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Liguria

Liguria – L’azienda La Felce ed il vino naturale secondo Andrea Marcesini

Ci sono piccoli posti, nascosti in piccole strade anonime, dove piccoli uomini creano grandi ricordi che aspettano solo di essere scoperti ed impressi nella memoria dei fortunati.

È cosi che troviamo Andrea Marcesini presso l’azienda agricola La Felce nei Colli di Luni, anzi a dire la verità troviamo suo padre Franco che ci accoglie un po’ sospettoso, è vendemmia e c’è un sacco di cose da fare, assieme alla moglie Francesca e al cane “da guardia” più socievole della terra. Preso in considerazione il nostro solito orientamento pensiamo di aver sbagliato l’ennesima strada (sono strette e a ragnatela!) quando ci fermiamo davanti ad una casa chiedendo se fosse quello il posto giusto ma fortunatamente lo centriamo al primo colpo!

È un viaggio nel tempo stare da Andrea, la grande casa immersa nei vigneti, il torchio del 1982 ancora utilizzato e perfettamente funzionante, le vasche ed i tini nel garage, i trattori che si alternano e girano a malapena nel cortile della casa, l’andirivieni di persone che passano per un saluto, una chiacchiera, una sigaretta o solo per sapere come va la vendemmia, la sensazione di essere lì per piacere e non per lavoro (ammettiamo che non è il peggiore dei lavori!). E’ vendemmia e c’è da correre visto che ha messo un po’ di pioggia e l’uva va raccolta, Andrea non ci fa mai sentire d’intralcio al lavoro e così, tra un cassone di uva e l’altro, fumiamo e parliamo di lui, del suo modo di fare vino, di come è arrivato all’abbandono della tecnologia superflua e di cosa significa oggi essere vignaiolo e fare vino. Le sensazioni che ci trasmette sono di positività e di voglia di stare fuori dai meccanismi economici, dei trend monovarietali, il suo è un vino fatto dagli uomini per gli uomini. Non è un furbo Andrea, è uno schietto e sincero, non è interessato alle mode, rustico e restio alle limitazioni categorizzate, “Perché dovrei fare un vino che ogni anno è uguale se nessun anno è uguale al precedente?”.  Un francese nei Colli di Luni, che non si mette mai in competizione con gli altri produttori, che li ricopre di elogi per il lavoro svolto senza mai dare la sensazione di essere ruffiano ma con sincera ammirazione e rispetto. Sono le scelte che fanno gli uomini e sono gli uomini che fanno i vini ed in questo caso, come in pochi altri, quest’affermazione trova un esempio perfetto. C’è della poesia e assoluta maestria nel vedere come Andrea analizza sul momento le caratteristiche dell’uva che arriva in azienda e ne decide il tino di destinazione, non ci sono macchinari ingegnosi, analisi di laboratorio, esperti alchimisti di pozioni, solo il suo naso, il suo palato e l’esperienza che si tramanda nel sangue da generazioni, che si assottiglia e che sedimenta diventando movimenti, scelte e consapevolezza immediata delle azioni da compiere. La storia della famiglia è da sempre legata alla terra, alla storia ed al tramandarsi di piccoli riti e consuetudini, anche le vigne avrebbero tante storie da raccontare e tante stagioni da descrivere, come la più vecchia che vanta adesso quasi 90 anni di eccelso ed ininterrotto servizio. Racconti di storie di famiglia e di territorio come l’utilizzo del sistema a pergola per l’allevamento delle viti al fine di avere lo spazio per poter piantare ortaggi al di sotto, come patate, abitudine ormai abbandonata ma che rievoca quel romanticismo talvolta dimenticato. Il tempo passa e le cose da fare sono tante, così mamma Francesca ci invita a pranzo vista l’ora e noi, che ci sentiamo quasi a casa, accettiamo entusiasti.

