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Un vino diverso, con 3000 anni sulle “spalle” e non sentirli. GRAVNER

Il 2017 si è presentato ed ha iniziato enologicamente parlando e scrivendo come meglio non si poteva. Infatti, fare una cena con degustazione dei vini di Josko Gravner non è cosa da tutti i giorni. In una serata abbastanza fredda (attorno a 0°!!) ed in una magnifica struttura agrituristica etnea, presso Monaci delle Terre Nere, in prossimità di Zafferana Etnea, è stato svolto il tutto, con le spiegazioni fornite sui vini degustati e sulle scelte aziendali da Mateja Gravner, figlia di Josko. L’interesse per assaggiare i vini di Gravner c’è tutto, per svariati motivi, la non facile reperibilità, il fascino che portano con loro per la fermentazione e l’affinamento in anfore georgiane, immedesimarsi nel vino e capirlo. Si, proprio così. A tal proposito è necessario fare una premessa, poichè quando ho detto a qualche amico che aveva già assaggiato i vini prodotti da Gravner, mi era stato detto che “non doveva essere il vino ad andare verso le mie esigenze, ma bensì doveva essere il contrario, ossia chi degusta deve andare verso il vino che si assaggia”. E’ un concetto che vale sempre, ma in questo caso si può dire che è necessario. Detto ciò si inizia con una fase introduttiva fornita da Mateja, dove enuncia i vitigni con i quali producono i vini, i vitigni internazionali quali Chardonnay, Pinot bianco, Merlot etc. non rientrano più nelle produzioni attuali e future e pertanto tali viti sono state tolte e sono state sostituite da vitigni autoctoni del Friuli Venezia Giulia, che equivale a dire Ribolla gialla, Pignolo, Reasling italico. Successivamente spiega la filosofia aziendale, che il prodotto ottenuto deve essere quanto più naturale possibile, su scelte stabilite da papà Josko. Dopodichè si iniziano a servire le prime portate ed al fine di non rendere la serata una lezione di scelte aziendali, vinificazione e di un credo verso la natura, viene fatta una prima pausa, dando ulteriori spiegazioni e successivamente passando fra i tavoli a fine serata.

Josko Gravner fra le anfore

L’argomento centrale è stato la vinificazione in anfora, nonchè tutto quello che comporta ai fini pratici. Le anfore provengono dalla Georgia, poichè l’argilla georgiana à quella che non ha impurità e pertanto quella che funge da vero e proprio contenitore per il vino. Fra le altre cose il vino passerà parecchio tempo nelle anfore, fra fermentazione ed affinamento oltre a quello da svolgere sui tini di legno, nonchè a quello da fare in bottiglia. Morale della favola sono circa sette gli anni prima che il vino venga messo in commercio. Alla domanda che viene fatta del perchè della fermentazione e dell’affinamento in anfora, la risposta è presto data, con grande naturalezza (e non poteva essere altrimenti) poichè è il sistema più antico che sia stato utilizzato e quello che fa si che il vino possa conservare a lungo le sue caratteristiche, oltre ad avere una temperatura costante durante la fase di fermentazione. Infatti a tal proposito Mateja dà la spiegazione anche tecnica, poichè l’anfora consente al vino una longevità maggiore, visto e considerato che i vari processi vengono rallentati. E ne è stata data un’ampia prova facendo degustare una Ribolla gialla del 2007 e del 2008. Altra cosa importante è la costanza nella temperatura che riesce a mantenere l’anfora, tutto questo fa si che che non ci siano “forzature” per la fermentazione. La parte finale si è svolta con un giro fra i tavoli da parte di Mateja, con la quale viene discusso maggiormante il fatto che i loro vini prima di essere messi in commercio devono aspettare qualche anno, oltre al fatto che per qualsiasi vino bisogna portare attenzione e rispetto, ma per i loro in particolar modo. Quando le dico questo gli occhi di Mateja dimostrano soddisfazione ed a tal proposito mi dice che quando le persone vanno in azienda ed assaggiano i loro vini, poi alcuni le scrivono e – mail dicendogli che hanno ritenuto troppo complicati i vini, oppure che non sono piaciuti, ma allo stesso tempo Mateja mi dice che anche se i loro vini non sono stati graditi, anche questo fa parte di un lungo percorso per capire il vino.

Nel primo calice la Ribolla gialla 2008 ed in quello a seguire il Breg bianco. Come si può ben vedere di bianco, ben poco.

Detto questo le schede dei vini degustati è doverosa, con una considerazione da fare per tutti quelli che degusteranno (sopratutto per la prima volta) i vini di Josko Gravner, in particolar modo i bianchi, per la Ribolla gialla in primis, dimenticatevi delle classiche Ribolle gialle da aperitivo o da pietanze delicate, detto in poche parole sono dei rossi camuffati da bianchi!

I vini della serata. La Ribolla gialla 2008 è la prima da destra.

Ribolla gialla 2008 – Gravner

Colore ambrato. A naso è molto complesso, sentori di frutta secca (noci, mandorle), resina, miele di castagno. In bocca è strutturato, con grande freschezza ed alcolicità. Grande progressione ed un’ottima persistenza.

Breg bianco 2008. Una particolarità delle retroetichette è quella che per i vini che fanno lunga macerazione la scritta GRAVNER è in rosso.

Breg bianco 2008 (Chardonnay, Sauvignon blanc, Reasling italico) – Gravner

Colore giallo ambra carico. Sentori di noce moscata, spezie dolci, lieve accenno di note erbacee e ciliegia cherry. Acidità che si percepisce prima di tutto il resto, per poi venir fuori la nota alcolica. Grande struttura e pienezza in bocca. Persistenza buona.

Breg rosso 2004 – Pignolo

Breg rosso 2004 (Pignolo) – Gravner

Rosso rubino intenso. Bouquet notevole con note vegetali e speziate, humus. Sentori che si identificano e che successivamente si fondono tutte insieme. Tannini ed acidità si contrastano degnamente e con carattere, come è giusto che sia. In bocca ha una bella struttura, di personalità, come a naso, ma in maniera non invadente. Tannini “decisi”, ma allo stesso tempo carezzevoli. La retronasale conferma il passaggio in legno. Bella persistenza.

Ribolla gialla 2007 – Gravner

Un giallo dorato carico è il suo colore nel calice. Il bouquet si presenta con sentori più “morbidi”, ma avendo sempre un corredo aromatico ricco, che spazia dalla pesca a polpa gialla, al miele di acacia, per virare sulla cannella. Anche in bocca è meno potente rispetto al 2008. La persistenza è buona e la progressione è notevole. La differenza viene data oltre che dall’annata differente, anche dala fatto della presenza della Botrytis cinerea.

Fabio Cristaldi

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, perché il vino non va bevuto! Il vino va degustato!!

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