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Alto adige

Intervista a Jakob Gasser, enologo della cantina San Michele Appiano

Jakob Gasser è, dal settembre 2024, l’enologo, il kellermeister, e il direttore tecnico della cantina San Michele Appiano. La cantina, fondata nel 1907, si avvale della collaborazione di 320 soci conferitori che coltivano, in uno dei più importanti comuni vitivinicoli della regione, 390 ettari tra i 400 e i 900 metri di altitudine.

Dopo una doppia laurea presso le Università di Geisenheim e di Udine nel 2017, Jakob ha iniziato a lavorare dal 2019 in cantina a stretto contatto con Hans Terzer, a quei tempi, enologo e persona carismatica che ha influito in modo determinante sul successo in primis della cantina San Michele Appiano e più, in generale, dei vini bianchi altoatesini.

Jakob condivide appieno il motto della Cantina “la qualità non conosce compromessi”; oggi rappresenta la sintesi tra innovazione, tradizione e rispetto per la natura e sta iniziando a tracciare il futuro della Cantina. Secondo il suo pensiero, la vera innovazione va oltre il mero aggiornamento tecnologico e consiste piuttosto nella capacità di recuperare un reale contatto con l’ecosistema naturale e le leggi che lo governano. L’enologo dovrebbe essere soprattutto un profondo osservatore e ascoltatore della terra; solo così la natura può garantire i suoi frutti migliori.

Jakob quanto è difficile portare avanti l’opera del tuo predecessore, Hans Terzer?
È un compito che richiede tanto rispetto per quello che è stato fatto nel passato. Questo però non vuol dire avere paura. C’è spazio per l’innovazione, per nuove idee, per nuove persone. È una situazione molto dinamica.

Hai già qualche idea in cantiere?
Ora, per noi, l’importante è continuare mantenendo la stessa qualità; questo è fondamentale. Le idee inizieranno ad arrivare con il tempo. Man mano che prenderemo una maggior fiducia nel quotidiano, le nuove idee arriveranno sicuramente.

Cosa pensi dei vitigni PIWI?
Li conosco, so cosa sono; in passato ho anche lavorato con i vitigni PIWI. Noi oggi non produciamo vini da uve PIWI, abbiamo qualche coltivatore che ha qualche filare. Al momento però non riusciamo a ottenere la qualità che vogliamo.

Cosa pensi dell’introduzione delle UGA (Unità Geografiche Aggiuntive) in Alto Adige?
Il numero delle UGA è molto ampio; secondo la mia opinione, ci si doveva concentrare su meno UGA ma di maggiore importanza. Noi lavoriamo sull’UGA Schulthaus da 40 anni, un’UGA di tradizione.
Ripeto, il numero è molto elevato e per essere comunicato ha bisogno di tante spiegazioni. L’UGA in certe situazioni può dare dei vantaggi ma non è facile farlo capire al consumatore finale. Quando il vino arriva in America noi dobbiamo spiegare dove è l’Alto Adige e non dov’è una determinata UGA.

Parlando di America, i dazi vi stanno creando problemi?
Facciamo un certo fatturato in USA ma non ci aspettiamo che i dazi ci diano un grosso problema. Il nostro mercato principale è, e rimane, l’Italia.

Cosa pensi del Biologico?
Al giorno d’oggi dobbiamo puntare più sulla sostenibilità che sul biologico. E noi stiamo facendo grandi passi in avanti sia in cantina che in vigneto per la sostenibilità a 360 gradi. Ci stiamo impegnando rispetto al peso delle bottiglie. Una gran parte della nostra produzione ha bottiglie che pesano solo 390 grammi e stiamo lavorando con le vetrerie per ridurlo ancora. Dobbiamo sempre migliorare. In vigneto, dal 2024, non permettiamo più l’uso alcun diserbante e nessun socio si è lamentato. Questo è un segnale importante perché ci dimostra che c’è la volontà, lo spazio per fare altri interventi. Tutti i soci sanno che dobbiamo puntare sulla sostenibilità.

Che tipologia di tappi utilizzate?
I nostri tappi sono 100% naturali, monopezzo o tappi tecnici a base sughero. Al momento non prendiamo in considerazione il tappo a vite perché non vediamo la necessità di cambiare il sistema di tappatura, siamo soddisfatti così.

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Dopo una trentennale brillante carriera in ambito amministrativo finanziario all’interno di un noto gruppo multinazionale, dal maggio 2018 si dedica totalmente al mondo del vino del quale è appassionato partecipe da oltre quindici anni. Sommelier dal 2005 e degustatore Associazione Italiana Sommelier, assaggiatore di formaggi ONAF, assaggiatore di grappe e acqueviti ANAG e degustatore professionista di birre ADB, è relatore in enologia nei corsi per sommelier. È stato responsabile redazionale del sito internet della delegazione AIS di Milano e ha collaborato alla stesura delle guide Vitae e Viniplus. È redattore per la rivista Viniplus di Lombardia, per la quale cura due rubriche, è inoltre autore per la rivista Barolo & Co e per le testate on-line vinodabere.it, e aislombardia.it.

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