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Conclusa la nona edizione di Italian Taste Summit: “viviamo in uno stato di allerta importante”

Due giorni dedicati al B2B tra 50 cantine provenienti da tutta Italia e diversi importatori arrivati sul Lago di Garda. Ad organizzare l’evento Joanna Miro che ha dato vita ad un format che mette in contatto importatori e cantine. I migliori assaggi.

Joanna Miro

Un intero evento completamente centrato sulla promozione e sull’export del Made in Italy vitivinicolo che si è contraddistinto per gli incontri one-to-one e la presenza di diverse cantine dei territori italiani (dalla Sicilia al Veneto) ma soprattutto di numerosi importatori: Italian Taste Summit, giunto alla nona edizione, è diventato un punto di riferimento per l’internazionalizzazione tailor made del vino italiano grazie all’idea di Joanna Miro.

Presenti 55 cantine provenienti da diverse regioni d’Italia, dalla Sicilia all’Alto Adige durante le due giornate del 3 e 4 febbraio a Borgo Machetto Country Club & Golf a Desenzano sul Lago di Garda: “il futuro del vino italiano dipende dalla capacità di differenziare le fonti di fatturato – racconta la fondatrice dell’evento – tra le grandi aziende che dovrebbero sfruttare la nuova legge sui vini dealcolati, e quelle medio-piccole che dovrebbero concentrarsi sull’enoturismo e sulla vendita diretta, che offre margini di guadagno superiori rispetto alla vendita tramite intermediari”. Secondo Miro, queste due strategie permetteranno anche di attrarre le nuove generazioni e raggiungere i target di fatturato: “girando il mondo come trottole non si fa uscire automaticamente il vino dalla cantina – precisa la fondatrice di Italian Taste Summit – La forza del format risiede nell’approccio altamente personalizzato, che si adatta alle specifiche esigenze di ogni produttore, che non solo promuove il vino italiano ma lo inserisce in contesti strategici e competitivi a livello globale. Questo modello ha permesso all’Italian Taste Summit di emergere come piattaforma privilegiata per il business e il networking tra produttori, buyer e media”.

I mercati da tenere d’occhio? Per Joanna Miro sono dunque in ordine di importanza per la crescita dei consumi del vino, Russia e Messico in primis, poi Polonia, Estonia, Romania, Irlanda, Benelux, Danimarca: “viviamo in uno stato di allerta importante dopo i precedenti due anni, e in particolar modo il 2023 che ha visto una forte frenata nell’export principalmente dipesa da tre mercati: Germania, Usa e Cina – sottolinea l’ideatrice dell’evento – Gli Stati Uniti avevano da smaltire gli stock post Covid, la Germania deve risolvere i problemi economici e si spera che con Merz ciò avvenga.“. Non solo riflessioni e confronti ma spazio anche per la stampa con le degustazioni dedicate, oltre che per gli 80 buyer esteri che hanno avuto modo di incontrare le aziende partecipanti grazie alla formula “business speed dating”, dove ogni incontro tra produttori e buyer è pianificato nell’ottica delle nuove esigenze sui mercati internazionali e in base agli obiettivi commerciali da raggiungere.

I migliori assaggi

San Salvatore 1988 – Pian di Stio 2023

Azienda agricola e laboratorio a cielo aperto per una produzione consapevole ed ecosostenibile, la cantina della famiglia Pagano promuove il Cilento e qui vi consigliamo Pian di Stio, Fiano biologico che nasce da piccole parcelle selezionate a 650 metri d’altezza. Elegante e dalla forte personalità, è un vino fresco e verticale dalla goduriosa beva.

Marotti Campi – Salmariano 2021

Lorenzo Marotti Campi guida un’azienda storica delle Marche che ha nel Verdicchio il suo ambassador principale ma che vede nella Lacrima di Morro d’Alba un vino di grande contemporaneità. In particolare vi consigliamo il Salmariano Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva DOCG, una delle migliori espressioni della varietà. 12 mesi in vasca d’acciaio ed un 20% affinato per lo stesso periodo in piccole botti di rovere francese. Al palato risulta di grande struttura ma con un’ottima acidità che lo sorregge.

Cantina della Volta – Christian Bellei 2016

Cantina della Volta nasce dalla centenaria esperienza della famiglia Bellei, imprenditori vinicoli a Bomporto di Modena dal 1920, di cui l’enologo Christian rappresenta la quarta generazione in attività. Il suggerimento ricade proprio sull’omonimo Christian Bellei Millesimato 2016 da uve di Lambrusco di Sorbara che danno vita a questo spumante che riposa almeno 72 mesi sui lieviti.

Le Cimate – Montefalco Rosso 2021

Vini schietti che Paolo Bartoloni vuole ottenere tramite il lavoro in vigna e in cantina. Ci è piaciuto il Montefalco Rosso, strutturato e dalla buona beva e prodotto da un insolito blend di Sangiovese 60%, 20%, Refosco 10% e Tannat 10% da uve provenienti da vigneti allevati a 400 metri sul livello del mare. Vinificazione in acciaio prima di affinare in barrique francesi e botti di rovere per circa 15 mesi.

Cantine Fina – Metodo Classico 36 mesi

Chardonnay 70% e Pinot Nero 30% per questo metodo classico prodotto dall’azienda siciliana e proveniente da vigne piantate a 900 metri di quota. Il vino riposa sui lieviti 36 mesi ed esprime un buon racconto del lavoro sulla spumantizzazione sull’isola raccontata qui dalla famiglia Fina. Marco, Sergio e Federica portano avanti l’azienda sotto l’occhio attento di papà Bruno.

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Nato in Toscana e cresciuto in Sicilia, dove vivo. Ho iniziato a scrivere quasi per caso, poi anche qualche libro sul rapporto tra mafie e chiesa. Promuovo il Turismo Esperienziale in Sicilia e mi occupo di comunicazione digitale. Scrivo di vino, di cibo e delle cose belle che mi circondano

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