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Racconto della serata F.I.V.I. a Viagrande (CT)

Si è svolta a Terra Costantino a Viagrande (CT), la prima manifestazione di F. I. V. I. in Sicilia che ha raccolto diverse aziende, che per l’appunto aderiscono alla Federazione Italiana Viticoltori Indipendenti, provenienti da diverse parti della Sicilia (Messina, Ragusa, Siracusa, Catania).

Il nome Ampelio, l’omino del logo di F. I. V. I., deriva dal greco ampéli, il cui significato è vigna. Ampelio ha una forma di sagoma umana, poi la luce proietta la sua ombra come una bottiglia, giusto a voler dire che parte del vignaiolo si ritrova nella bottiglia e nel vino che produce, trasmettendo la sua personalità, il suo carattere, il suo credo nel vino.

Il vignaiolo difende il proprio terroir, coltiva la sua vigna, raccoglie la sua uva

Fatta questa premessa, la manifestazione ha avuto un buon riscontro di pubblico e dei partecipanti che hanno potuto assaggiare i vini dei produttori che hanno partecipato grazie al lavoro svolto da Andrea Annino, delegato F. I. V. I. della Sicilia orientale. In una giornata più estiva che primaverile i partecipanti hanno trovato spazio per poter degustare vini di diverse province e che sono una degna rappresentanza della territorialità. E giusto per rendere la manifestazione (che si è svolta in tutta Italia) “indipendente” F. I. V. I., ha dato libero arbitrio ad ogni delegato di poter organizzare l’evento nel miglior modo possibile ed in maniera che rappresentasse il contesto territoriale e sociale. Così è stato “creato un percorso” fra vino e cibo, con prodotti tipici siciliani (formaggi, dolci, ortaggi, verdure e frutta) che hanno sposato sapori prettamente siciliani, come la cipolla di Giarratana, il piacentino ennese, le mele dell’Etna, la cuddrireddra di Delia (dolce siciliano), da poter provare con i vari vini bianchi, rosati e rossi, oltre agli spumanti prodotti dai Vignaioli Indipendenti. In un sabato fra un calice ed un altro i produttori hanno spiegato ai neofiti e non, cosa è la produzione di un vino, dando le delucidazioni del terroir in cui si coltivano le uve, delle caratteristiche fra un vitigno ed un altro ed allo stesso tempo è stato possibile mettere a confronto stessi vini, di zone diverse, dando non solo la spiegazione teorica, ma bensì pratica, nel poter valutare le differenze che possa dare il luogo di coltivazione, oltre alla tecnica di coltivazione e quella di vinificazione.
Senza trascurare che allo stesso tempo durante gli assaggi non mancano le sorprese, oltre alle conferme. Cinque vini ci hanno particoarmente colpito, due bianchi e tre rossi.

Iniziando dai bianchi, il Murgentia Bianco 2021 I. G. T. Terre Siciliane di Tenuta Valle delle Ferle, vino bianco ottenuto da uve a bacca rossa. Praticamente un Cerasuolo di Vittoria vinificato in bianco. Complessità e ricchezza, sia per il bouquet che per il sorso. Dal calice emergono note di frutta a polpa bianca, pesca, albicocca, susina. Al sorso è brioso e pieno con grande personalità ed un buon equilibrio. Buona persistenza.

L’altro vino bianco degustato è di Azienda Agricola Fenech, Maddalena 2021 I. G. T. Salina, 100% Malvasia delle Lipari, vino secco. Un vino che rispecchia a pieno il territorio ed il microcosmo delle Eolie, con potenza ed eleganza dei profumi. Floreale all’inizio, fruttato con il passare dei minuti. Ginesta e sambuco che successivamente danno spazio a sentori di pesca, cantalupo ed anche una leggera nota marina. All’assaggio fa sentire la sua freschezza, che consiglia di avere un po’ di pazienza e di aspettare, per assaporarlo più in là, al fine di ritrovare anche qualche nota terziaria che lo arricchirà.

Passando ai rossi l’Etna Rosso D. O. C. di Tenuta delle Terre Nere Santo Spirito 2017, è un vino che non passa inosservato. Conferma la sua natura vulcanica, con un sorso acido – salino e dei tannini fini. Gli aromi ed i profumi sono di humus, more, liquirizia. Verticalità di beva e buona complessità si ritrovano in un buon equilibrio, rendendo il vino interessante.

Altro Etna Rosso D. O. C. che conferma le credenziali di vino “vulcanico” è il de Etna 2016 di Terra Costantino (bottiglia magnum). Il bouquet ed il sorso sono prettamente minerali. I profumi sono di pietra focaia ed origano, erbe di campagna, lievi accenni di liquirizia. Al sorso è fluente, di grande piacevolezza e con estrema agilità di beva. Fine ed elegante, con una buona freschezza ed una scia sapida che chiude.

Dopo un 2017 ed un 2016, abbiammo assaggiato un 2015, il Nero d’Avola I. G. T. Terre Siciliane dell’Azienda Agricola Sallemi, poi il Sabbie Rosse 2015 I. G. T. Terre Siciliane ed il Calura e Amuri 2015 I. G. T. Terre Siciliane entrambi Nero d’Avola 100%. La differenza fra i due vini sta nell’affinamento, il Sabbie Rosse fa affinamento in acciaio, mentre il Calura e Amuri affina in botti non nuove da settanta ettolitri. La differenza si evince sui tannini, più smussati e rotondi nel Calura e Amuri, più decisi e di personalità nel Sabbie Rosse. Entrambi hanno un corredo aromatico composto da gelsi, note mentolate, arancia sanguinella, lieve nota di carrubba. Al sorso si ha grande raffinatezza, con una beva per nulla stancante e che lo rende veramente piacevole, con un sorso scorrevole, ma allo stesso tempo molto interessante. Tannini fini e con una spalla acida che gli ha garantito già quasi sette anni. Persistenza buona.

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, soffermandoci sulle sensazioni e sulle emozioni che può dare.

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