Sabato 17 settembre presso lo stabile Superstudio Maxi a Milano è stata presentata la guida Slow Wine 2027.
I dati di quest’edizione della guida riportano 168 nuovi ingressi e 132 uscite, quindi 36 cantine recensite in più. «Al di là dell’assaggio, la guida offre poi altre segnalazioni utili: i 250 Locali del Bere Slow, le informazioni sull’accoglienza in cantina, i 231 Best Buy. Vorremmo che il lettore trovasse un vino, ma anche un luogo da visitare e una persona da conoscere» questa una parte della riflessione di Giancarlo Gariglio, curatore della guida.
Prosegue: «La contraddizione è che continuiamo a difendere la quantità mentre rischiamo di perdere valore. E quando un vigneto viene abbandonato, può essere proprio quello di collina o di montagna: meno produttivo, più difficile da lavorare, ma importante per il paesaggio e per la vita di una comunità. Servono regole coerenti, uno schedario viticolo attendibile e controlli capaci di contrastare le pratiche che nascondono le eccedenze. La riduzione delle rese deve accompagnarsi alla tutela dei territori più fragili. Oggi dobbiamo riportare al centro anche l’agronomia. […] Servono sperimentazione e assistenza agronomica per ripensare la gestione del suolo, dell’acqua e della pianta nelle condizioni che stiamo vivendo».
La parola poi passa a Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia, che guarda alla prossima edizione di Slow Wine Fair, a BolognaFiere dal 21 al 23 febbraio 2027, come a un’occasione per affrontare le trasformazioni e le contraddizioni del settore: «La prossima edizione della Slow Wine Fair vuole guardare al mondo del vino nella sua complessità: il mercato, la ricerca di nuovi linguaggi, la professionalizzazione delle figure che animano la filiera, ma anche le sue tante contraddizioni. Dalla vinificazione illegale delle uve da tavola all’abbandono di territori vocati a favore di una viticoltura di pianura, dallo sfruttamento del lavoro fino alle difficoltà della ristorazione, tra mancanza di personale, perdita di motivazione e il rischio di standardizzare l’offerta. Tutto questo per capire cosa sta cambiando in questo settore e come governare le trasformazioni in atto. E la Slow Wine Fair è il luogo ideale per farlo. Un laboratorio aperto a produttori, distributori, ristoratori e appassionati, nel quale tracciare una rotta comune per il vino del futuro, nella visione di Slow Food».
I Premi Speciali di Slow Wine 2027
Come ormai di consueto, durante la presentazione sono stati consegnati i 7 Premi Speciali di Slow Wine 2027.
Il Premio alla Carriera 2027, sostenuto da Winterhalter, va a Teobaldo Rivella (Piemonte) per la coerenza con cui ha attraversato oltre sessant’anni di vendemmie, restando fedele alla propria idea di viticoltura e, soprattutto, a se stesso.
Il Premio alla Novità dell’anno, sostenuto da Bormioli Luigi, va a Nicola Siriaco (Puglia) per aver trasformato l’azienda agricola di famiglia in un progetto vitivinicolo nuovo e personale, facendo tesoro di quanto imparato lontano senza lasciarsi sedurre dall’imitazione. La Gariga ne è forse l’espressione più nitida: un negroamaro inatteso, agile e vibrante, lontano da interpretazioni muscolari, che cambia prospettiva senza smarrire il legame con il luogo. Un vino che racconta una Puglia contemporanea, capace di interrogare la propria tradizione e di trovare proprio nelle radici lo slancio per percorrere strade nuove.
Il Premio per l’Accoglienza in cantina 2027, sostenuto da Reale Mutua, va a Ca’ Rugate (Veneto) per aver trasformato l’ospitalità in un esercizio di apertura: verso chi vuole conoscere il vino e la civiltà che lo ha generato, verso i più giovani e verso chi necessita di modalità e tempi diversi per avvicinarsi alla terra. Museo, vigna, fattoria didattica e fattoria sociale sono diventati parti di uno stesso racconto, dimostrando che una cantina può essere insieme luogo di produzione, memoria e incontro. Una porta aperta sul vino, ma soprattutto sulla comunità e sul territorio che lo rendono possibile.
