trasformava da companatico e bevanda a cultura e piacere, addirittura lusso. Il cibo e il vino si trasformavano da semplice alimento a fattore culturale e noi siamo stati protagonisti di questa evoluzione” ci racconta Stefano Frascolla.
Suoli, cantina e vinificazioni.
“Pian piano siamo arrivati a circa 70 ettari a Tua Rita e dal 2015 abbiamo anche l’azienda di Poggio Argentiera che è più maremmana e produce i vini cosiddetti entry level, e si stende su 34 ettari”.
Il caldo si sente ma tra mare e terra, d’estate, si crea una ventilazione costante e questo permette notevoli escursioni termiche, un meteo che aiuta a contrastare peronospora e oidio. La parte più pregiata dell’azienda è intorno al casolare e nella prossimità della cantina verso la costa, una trentina di ettari, dove ci sono i vigneti di Redigaffi, Giusto di Notri e i due Syrah. Altri due corpi importanti dell’azienda sono uno verso l’ex Podere Ambrosini e un altro dislocato dietro Petra, un borgo nelle immediate vicinanze, in una zona molto fresca rivolta a nord e alle spalle coperta da una collina ad anfiteatro che toglie un’ora e mezza circa al giorno di sole. Dal ‘96 al 2008 la densità degli impianti è stata mantenuta alta, per incrementare la competizione tra pianta e pianta e far scendere le radici a cogliere acqua. Prima si usava il cordone speronato, adesso visto il cambio stagionale, lavorano col guyot per avere una parete vegetativa più folta. “Rispetto al passato manteniamo i suoli meno pressati e più vivi, con sovesci ed erbe spontanee e adottiamo macchine molto più leggere. I vegetativi sono più folti e sfruttiamo tutta la superficie naturale che la pianta ci dà”.
In cantina dimorano i cementi dedicati, da quattro anni a oggi, al Rosso di Notri, “si punta molto sulla parte bassa della gamma come incremento di quel tipo di qualità, perché è la parte di vino con cui ti presenti sui mercati nel mondo”. I vini più importanti, quelli ricchi di storia e con invecchiamenti importanti, creano un’aspettativa ampia e il pubblico sa che andrà ad assaggiare prodotti eccezionali, “i vini entry level invece sono quelli che ci servono per avvicinare un nuovo pubblico di consumatori”. Un lavoro che l’azienda non ha iniziato ora ma da ben dodici anni Tua Rita è precursore di quello che oggi è una moda. Rosso di Notri è il vino frutto di una preselezione, “le uve sono colte circa dieci giorni prima dai vigneti più importanti, dove si lasciano i grappoli top che andranno a comporre i grandi Cru. Ma attenzione, perché con la pre-vendemmia le uve nascono per diventare di primo livello – precisa Stefano – e raccolte prima si otterranno acidità più alte e alcol più contenuto, con vinificazioni veloci si avrà infine un vino che ha nella frutta e nel naso un approccio più immediato e la sensazione ricercata”.
Un vino che ha bisogno di un impatto iniziale forte, con i vitigni tipici dell’azienda, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Cabernet Franc, in proporzioni variabili a seconda dell’annata. Accanto alle barrique e ai cementi c’è anche l’orcio in cocciopesto dove viene vinificata l’Ansonica, un contenitore fatto con i sassolini presi dalla vigna, che Stefano, sorridendo, ci racconta di aver trasportato di persona fino in cantina. Giovanni il figlio di Stefano lavora a contatto con Marco la Mastra, enologo ufficiale di Tua Rita, e il resto del gruppo è tutto molto giovane. Un passaggio di consegne che Stefano non esita a valorizzare, riconoscendo in essa una nuova energia vibrante che si percepisce in tutta la conduzione dell’azienda.
La barricaia
Tua Rita è nata piccola e nel tempo è cresciuta pezzo per pezzo. Entriamo nella barricaia, i legni sono tutti francesi, dedicati al Syrah e al Redigaffi, mentre il legno grande è dedicato solo al Sangiovese. Le temperature sono controllate costantemente e rimontaggi e pressature sono tutti manuali, “c’è grandissima cura del passaggio singolo, del particolare. Qui si fanno circa 90mila bottiglie, ed è la parte più qualitativa”. Il Redigaffi ha circa 80% legno nuovo, Syrah tutto nuovo, Giusto di Notri solo il 20% di legno nuovo, e in genere le barrique rimangono 4 o 5 anni. Una parte poi va nell’azienda più piccola, Poggio Argentiera, e il resto è venduto. Stefano, e in generale chi gestisce la cantina, si riserva la scelta delle tostature, in particolare nella parte finale del processo, “il rapporto con la tonnellerie è quello che fa la differenza”.
