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I vini alchemici e “pezzi unici” a Back to the Wine 2019

Gli artigiani del vino anche quest’anno si sono dati appuntamento a Faenza per la IV edizione di Back to Wine, la manifestazione organizzata da Blu Nautilus sotto la guida di Andrea Marchetti. Oltre 150 i produttori presenti da ogni parte d’Italia, con la presenza di vini esteri da Francia, Slovenia, Spagna e Georgia.

Il focus della manifestazione è sempre lo stesso fin dalla prima edizione: il ritorno al vino, al suo carattere primordiale di essere espressione sincera e fedele della natura.

Sapevo, dunque, che ciò che avrei trovato sarebbero stati vini autentici, senza omologazione; vini privi di ogni azione atta a snaturare o turbare quel naturale delicato equilibrio tra gli elementi alla base della loro unicità. Vini legati saldamente ad un territorio, di cui raccontano storia, tradizione e luogo nell’accezione più di prossimità al vigneto che di vasto comprensorio.

Vini parlanti, narratori delle stagioni di cui portano i segni indelebili che si percepiscono ad ogni assaggio: le annate calde, tipicamente morbide, lunghe e avvolgenti; quelle più fresche, grintose, scattanti e dal finale elegante.

Vini longevi marcatori del tempo che hanno temprato la loro fibra resistendo attivamente alle oscillazioni climatiche nei decenni della loro vita: piante antiche, bitorzolute, raggomitolate su loro stesse che centellinano il numero di grappoli per conservare la cosa che di più preziosa che hanno: la possibilità di dare nuovi frutti nell’anno che verrà.

Tutto questo era ciò che mi aspettavo di trovare a Back to the Wine! Perché tutto questo, altro non è, che la mia personale chiave di lettura quando assaggio un vino e quando poi ne racconto la sua espressione e il suo carattere.

Tra quei banchi avrei cercato, dunque, di saziare la mia curiosità e di appagare il mio piacere per l’assaggio di un buon vino, ascoltando con vivo interesse e rilassato compiacimento quanto quegli artigiani del vino avevano da raccontarmi sicuro che, alla fine, sarei tornato a casa con la memoria di aver assaggiato dei veri “pezzi unici”.

 

VINI ALCHEMICI

Nascono dal rapporto stretto tra l’uomo e la natura! Nulla di più! Un’unione primordiale che solo l’Evoluzione ha scisso ma che di fatto, sono e lo sono sempre stati due facce della stessa medaglia. Ogni sfumatura gustativa di un vino alchemico è l’espressione netta e definita della storia del grappolo ma non solo limitata all’annata di quella bottiglia, ma a tutta memoria che quelle viti hanno accumulato nel loro ciclo vitale e ancora oltre. Perché le radici affondano in una terra antica, a sua volta portatrice di una memoria arcaica, primordiale. Ed ecco che il cerchio si chiude sul principio di ogni cosa, quando l’uomo e Natura era un tutt’uno!

Un vino alchemico deve esprimere armonia, equilibrio, coerenza non strettamente nell’accezione organolettica ma esprimendo consonanza, connessione, sintonia con quelle forze della natura che hanno generato la materia prima. Sintonia e musicalità, sono le due espressioni che ricorrentemente emergevano dalla mia conversazione con Oreste Sorgente, viticoltore alchemico di Canneto Pavese, che mi ha fatto fare alcuni tra i migliori assaggi della giornata: il Ca’ Barnaba e il Foglia nera.

 

 

  • Ca’ Barnaba 2015 (Barbera e Croatina)

Grandissimo naso di frutti rossi e sorso succoso con sfumature di incenso. Il palato, pregno di aromi terziari, si estende in finale balsamico di notevole lunghezza.

  • Foglia nera 2015 (Pinot Nero)

Colore naturalmente brunito dall’olfatto vibrante con note catramate e sottofondo di torba e frutti neri che si ritrovano intatti ad ogni sorso.

Cantina Alchemica Helianthus di Sonia e Igor Pasquale

 

 

  • Mordigallina 2015

Con la costellazione del Cigno impressa in etichetta che, originariamente gli Arabi associavano ad una gallina, questo uvaggio di vecchie viti si esprime con tonalità decise e naso ricco di frutti a bacca nera su note speziate. Il sorso ampio, richiama pepe e tabacco nel finale.

  • Ireo 2016

Vecchie viti a bacca bianca, un mese macerazione sulle bucce e fermentazione lenta, lentissima a dare un vino dal colore caldo, intenso con tonalità arancio vivo brillante. Un vino meditativo che con il passare de tempo diventerà più ricco e complesso.

Cantina Alchemica Light of Nature di Giorgio Mercandelli

 

 

  • Lanthano Rosso 2013

Il vino è memoria liquida della pianta che il frutto nasconde (dal greco lanthanon, nascosto). La lunga fermentazione del grappolo intero dona un colore marcato, intenso, impenetrabile e arricchisce il naso di una complessità aromatica davvero grandiosa. Il sorso è (inaspettatamente!) scattante, sapido, grintoso e lungo.

