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Kink: desiderio, controllo, tensione. Il concept della nuova drink-list del Veleno Club

“Kink non è un menù. È un sistema di potere liquido”. Esordisce così Mario Farulla, bartender del Veleno Club in piazza del Teatro di Pompeo a Roma, presentando la sua nuova creatura. Un progetto che rifugge il consenso immediato per puntare dritto alla reazione viscerale.

Mario Farulla

Il Concept: Oltre la Comfort Zone

L’obiettivo di Kink è attivare un corto circuito nel cliente. Ogni dettaglio — dal naming provocatorio alla scelta del vetro, fino alla struttura aromatica — è progettato per imporre una condizione precisa: non limitarsi a bere, ma decidere come farlo.

È un gioco di contrasti: controllo travestito da libertà. Il cliente crede di scegliere, ma è in realtà guidato attraverso un percorso sensoriale fatto di sfide e provocazioni. Kink non coccola, non semplifica e non spiega; mette l’ospite di fronte al calice e lo costringe a fare i conti con l’esperienza.

Un approccio che punta alla memoria, perché, come sottolinea Farulla, se un drink si può dimenticare, un’esperienza autentica resta impressa.

Gli assaggi: tecnica e suggestioni

Il welcome drink, un twist del Death in Venice di Tony Conigliaro, con un dash di assenzio, segna la cifra stilistica della serata: miscelazione ricercata, citazioni, tecnica.

Kink è evidentemente una drink-list molto ragionata e studiata. Gioca su contrasti forti, accenti gastronomici e piccole sorprese. Il tutto vestito da nomi evocativi su una carta in stile Profondo Rosso, con dettagli erotici e feticisti.

L’ambizione è descrivere i drink non in base agli ingredienti ma alla dinamica del drink, attraverso la sua percezione gustativa e tattile, anche attraverso la scelta del ghiaccio e del bicchiere per il servizio.

Una provocazione visiva per intrigare il cliente con piccanti suggestioni.

Diversi i drink che lasciano il segno. Ecco i nostri preferiti:

Unspoken Rules (Amaro Yuntaku, Paranubes Café de Olla, Olive Brine, Salt, Evo Oil). Architettura impeccabile ed un equilibrio millimetrico tra dolcezza, note tostate e sapidità. l’olio EVO (EVO=EXTRA VERGINE DI OLIVA) contribuisce ad una texture vellutata. Un’espressione corale complessa e riuscita.

Delicate Pressure (Casamigos Agave Blend, Rabitt Bitter, Orsini Soda Spicy Watermelon). Un ingannevole gioco di gentilezza che fonde la freschezza dell’anguria con la note affumicata di agave ed un pizzico di piccante.

The first no. (Amaretto Adriatico, Chartreuse Verte, pineapple Shrub, lime). Intrigante e difficile da tenere lontano – pur essendo un first no – vibrazioni fruttate e speziate, richiamano continuamente verso un sorso fresco e accattivante.

Touch me not (Santiago de Cuba Carta Blanca, Cointreau, Yuzu, Cucumber Cordial). Baricentro spostato su freschezza e intensità aromatica. Non per tutti, ma lo troviamo particolarmente convincente, solare e intrigante.

Control Issue (Etsu Gin, Fresh Cream, Rice, Matcha Tea). Una nota di avena, si fonde con le note più amaricanti del tè verde con una trama cremosa. Un viaggio minimalista in Giappone.

Si avvicendano in carta anche twist di classici e succulenti riferimenti gastronomici, prevalentemente alla cucina romana:

Private Ritual (Mitcher’s Bourbon, MacAllan 12 yo, liquore allo zenzero, Rabitt Summer Edition Bitter) rimanda all’Old Fashioned e forse a un Boulevardier.

Say It Again (London  n.3, Bruschetta, caper Berries Liquor, la Tomato Liquor), è di fatto un Dirty Martini con bruschetta liquida.

Soft Punishment (Altamura Vodka, Garbata Vermouth Rosso, Pecorino, Lemon, Blackpepper), è un’autentica cacio e pepe liquida.

Infine Velvet Restraint (ginarte, Amatriciana Sauce, Pork Jerk) un Bloody Mary “all’amatriciana”.

Conclusioni

Kink non cerca una storia, cerca un confronto. È una proposta che rifugge l’omologazione del “piacevole a tutti i costi” per ambire a qualcosa di più profondo: il ricordo.

Attraverso una provocazione magari imperfetta, ma vera, Veleno Club offre un dialogo vivace con il cliente, lasciando il segno con un’esperienza autentica che va ben oltre l’ultima goccia nel bicchiere.

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Scritto da

Michelangelo Fani, da oltre 15 anni appassionato di vino, distillati e gastronomia. Nel 2010 scrive occasionalmente su Dissapore. Nel 2012 collabora alla guida Bibenda 2013. Negli anni successivi partecipa ai panel per le Guide “ai sapori e ai piaceri regionali” di Repubblica (Lazio, Abruzzo, Marche Umbria, Puglia, Sardegna) e collabora con l’associazione Ateneo dei Sapori. Dal 2019 scrive sulla guida ViniBuoni d’Italia, edita dal Touring Club. Degwineandspirits.com è il suo taccuino di viaggio nel mondo del vino e dei distillati. Perché in fin dei conti, “Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla” (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento – Novecento, A. Baricco).

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