Il Premio al Giovane Vignaiolo 2027, sostenuto da Guala Closures, va a Nikolas Juretic (Friuli-Venezia Giulia) per la capacità di osservare prima di agire e ascoltare prima di decidere. Per una viticoltura fatta di conoscenza, sensibilità e attenzione quasi individuale alla vite, capace di tradursi in vini mai scontati e profondamente legati ai luoghi da cui provengono. E per aver affiancato al lavoro personale una visione collettiva, contribuendo con Senza Meja a riunire una nuova generazione di vignaioli friulani e sloveni. Vini e persone che parlano, con voce nitida, un’affascinante lingua di confine.
Il Premio Slow Wine Coalition alla Solidarietà 2027 va a Clarabella (Lombardia) per aver trasformato un principio in una pratica quotidiana e duratura, facendo dell’agricoltura uno spazio nel quale recuperare autonomia, fiducia e dignità. Per aver dimostrato che un’impresa può prendersi cura contemporaneamente della terra che coltiva e delle persone che la abitano, senza sacrificare la qualità alla propria funzione sociale. E per ricordarci che un grande vino non racconta soltanto un luogo: può raccontare anche il tipo di comunità che abbiamo scelto di costruirvi intorno.
Il Premio per la Viticoltura Sostenibile 2027, sostenuto da Gruppo Saida, va a Thomas Niedermayr (Alto-Adige) per aver saputo anticipare, con convinzione e lungimiranza, temi oggi imprescindibili; per aver trasformato i vitigni resistenti in una scelta agronomica ed ecologica, senza rinunciare all’ambizione di produrre grandi vini. Per l’attenzione dedicata alla fertilità del suolo e alla biodiversità, ma soprattutto per il coraggio di mettere in discussione ciò che sembrava immutabile.
Il Premio per la Vitalità del Suolo 2027, sostenuto da eVISO, va ad Arianna Occhipinti (Sicilia) per aver trasformato la cura della terra in pratica agricola e impegno civile, difendendo non solo i propri vigneti, ma anche il territorio che li circonda, minacciato da rifiuti, plastica, roghi e abbandono. Perché non può esistere una vigna sana in un territorio malato. E perché da Vittoria (Rg) arriva una lezione che riguarda sempre più da vicino tutti noi: il suolo non è semplicemente il luogo in cui coltiviamo, ma una risorsa viva da cui dipende la possibilità stessa di continuare a farlo.
I vini che mi hanno colpita di più
L’Erta di Radda di Radda in Chianti (Si)
Chianti Classico 2024
90% Sangiovese e 10% Canaiolo
Le uve vengono selezionate in vigna al momento della raccolta; durante la fermentazione alcolica (che in media dura dai 10 ai 15 giorni), vengono effettuati délestage, rimontaggi e follature. La fermentazione malolattica avviene parte in legno, parte in acciaio inox e affina 10 mesi in barrique francesi di secondo passaggio. In evidenza sentori di ciliegia matura e prugna. Al palato risulta fresco, avvolgente e persistente.
Marco Riva di Alba (Cn)
Roero Bianco G.B. Special Bio 2025
100% Arneis
I grappoli vengono pressati interi per utilizzare solo il mosto fiore. Venti giorni di fermentazione e poi cinque mesi di affinamento in acciaio con bâtonnage settimanali. Per quest’annata l’azienda ha deciso anche di lavorare con la sospensione delle fecce fini fino a gennaio. Al naso un sentore di erbe aromatiche e frutta esotica; al palato complessità e una buona acidità con retrogusto di mandorla.

Azienda Tiezzi di Montalcino (Si)
Brunello di Montalcino DOCG Riserva Vigna Soccorso 2020
100% Sangiovese
La fermentazione, spontanea e con lieviti indigeni, in grandi botti di rovere dura circa 30 giorni con rimontaggi manuali. Prosegue con un affinamento sempre in botti di Slavonia per 48 mesi e poi altri 6 in bottiglia. Al naso si percepiscono i frutti rossi e delle note balsamiche. Al palato risulta succoso e con un tannino fine. Un calice accattivante e suadente.

Cantina Micheli di Lona Lases (Tn)
Soladio 2025
100%Kerner
Le uve subiscono una macerazione pre-fermentativa a freddo per una notte; successivamente fermentazione a temperatura controllata in acciaio e terminano con un affinamento su fecce fini. Al naso sentori di frutta bianca e di agrumi come il pompelmo. Al palato un vino minerale, con un’acidità pronunciata e una buona persistenza.