I bianchi di Tua Rita
Perlato del Bosco, Toscana Vermentino Igt 2025, si chiama così dal marmo che estraggono a Suvereto. Vermentino 100%, vinificazione in acciaio con criomacerazione e leggera pressatura. La parte minerale è protagonista spalleggiata da una delicata nota floreale. In bocca ha una certa struttura sorretta da una favolosa scia agrumata, quasi di buccia. Non ha una chiusura “amara” e per Tua Rita è il bianco di riferimento aziendale, il vino bandiera. Mantiene ferma l’idea di facilità di beva che si presta bene a tutto il pasto. Vino molto esportato all’estero.
Keir, Igt Toscana Ansonica, 2025, vino figlio dell’anfora. La stessa varietà chiamata Inzolia in Sicilia è un vino da palati esperti e appassionati e soprattutto per enologi di gran pazienza. Per Tua Rita è il vino di Napoleone, che all’Elba ha conosciuto l’Ansonica e ha tappezzato di vigneti l’isola, il vitigno è poi arrivato a Suvereto. Quelle di Tua Rita sono vigne vecchie comprate da Stefano nel 2015 quando sul catasto c’era ancora la firma della sorella di Bonaparte. L’affinamento avviene in anfora rosa per due mesi, ma non è un vino macerato. In cantina riempiono l’anfora evitando il contatto con l’ossigeno, quindi l’antociano rimane bianco. La bocca ha la struttura di un macerato ma il naso è molto pulito. Quello che assaggiamo è un vino ancora da imbottigliare, quindi il colore sarà meno opaco ma la sua personalità è questa, verticale, erbaceo, di beva composta, senza esplosioni. “Un vino contadino, degli agricoltori, perché la varietà resiste bene alle malattie, al caldo, alla pioggia ed era coltivata spesso, atta a essere per l’uso domestico”.
I rossi di Tua Rita
Il Rosso dei Notri, Toscana Rosso Igt, 2024, vino da uve Cabernet Sauvignon, Merlot (30% e 30%), e Cabernet Franc e Syrah (20% e 20%), il figlio del cemento dove rimane per circa sei mesi. Il vino entry level prodotto tra le 110 e 150 mila bottiglie, risulta molto influenzato dall’annata. La 2024 è stata fresca, con estate calda ma non torrida. Sorso fruttato, dai profumi intensi.
Giusto di Notri, Toscana Rosso Igt, 2023, annata molto bella, di potenza, struttura, che ha avuto la prima parte della stagione con feroce attacco di peronospora. Sulla costa, a detta di Stefano, sono stati fortunati, ha piovuto meno e l’azienda ha usato una rete di centraline che aiutano molto sulla prevenzione. Sono state anticipate le malattie, con trattamenti a mano molto impegnativi, sulle varietà precoci. A seguire la stagione è stata torrida, e ha portato maturazioni ottime. I vini, come stile, si pongono a metà tra annate austere e scure e annate più fresche e floreali. Vino di bandiera e un vino pensato, 80% Cabernet Sauvignon, 10% Merlot e 10% Cabernet Franc. Classico Supertuscan della prima ora, il più approcciabile che allo scaffale costa circa 90 euro.
Perlato del Bosco Toscana Sangiovese Igt, 2023, da uve Sangiovese, un vino che pur essendo in Toscana, non si annovera tra i punti di forza di Tua Rita. Sulla costa la varietà non ha grande espressività, perché avrebbe bisogno di fresco e di entroterra. I tannini sono levigati e morbidi, la struttura importante è data dal caldo. Il vigneto vicino l’azienda di tre ettari e mezzo piantato nel 2002 è di un clone selezionato per le zone calde, il grappolo è piccolo, il chicco spargolo, l’uva può stare un po’ di più in pianta. Fatta la malolattica in acciaio, il vino è travasato nelle botti grandi e affina per un anno. Non delude tuttavia il sorso che è marino, legato alla costa, agile, fresco e vibrante. Interessante una parte agrumata che infine si lega a lievi note balsamiche, tutto nel segno della mineralità.