Dopo il pranzo assaggiamo i vini, sulla stessa tavola dove abbiamo appena pranzato, la casa, la famiglia ed i riti sono parte integrante dell’azienda e dei vini, tutto è miscelato come in un perfetto cocktail e niente sembra stonare. Dell’assaggio vi diremo tra poco, prima vi vogliamo dire di quando papà Franco ci ha portato per le vigne di collina più alte raccontandoci durante il tragitto le origini della famiglia. Una memoria storica in camicia e scarpe da lavoro. Ogni oggetto, ogni angolo di vigna, ogni passaggio in cantina nasconde dietro di sé una storia ed un aneddoto, come la botte, ormai non più in uso che viene gelosamente custodita nel garage con un pannello al suo interno utilizzato per nascondere i rifugiati durante la Seconda Guerra Mondiale. Ci si dimentica troppo spesso che dietro ogni bottiglia di vino ci sono tomi di racconti, storie, tradizioni e filosofie che dovrebbero essere almeno raccontate per riuscire a viverlo un vino, non solo apprezzarlo e goderne.

L’azienda produce vino da sempre, ma solo dal 2001 è possibile trovare i prodotti imbottigliati e venduti. Le etichette prodotte sono 10, 3 vini da tavola, 6 I.G.T. ed una D.O.C.. La scelta di Andrea è chiara, “una volta non c’erano così tante ricerche sulle varietà dell’uva, nessuno sapeva con certezza se in un filare di Trebbiano ci fosse una pianta di Albarola e si vinificava tutto insieme”. Oggi non si può certamente ovviare a questa conoscenza ma passando per le vigne dell’azienda non è difficile trovare degli intrusi tra i filari, sparute e solitarie piante di uve rosse che tentano di confondersi tra i grappoli bianchi di Vermentino, Trebbiano, Malvasia di Candia, Albarola, Albana di Romagna. Solo dopo aver conosciuto Andrea, suo padre e la famiglia la scelta di focalizzare la produzione oltre le D.O.C. sembra palese ed inevitabile. Lavorare fuori dalle rigide costrizioni dei disciplinari concede la libertà di esprimersi e la possibilità di racchiudere parte di sé in una bottiglia mantenendo fede alla volontà di divulgare, trasmettere e valorizzare l’eredità di uno scorcio di mondo. Le scelte di Andrea sono drastiche e poco volte ad un consumatore inesperto, lunghe soste sulle fecce che conferiscono sapidità e freschezza molto accentuate, lunghi tempi di contatto con le bucce, rimontaggi manuali e utilizzo di chimica ridotto all’osso in favore delle naturali azioni antiossidanti e protettive delle materie prime. Sapori ed aromaticità che non si approcciano delicati ma potenti con l’intenzione di stupire, stravolgere e colpire palati e nasi, estrazioni pazienti ed intense che riescono a rubare tutta l’anima di ogni singolo chicco, dando valore al terreno, al tempo, alle piante che, come vecchie signore, hanno bisogno di pazienza per raccontare tutto quello che sono. Scontrosi, diretti, senza ninnoli, mai faziosi, non si presentano e non chiedono mai permesso, non assecondano le consuetudini, non cercano approvazione e non sono mai accomodanti, questi i vini, questo il Marcesini!

Ve li presentiamo adesso!

Monte dei Frati 2017, Colli di Luni Vermentino D.O.C.

Monte dei Frati nasce dalla selezione delle uve delle vigne in collina e di quelle intorno all’azienda, sottoposto a 2 giorni macerazione e fermentazione passa i successivi quattro mesi in contatto con le fecce in tini di acciaio prima di essere filtrato ed imbottigliato. L’unica etichetta sottoposta a filtrazione ed unica D.O.C. dell’azienda. Parole d’ordine mineralità, freschezza e sapidità. Le note minerali, calcaree e saline sono limpide al primo impatto. Rappresentativo e fedele del Vermentino con aromi vegetali di ginestre e piccoli e delicati fiori bianchi che svelano leggere sfumature quasi piccanti e pepate. È il vino più “semplice”, inquadrabile e comprensibile dell’azienda nonostante i toni rudi e diretti.

Non Sempre 2016, Liguria di Levante I.G.T.

Il Vermentino secondo Andrea! Dalla stessa vasca del Monte dei Frati viene presa una parte che diventerà il Non sempre. Nonostante le stesse condizioni di partenza questa etichetta si differenzia per l’affinamento e maturazione di un anno sulle fecce ed il fatto che non sia filtrato prima di essere imbottigliato. Si presenta comunque limpido alla vista ingannando sulle aspettative, la sosta esasperata sulle fecce regala una complessità inaspettata e spiazzante, alla base aromatica del Monte dei Frati si aggiungono profumi che sfociano su eleganti aromi terziari ricordando pasta briseè e diplomatici. Dove sconvolge è in bocca, il corpo di un grande bianco da invecchiamento è snellito e modellato da una freschezza tagliente e quasi astringente che viene incitata e sostenuta dalla sapidità incessante che trascina fino ad un retrogusto di mandorla amara persistente che si inserisce in maniera armoniosa in questo turbine di intensità. Se ne trovaste una bottiglia vi consigliamo di farla vostra perché, come dice il nome, questo vino è fatto Non Sempre!

