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MONTEFALCO SAGRANTINO – FRANCESCO ANTANO E LA FATTORIA COLLEALLODOLE

 

“Nostalgia canaglia

In tempi certamente difficili, bisogna aggrapparsi all’immaginazione per non lasciarsi prendere dallo sconforto.

Quei cari ricordi, di quelli che il compianto maestro Gianni Mura utilizzava come tizzoni per accendere il camino della mente.

Di ricordi legati alla nascita dell’azienda avvenuta quasi settanta anni fa (per mano del padre il Cavalier Milziade Antano), Francesco ne conserva molti e ben vividi.

Qualcosa mi diceva questo nome altisonante: “Milziade”. Era infatti il generale ateniese che sconfisse i persiani nella celebre battaglia di Maratona, salvando l’allora (decadente) cultura occidentale da una pericolosa deriva mediorientale.

Senza questa vittoria le sorti del mondo intero sarebbero state nettamente diverse da quelle attuali (avremmo mai conosciuto l’epidemia di Covid-19??).

Scherzi a parte, la storia vive di continui “corsi e ricorsi”; ciò che conta invece sono i suoi interpreti, quelli che sanno agire nei momenti cruciali.

Il fu Cavalier Antano è stato sicuramente uno di essi. Sagrantino e Montefalco stesso devono la propria sopravvivenza economica alla tenacia di pochissimi eroi come lui, Benincasa, Proietti Rebeca, Caprai, Antonelli, Adanti, che hanno fatto da illuminati “apripista” per i moderni vigneron.
Da 10 produttori del dopoguerra oggi se ne contano più di 60 e ben 230 associati al Consorzio di Tutela (guidato dall’energico Filippo Antonelli).

La famiglia Antano originariamente era dedita SOLO all’allevamento dei bovini di razza “Chianina”, ma il richiamo della vite e dei suoi frutti era irresistibile.

Dal nulla e su un povero terreno argilloso battezzato dapprima Collina delle Allodole (abbreviato successivamente in Colleallodole) divenne realtà nel ’67 il sogno di Milziade. Perchè credere in un vitigno “fragile” (parola oggi abusata), soggetto a diverse malattie, dalla lenta maturazione e che dà vini robusti potenti, tannici e dalla non facile beva come il Sagrantino?

Francesco Antano

 

Alla domanda Francesco, erede della competenza e bravura del padre, risponde prontamente: “semplice! i vini che amo li voglio così, colorati, strutturati, che durino nel tempo, per palati preparati e non troppo sofisticati”. Insomma l’arte del viver bene presuppone doti di modestia, un certo grado di rusticità nell’apprezzare le cose vere (non costruite a tavolino) e occhi aperti volti saldamente al futuro.

Io e Maurizio (Valeriani) mai avremmo pensato di essere testimoni di un evento esclusivo per Vinodabere.it: l’assaggio dalle vasche dei campioni del Sagrantino 2016 e del Colleallodole 2015.

Ma prima iniziamo con un’altra sorpresa: un Gamay in purezza (quello francese, non il gamay del Trasimeno della famiglia delle Grenache) in versione rosato, semplicemente straordinario.

Il nome fittizio “Cerasolo“, assaggiato sia nella versione 2019 che 2018.

Entrambe esprimono l’essenza dei vini di Antano, ovvero la capacità di plasmare le annate di riferimento, come una vecchia carta carbone.

La 2019 si presenta con tutti i crismi, carica di potenza alcolica e fruttata degna di un Bronzo di Riace.

La 2018 invece, più timida e multiforme, declina su essenza vegetali e floreali e note vagamente maltate. Struttura versus fragranza.

Avviniamo la bocca in attesa dei top di gamma con altri due cavalli di razza, nei quali il Sagrantino riesce a dare il meglio di sé in unione al Sangiovese di marca umbra: il Montefalco Rosso e la sua Riserva vintage 2016. Per capire appieno cosa sia stata la 2016 in tutta Italia, basta tener presente che, secondo le nuove normative di giudizio, per la prima volta a Montefalco si avranno due annate consecutive “a cinque stelle”.

A nostro parere vanno fatti comunque dei distinguo (vedi link Anteprima: link1, link2) .2015 decisamente avvolgente, con forti riverberi di frutti maturi. 2016 invece dinamica, tesa ed elegante. Lati di una stessa medaglia posta ai massimi livelli della piramide di qualità.

Rosso e nero combaciano perfettamente come sul tavolo di una roulette, dove il ruolo dell’impassibile croupier lo interpreta Madre Natura.

Seguiamo la lunga scia armonica assaggiando il CRU di Sagrantino Colleallodole 2014, da viti di mezzo secolo tra le più vetuste della Denominazione.

Equilibrio è l’aggettivo più idoneo a qualificare le sensazioni uniche che pervadono il nostro palato. Petali di rosa rossa, viola mammola, mora e mirtillo maturi, densi e succosi. E poi liquirizia a iosa, con finale di genziana e macchia mediteranea.

La 2015 “en primeur” la riconosceresti a occhi bendati. Nerbo, tannicità che vibra fin sulle radici dei denti, speziatura e piccantezza decise. Primeggia su tutti la prugna secca californiana sotto spirito che rimanda subito allo slivovitz.

La 2016 del Sagrantino base ritorna a canoni più teneri, delicati, persino minerali. Il sorso da pieno diventa verticale, dalla grande acidità di cranberries e cassis.

La bravura di un produttore sta proprio nel valorizzare al di là di qualsiasi proposito commerciale, la potenzialità ed il carattere di ciascuna vendemmia, evitando l’uniformità di gusto.

Concludo l’articolo citando testualmente le parole di Francesco Antano, quando orgoglioso di aver ricevuto il primo premio in carriera per il suo vino andò a congratularsi con il padre, meritandosi invece un severo monito: “Str…o! Non devi ringraziare me, quanto piuttosto la Natura che ti circonda”.

Semplice e sincero, così come era il Cavaliere. Nostalgia canaglia..

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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