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Cooperativa Cincinnato e la verticale 2004 – 2014 di Nero Buono Ercole

A Cori una piccola cittadina ubicata a sud di Roma, in provincia di Latina, le gesta di un antico Console romano Lucio Quinzio Cincinnato, non solo hanno dato il nome alla Cooperativa di cui ci accingiamo a parlarvi, ma hanno permesso al vitigno, da cui nasce l’omonimo vino : il Nero Buono, di trovare i terreni su cui insediarsi definitivamente.  Si narra che proprio Lucio Quinzio Cincinnato abbia portato a Cori, diversi secoli prima della nascita di Cristo, questo vitigno autoctono che la Cooperativa  Cincinnato ha da prima riscoperto e poi rivalutato.

Nata nel 1947 raggruppa oggi ben 200 soci per un totale di 400 ettari vitati, tutti raggruppati nel territorio della D.O.C. Cori, un territorio vulcanico nei cui terreni argillosi trova vita oltre al Nero Buono anche un altro vitigno autoctono : il Bellone.

Una Cooperativa Sociale che nel 2002, con la presidenza di Nazzareno Milita, ha stabilito un nuovo punto di partenza nel suo percorso enologico,  puntando sulla qualità e abbandonando i vecchi canoni ancorati alla quantità, concetto tanto caro ai vignaioli laziali di quel tempo.

Per conseguire questo traguardo si è puntato su una remunerazione delle uve legata al raggiungimento di obiettivi  stabiliti da linee guida proposte annualmente dalla cooperativa. In questo modo solo chi ha ben lavorato in un certo arco temporale, puntando su una riduzione delle rese nelle vigne, ha visto i suoi sforzi ben ripagati, con un prezzo al quintale delle uve che spesso risulta essere il triplo rispetto a coloro che hanno scelto di non modificare la  produzione, mantenendo uno stile ancora  legato a vecchie consuetudini. Un procedimento questo che si prefigge di portare  sempre più produttori ad operare  radicali cambiamenti verso il concetto di qualità anche in virtù di una remunerazione più elevata.

Così il vino di cui ci accingiamo a parlarvi attraverso il racconto di una  verticale storica e caratterizzato anche da un ottimo rapporto qualità / prezzo (lo possiamo trovare in enoteca a € 13,00), ci mostra che se ben fatti  anche vini poco blasonati sono capaci di durare e evolversi nel tempo, grazie anche alle caratteristiche di sapidità e mineralità, che sono tipiche di questo territorio. Bisogna dunque rendere merito all’enologo Carlo Morettini, per aver rispettato ed esaltato il terroir di queste zone.

La verticale a cui siamo stati invitati si compone di ben 11 annate di Nero Buono a partire dal 2004 fino al 2014  e ci ha mostrato che questo vitigno, poco conosciuto, è in grado di regalare buone sensazioni con il passare del tempo con punte di eccellenza, spesso legate alla particolare annata in cui si è prodotto il vino .

Si è deciso di partire con l’annata più vecchia la 2004 che, pur dimostrandosi ancora viva, perde parte della sua ricchezza risultando poco persistente pur mantenendo una scia sapida espressione dei luoghi da cui nasce. Grande stupore suscitano le annate che seguono 2005 e 2006 che, sono completamente diverse. Nella prima troviamo  un frutto croccante in evidenza, mentre la seconda tende verso note speziate. Entrambe ci mostrano ancora tanta irruenza  e freschezza, e pur tenendo presente che trattasi di vini con oltre 10 anni di vita ci viene voglia di  pensare di aspettarle ancora qualche anno prima di darne un giudizio definitivo. L’annata 2007 è una bellissima sorpresa, il migliore assaggio della giornata, note agrumate si intersecano con profumi speziati e balsamici, in bocca risulta fresco, elegante e sapido, con un finale persistente di arancia sanguinella. La 2008 e 2009 ritornano nella norma,  sapidità e acidità tornano ad essere il filo conduttore del vino pur con caratteristiche che risultano essere espressione delle diverse annate. Nella prima caratterizzata da un’annata molto calda con scarse precipitazioni, la frutta matura si percepisce immediatamente. Un nuovo picco di eccellenza si raggiunge con l’annata 2010, ricchissima, con profumi di viola e spezia che si accompagnano a note balsamiche e di agrume. Tanta ricchezza all’assaggio con sapidità e acidità che sanno trovare un buon equilibrio tra loro, per chiudere con un finale di spezia dolce e agrume che rendono questo vino molto accattivante. La 2011, l’annata che vede inserire nell’etichetta il nome Ercole in onore del tempio di Ercole presente in questi luoghi, aveva il compito di dare un identità ben precisa a questo vino, di cui si producono 35.000 bottiglie l’anno, poiché proprio in questa annata diversi viticoltori della zona decisero di puntare sul Nero Buono.  Questa annata diventa quindi un naturale spartiacque per comprendere quali siano realmente i tempi di affinamento necessari per questo vitigno, affinché raggiunga un  buon equilibrio gustativo. Così le annate più recenti, la  2012, 2013 e 2014, mostrano tutte quelle  note di gioventù tipiche di questo vino, con un tannino spesso ancora spigoloso ed irruento e un’acidità che  sovrasta quella nota sapida che aveva caratterizzato positivamente tutti i precedenti assaggi. In tutte riscontriamo un piacevole frutto croccante ben abbinato a note agrumate, con un assaggio che vede  il passare degli anni risultare l’elemento fondamentale per la sua piacevolezza.

Scritto da

Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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