In Origine 400 2017, Liguria di Levante I.G.T.

In crescendo, seguendo una strada in leggera salita, seguiamo i vini nello scoprire, passo passo, quello che Andrea ha cercato di farci capire di lui e delle sue viti. Un nome che evoca il passato, le storie e qualcosa di dimenticato.  Già al primo sguardo, il colore oro antico con tratti ambrati, sembra riportarci un po’ indietro negli anni anche con gli aromi di miele e cera lacca.  Un incontro tra Trebbiano, Vermentino e Malvasia di Candia che attraversa 21 giorni di fermentazione e macerazione per poi riposare i successivi 9 mesi sulle fecce e che termina il viaggio verso la bottiglia senza subire alcuna filtrazione, l’obiettivo è mantenere ogni singola essenza e ricordo.  Gli accenati sentori eterei e balsamici ci fanno pensare ad un leggero equilibrio al palato ma, come con tutti i vini di Andrea, rimaniamo attoniti quando realizziamo che la leggera astringenza è il contrappeso perfetto per la freschezza che si sviluppa in bocca e che deve sorreggere un corpo da rosso. Vibra, si muove, non si stanca mai, senti che ogni secondo che passa ha una sensazione nuova da proporre, da farci scoprire e raccontare. Complessità rara e mutevole che ci porta al palato ricordi di pasta di mandorle e pan di zenzero. Un vino che non ha bisogno di essere accostato a niente per essere apprezzato se non alla pazienza ed alla curiosità di chi lo beve.

Riassunto Sedici 2016, Liguria di Levante I.G.T.

Come per la maggior parte dei vini dell’azienda il nome sull’etichetta dice molto. Diverso ogni anno, il vino è composto da un assemblaggio di Vermentino, Trebbbiano e Malvasia, sottoposto a macerazione e fermentazione per un periodo che va dai 2 ai 4 giorni viene infine lasciato  riposare in contenitori di acciaio leggermene scolmi per 6 mesi per favorire delle note ossidative che vanno a caratterizzare questo vino in maniera unica. Durante questo periodo il vino non giace, come consuetudine e caratteristica dell’azienda, solamente sulle sue fecce, vengono infatti aggiunte le fecce derivanti dai tini dei Non Sempre, del Monte dei Frati e del In Origine. Prima di poterlo bere è necessario aspettare altri otto mesi che il vino passa in bottiglie di ceramica. Più che un vino, un ritratto scolpito nel tempo di un intero anno di lavoro. Una fotografia di quelle dove tutta la famiglia si è riunita, una di quelle che vanno conservate perché così rare. Il Riassunto è prima un’idea e poi un vino. È la volontà di far capire se stessi, di strizzare tutti i progetti realizzati in un abbraccio di abbandono. Il giallo oro antico lo inquadra come un vino complicato, a cui bisogna dare attenzione ed ascolto.  In soli dieci minuti gli odori cambiano mille volte! Su un palcoscenico di profumi ossidati ed eterei si alternano profumi di erbe officinali, pietra focaia, accenni di pasticceria per terminare con la terra e foglie secche. Il palato non ha difese contro la potenza di questo vino che, nonostante un corpo imponente, libera la papille attraverso riverberi salati bilannciati da una sensazione tannica delicata ed elegante. Si distende sul finale con pasta di mandorle e un leggero miele che si ancora alla bocca senza nessuna voglia di abbandonarla.

Questi i vini di Andrea. Vini che seguono una sequenza ben definita e che va sempre presa in considerazione quando si assaggiano.

Uomo. Vigna. Uva. Idea Vino.

 

Azienda Agricola La Felce

Logo azienda La Felce

Indirizzo: Via Bozzi, 52 – 19034 Ortonovo (SP)
Telefono: +39 0187 66789
Cell: +39 331 3138340
Email: lafelce.marcesini@libero.it

 

 

 

 

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