Redigaffi, il re dell’azienda, il Merlot in purezza. Toscana Merlot Igt, 2023. Il vigneto di circa 5 ettari è stato piantato, per caso, in tre momenti diversi, trovando un’ottima combinazione tra clima e terreno. “A mio suocero piaceva il vitigno, nel 1988 quando decise di piantarlo insieme al Cabernet – racconta Stefano – e da subito ha avuto un passo diverso. Nel 1995 arrivò in cantina Giorgio Pinchiorri che chiese l’esclusiva del Merlot e comprò una barrique. Fu il primo ristoratore importante, il mercante del vino italiano che aveva già brandizzato col suo nome alcuni ristoranti, due in Giappone e due negli Stati Uniti a New York e Santa Monica, questo dette subito al vino un’impronta internazionale, perché lui lo proponeva come una chicca toscana da proporre a fianco di nomi blasonati, che erano Chianti e Montalcino, prima ancora dei Supertuscan, lo stesso Sassicaia esplose negli anni Novanta ma solo fra gli intenditori. Il Redigaffi è un vino fortunato e che annovera un bel percorso di ottimi punteggi”. Colore profondo, fiore prima del frutto al naso. Poi note balsamiche, radice, rosmarino, in finale una ciliegia succosa. Al sorso setoso, con tannino composto, elegante. Tornano le note di frutto maturo, spezie dolci come cacao, finale gustoso ricco di effluvi minerali. Strutturato e prestante, rimane in bocca a lungo con estrema piacevolezza.
Ultimo assaggio
Il vino dolce dell’azienda, Sese, Passito di Pantelleria Dop, 2024. Come si legge sul retro dell’etichetta “nasce da un’emozione. L’incontro con il sole, il vento, il mare, i profumi di questa terra, spesso estremi, che penetrano dentro e raccontano come, armonicamente, posano donare frutti meravigliosi. La nostra passione per l’isola è racchiusa dentro questo passito”. Una storia d’amore iniziata quando Stefano e Simena si recano pe la prima volta sull’isola e comprano due ettari, oggi ancora intatti. Un modo per continuare una tradizione vitivinicola che a Pantelleria sta scomparendo. Al naso complesso, ricco di note di albicocca essiccata, spezie dolci, scorza d’arancia e sensazione di miele. Al sorso rimane vivido il palato, spalleggiato da freschezza e mineralità che si armonizzano con una dolcezza piena e sensuale.
I vini di Tua Rita ci convincono perché sono frutto del terroir, una serie di componenti che vanno oltre la varietà, qui più che mai integrata nella filosofia produttiva e nella cura al dettaglio. Autoctoni o alloctoni poco importa, le varietà si integrano armoniosamente al contesto e ne traducono nel calice le caratteristiche. Bere questi vini è già di per sé un’esperienza che riconduce direttamente al territorio dove vengono fatti, con un’incisività impressionante, senza l’ausilio delle parole, il sorso basta e scrive un pezzo di storia. È una sensazione tattile e impercettibile, l’azienda Tua Rita è brand mondiale che però non strilla, non esulta, rimane solo fedele a sé stessa, nelle sue maglie originarie, senza dover stravolgersi inseguendo mode effimere. Un punto fermo sulla costa Toscana che parla a tutto il mondo con fare elegante e sobrio. E per questo vincente.
Tua Rita esporta i suoi vini in quasi tutto il mondo, oltre 90 paesi, ed è consapevole di quanto la comunicazione sia un passo fondamentale per arrivare alle nuove generazioni. “Oggi i giovani sono in cerca di esperienza – conclude Stefano – li muove la curiosità di visitare nuovi luoghi, legare al vino i posti dove questo viene fatto. Dobbiamo fare leva sulla loro curiosità e portarli qui da noi a visitare l’azienda, i vigneti, la cantina che, come una volta è capitato in occasione di una proposta di matrimonio, le persone legano anche a momenti importanti della loro vita”.
Classe 1976, mi laureo in filologia classica alla Sapienza di Roma. Da sempre appassionata alla storia antica e alle lingue classiche, inizio a scrivere per giornali e testate online fin da molto giovane, occupandomi di costume e spettacoli. Divento prima pubblicista e poi professionista nel 2024, occupandomi di vino dal 2019, quando inizio a curare la rubrica Sulla Strada del Vino insieme al mio collaboratore Massimo Casali. Non ho ancora un blog e scrivo per chi ha voglia di approfondire e capire il vino non solo come consumatore, convinta che questo settore possa aprire scenari e mondi magnifici e inaspettati.
Aggiornamenti continui sul mondo dell'enogastronomia