  • Lanthano Bianco 2013

Colore dalle tonalità marcatamente ossidative, si esprime al naso con note di frutta secca e foglia d’alloro. Riferimenti delicatamente balsamici si espandono in un sorso asciutto, non lunghissimo ma ben definito e dal finale medio.

 

Vigna cunial

  • Monteroma brut 2018 (Malvasia Casalini)

Da un antico clone di Malvasia di Parma, recuperato e messo in produzione in questa azienda solo da pochi anni, questo spumante colpisce non per i tipici aromi della più famosa Malvasia di Candia Aromatica, ma per le accattivanti note rustiche che richiamano le nocciole tostate e il lievito. Il sorso delicato e succoso, anche se non lunghissimo, è accarezzato da una bollicina fine e persistete.

 

Cantina Carta

  • Malvasia di Bosa Filet 2018

Piero Carta nella sua unica etichetta ha chiuso un cerchio di ricordi familiari che partono dalla sua infanzia: la Malvasia di Bosa, che il nonno piantò e i filet, i merletti sardi dalla caratteristica quadrettatura, che la nonna amava fare. L’assaggio di questo vino, con Piero che mi racconta della sua terra, assume un misticismo ancestrale davvero unico. Il metodo ”flor” da vecchie botti mantenute scolme, dona un complesso di  aromi antichi che si combinano a fiori di campo e camomilla preparando ad un sorso succoso, tattile e dal forte accento di miele d’acacia e erbe officinali.

 

Château Tour Blanc

Vini longevi dal bouquet ricco e delicato con una beva succulenta e lunga! È l’Ugni Blanc ovvero sia il Trebbiano, nei cloni toscano e spoletino, portato in Francia dai Romani dopo la conquista della Gallia.

  • Vieilles Vignes 2011 (Trebbiano Spoletino)

Nonostante i suoi otto anni è ancora uno “young boy”, come l’ho definito nella mia piacevole conversazione con Sandra Mascarenhas, titolare dell’azienda.

Un’esplosione grandiosa di aromi che richiamano fiori e agrumi freschi. Il sorso è un progredire di emozioni: agrumato, frutta esotica su un finale che richiama la scorza d’arancia e un pizzico di pepe bianco.

  • Papillon de Nuit 2010 (Trebbiano Toscano)

Anche qui la longevità ha fatto bene il suo lavoro! Note evolutive che spaziano dagli agrumi alla frutta secca lasciando spazio a un richiamo al fieno bagnato e sostenendo un sorso freschissimo.

 

UOU Marinko Pintar

Salvare le vecchie viti dall’abbandono! È questo lo scopo del piccolo Consorzio sloveno “UOU” che in lingua madre significa “bue”. Marinko Pintar è uno di loro e mi ha fatto assaggiare dei vini grandiosi che portavano dentro la forza e la robustezza delle rocce armonizzate da una magica eleganza.

  • Malvasia 2018

Dodici giorni di macerazione sulle bucce, regalano un naso dalle marcate note floreali e sfumature tropicali che sottendono un sorso è freschissimo, sassoso, pulito, coerente, lungo.

  • Rebula Ivanka 2017

Colore marcatamente dorato e naso floreale con note di frutta secca e miele. Dopo 20 giorni di macerazione, il sorso ampio, fresco, complesso su un finale resinoso.

 

Abbazia San Giorgio

Quattro chiacchiere con la simpatica Mavi, rappresentante dell’azienda di Battista Belvisi, mi hanno fatto apprezzare ancora di più questi vini che in parte già conoscevo. Ciascuno dei vini assaggiati mi ha regalato l’immagine del carattere energico e vitale di quell’isola dalle piante nane sperduta nel mare di Sicilia: Pantelleria!

  • Lustro 2018 (Caratarratto)

Naso floreale con sfumature salmastre. Sorso lungo, sapido, ampio, tattile e speziato.

  • Cloè 2018 (Nerello Mascalese)

Vinificazione in bianco di Nerello Mascalese, pochi  giorni di macerazione sulle bucce e affinamento di in acciaio. Il risultato è un vino dal colore vermiglio e dal profilo gusto-olfattivo complesso: floreale con note agrumate e di pompelmo rosa al naso sostengono un sorso più rustico e dal finale speziato.

  • Magico passito 2015 (Zibibbo)

Colore dorato con naso floreale con richiami di zagara. Sfumature di miele e fiori di campo arricchiscono l’olfatto. Il sorso è fresco, ampio, complesso, ricco, lungo.

 

Enoz

  • Il Chaos 2018 (Primitivo)

Un primitivo del casertano che mi ha davvero stupito per le sue caratteristiche completamente diverse dai più noti pugliesi e materani. Naso vegetale con sfumature di piante aromatiche e rovi di more supportano un sorso fresco, minerale, ampio dove si fanno largo piccoli frutti rossi e mirtilli su un finale decisamente lungo e durevole.

 

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