Un weekend all’insegna del maltempo, ma si parte lo stesso sperando che le previsioni non siano totalmente azzeccate alla volta di Bastia d’Albenga, per incontrare Caterina Vio, dell’azienda vitivinicola Bio Vio.
Una famiglia, composta da Aimone e da Chiara e dalle tre figlie Caterina, Carolina e Camilla, che ha da sempre lavorato la terra, producendo ortaggi, erbe aromatiche e dal 2000 vini che hanno riscosso il favore della critica di settore.
Le lavorazioni sono in biologico: recentemente vicino alla cantina è stata aperta una struttura ricettiva molto accogliente e a pochi metri, gestita da mamma Chiara e da Carolina, l’OrtOsteria Renè.
Renè- Renato- era il papà di Aimone, nonno delle tre meravigliose figlie, quello che faceva il vino per casa ma aveva avuto l’acume e la lungimiranza di acquistare un terreno terrazzato alle Marixe, un rilievo poco distante dal centro di Bastia, molto vocato per la viticoltura grazie ai suoli ricchi di argilla e di ferro.
È proprio in questa vigna che inizia il viaggio e il racconto di Caterina, enologa e mamma di due splendidi bambini, che con il marito Vincenzo, anche lui enologo, e papà Aimone seguono la vigna e la trasformazione delle uve in cantina.
“ Le Marixe è la vigna di proprietà dove si riesce ad arrivare facilmente con un’auto, mentre per raggiungere gli altri appezzamenti devi usare il fuoristrada o il trattore… Nella nostra zona si è sempre fatto il vino, ma solo per uso casalingo: verso la fine del Novecento è iniziato il periodo d’oro, in cui sono nate molte cantine, grazie alla ricerca di elevare la qualità dei vini bianchi, soprattutto del Pigato, vitigno principe della zona”.
Le terrazze in cui sono allocate le viti, condotte a cordone speronato, sono circondate da ulivi e da macchia mediterranea: alberi di pesco, cespugli di timo, borraggine e altre erbe spontanee fanno percepire la biodiversità che è stata preservata. Un vento fresco spira teso e Caterina sottolinea quanto sia sempre areata la zona, in tutte le stagioni: un alleato prezioso, dato che il grappolo del Pigato, piuttosto serrato può andare incontro a fenomeni di marciume, specie intorno al periodo di vendemmia.
La vendemmia è uno dei momenti più delicati ed è per questo motivo che le persone scelte sono quelle che lavorano da sempre con la famiglia Vio, che conoscono bene le vigne, proprio per essere sicuri di portare i grappoli più sani pronti per essere avviati alla fermentazione.
Caterina prosegue raccontando quanto sia grande il loro lavoro in campo, a gestire il verde, per proteggere il grappolo e per permettere all’aria di circolare: oggi il viticoltore è proprio continuamente sfidato dal cambiamento climatico e ogni anno si deve veramente capire come gestire la pianta.
Oltre alle Marixe l’azienda ha vigneti nella zona di Salea e in quella collinare di Ranzo, lungo la Valle Arroscia, per un totale di circa 10 ettari.
Dopo l’esperienza in vigna si torna in azienda, nell’ampio salone di casa che è anche il luogo dove agli ospiti dell’agriturismo viene servita l’abbondante e golosa colazione, con prodotti tutti a chilometri zero e marmellate prodotte da Chiara e Carolina.
Inizia la degustazione con il Vermentino Aimone, che unisce i vini ottenuti dalle uve provenienti da piccoli appezzamenti, tra cui una vecchia vigna di 70 anni, ad alberello, con una bassissima resa. Per tutti i vini la vendemmia viene fatta in due tempi diversi, una precoce, per avere una bella acidità e la seguente a piena maturazione, per arrivare a portare nel calice complessità e struttura. Vinificazione in acciaio e bâtonnage per circa 4 mesi.