Arteteke di Barile (Pz)
Russe 2024
100% Aglianico del Volture DOC
Le uve fermentano spontaneamente per poi maturare in vasche d’acciaio. Al naso si percepiscono subito frutti di bosco e prugna. Al palato risulta persistente e succoso, con un tannino delicato.
Giacomo Fenocchio di Monforte D’Alba (Cn)
Barolo DOCG Castellero 2022
100% Nebbiolo
La fermentazione alcolica avviene spontaneamente con lieviti indigeni, successivamente una lunga macerazione tradizionale sulle bucce che si protrae fino a circa 40 giorni. L’affinamento si svolge in grandi botti di rovere di Slavonia. Sorprendente la nota di petali di rosa e di spezie dolci. Al palato un tannino fine, un corpo deciso e una persistenza notevole.
Gian Luca Colombo di Roddi (Cn)
Verduno 2025
100% Verduno Pelaverga DOC
Le uve fanno una macerazione dai 20 ai 30 giorni, anche con la tecnica del cappello sommerso, poi affinamento in terracotta con imbottigliamento l’estate successiva alla vendemmia. Dal colore rosso scarico, al naso si sente subito il pepe bianco; il sorso è fresco, deciso e con una parte sapida inaspettata.
Mongarda di Col San Martino (Tv)
Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Metodo Classico 2023
100% Glera
La vendemmia è manuale e in piccole cassette; per questo vino utilizzano solo mosto fiore che subisce una decantazione statica di 18-24 ore, poi la fermentazione avviene in vasche di acciaio. La sboccatura avviene dopo almeno 24 mesi di affinamento sulle fecce fini. Al naso risulta fresco e agrumato; la bolla è fine ed elegante e lascia la bocca pulita con una nota di crosta di pane.
Comm. G.B. Burlotto di Verduno (Cn)
Barolo 2022
100%Nebbiolo
Le uve vengono diraspate e la fermentazione alcolica avviene in tini aperti di rovere francese. Durante la macerazione vengono quotidianamente effettuate follature e rimontaggi. La fermentazione avviene in grandi botti di Allier per un periodo che varia da 20 a 33 mesi. Infine, riposa per altri 9 mesi in bottiglia. Il calice risulta di un rubino brillante. Il profumo richiama la rosa. Al palato, tannini decisi ma con una nota finale delicata e un richiamo al lampone.
Azienda Agricola Skerk di Duino Aurisina (Ts)
Ograde 2023
25% Vitovska, 25% Malvasia Istriana, 25% Sauvignon Blanc, 25% Pinot Grigio
Dopo la vendemmia, rigorosamente manuale, le uve vengono sottoposte ad una fermentazione ad opera di lieviti indigeni, cui seguirà una macerazione, a contatto diretto con le bucce, di circa 15 giorni. Dopo, affinamento per 24 mesi in botti di rovere e 5 mesi in bottiglia.
Ci troviamo di fronte ad un calice complesso e molto particolare. Il calice è un giallo carico tendente all’ambra. Al naso l’albicocca matura è subito presente. Al palato ha una nota minerale e fresca grazie alla componente salina, rimane con una chiusura persistente e avvolgente, energica.
Arpepe di Sondrio
Valtellina Superiore Sassella Riserva Ultimi Raggi (anteprima 2021)
100% Nebbiolo
Le uve rimangono in vigna per una leggera surmaturazione per poi utilizzare solo il mosto fiore ottenuto da una pressatura soffice. A questo punto fa una macerazione di 91 giorni e 34 mesi di affinamento in botte grande. Ultimo step un minimo di 18 mesi in bottiglia prima di esser messo in vendita. Si tratta di un calice dal colore rubino brillante con riflessi granati. Naso invitante e note di fragola e lampone. Presenta un tannino morbido e una setosa cremosità con un finale di lunga persistenza.
Nata in mezzo alla vigna, cresciuta con la passione per la scrittura e la curiosità di scoprire ogni aspetto e ogni peculiarità dei vini. Veneta d'origine, trapiantata da quasi diciotto anni in Lombardia tra vino e cibo. Ho scritto per una guida gastronomica locale e per la rivista "Vini e Cucina Bresciana". Il vino non manca mai nella mia quotidianità e penso che sia arte di condivisione e passione. Sui miei canali social tratto di ogni aspetto enogastronomico che mi appassiona e che trovo affine al mio modo di percepire queste realtà.
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