Il Pigato che assaggiamo per primo è il Ma-renè annata 2024, imbottigliato da pochissimi giorni, dedicato al nonno Renato e nel prefisso Ma, il ricordo del vigneto Marixe che egli volle assolutamente comprare. Il Pigato era il vino della festa, della domenica, quello che si apriva quando si accoglieva il prete in casa ed era sempre l’ultima varietà ad essere raccolta. Un’annata, la 2024, piuttosto difficile, a causa delle piogge proprio a settembre, molto copiose e insidiose per l’attacco della botrite, ma sicuramente quello che si ritrova nel calice è un vino preciso, elegante, tipico, con i sentori erbe aromatiche, di pesca, di fiori gialli e una bella sapidità che si allunga nel finale.
EsSenza è il Pigato che viene prodotto senza aggiungere solfiti: profilo olfattivo che si svela a poco a poco e una personalità e presenza in bocca che lo rende molto interessante e particolare.
Bon in da Bon (veramente molto buono!) è l’esclamazione che fece Il padre di Aimone quando assaggiò per la prima volta questo Pigato, pensato proprio come si faceva una volta, cercando di raccogliere le uve stramature: lunga sosta sulle fecce fini e profumi eleganti e complessi, con accenni di sentori di idrocarburo, tipici del vino che matura qualche anno in bottiglia. Un sorso pieno, equilibrato e dalla bellissima persistenza gusto olfattiva.
Grand Père è invece la versione sempre di Pigato che viene prodotta unicamente in annate speciali e affina in botti grandi di legno, dopo una fermentazione con macerazione sulle bucce di 20 giorni.
L’azienda Bio Vio coltiva ancora il Rossese di Campochiesa (niente a che vedere con l’omonimo di Dolceacqua), autoctono della zona con il quale si produceva il “nostralino”, un vino cosiddetto leggero perché non maturava mai bene e dava vini poco colorati: la scelta è stata quella di utilizzarlo per fare un rosato, dedicato alle 4 donne di Casa. Ecco quindi il succoso e piacevolissimo 4C, a celebrare Chiara e le figlie Carolina, Camilla e Caterina appunto. Contatto con le bucce di circa due ore e vinificazione in bianco, 5 mesi di bâtonnage.
Per quanta riguarda i lieviti, vengono usati quelli selezionati 9 anni fa nelle vigne di proprietà.
Per quanto riguarda i vini rossi viene prodotta una Granaccia in purezza, Gigò. Il vino matura in tonneau per 4 mesi.
Il Rossese U Bastiò viene ottenuto utilizzando il clone Dolceacqua.
La degustazione si è conclusa con il passito da Pigato, non presente in tutte le annate: le uve vengono raccolte surmature e fatte disidratare stese all’esterno e coperte la notte, per circa un mese e mezzo, e successivamente vinificate in bianco con i lieviti indigeni. Un vino in cui la percezione zuccherina non è prevaricante, anzi è molto ben sostenuta dall’acidità che lo rende assolutamente perfetto per una abbinamento con i formaggi.
Una giornata davvero intensa e molto interessante, che si è conclusa con la cena all’OrtOsteria tra piatti gustosi della cucina ligure e una bottiglia di Bon in Da Bon annata 2021 davvero strepitosa e indimenticabile.

Medico Psichiatra, stregata da Dioniso, divento sommelier nel 2013, Degustatore Ufficiale nel 2014 e Miglior sommelier della Liguria 2019. Nel 2016 nasce il mio blog wineloversitaly e dal 2018 sono molto attiva sui Social con il profilo @wineloversitaly. Nel 2021 sono la vincitrice del sondaggio proposto da The Fork nella categoria Wine Influencer. Ideatrice e Curatrice della prima guida Social " I vini del cuore" che uscirà a fine 2021. Collaboro come Social media coach con aziende e partners del mondo del vino. Non smetto mai di studiare: ho superato il Wset level 3 con il massimo dei voti. Comunicare il vino con passione e rispetto è il mio desiderio e il mio impegno.
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