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TENUTA DI TORRE IN PIETRA il vino attraverso la storia di importanti personaggi del Lazio

L’Azienda si estende per 150 ettari tra dolci colline di tufo e breccia, particolarmente vocate alla coltivazione della vite, con un’altitudine media di 50 metri sul livello del mare.
Si trova nel comune di Fiumicino, all’interno della zona I.G.T. Costa Etrusco Romana .
I vigneti si estendono per 52 ettari, 8 ettari sono coltivati a oliveto e 80 ettari sono dedicati ai seminativi.
Maria e Margherita Carandini sono le proprietarie.
Filippo Antonelli e Lorenzo Majnoni, figli delle proprietarie, dirigono l’Azienda.
Fabrizio Tomas è l’enologo consulente e Elisabetta Angiuli è l’enologo in cantina.
Ruggero Mazzilli è il tecnico dei vigneti.
L’Azienda Agricola Torre in Pietra Leprignana fu acquistata negli anni ’30 dal Senatore Luigi Albertini, già direttore e proprietario del Corriere della Sera agli inizi del secolo.
Unitamente ai terreni della bonifica di Torre in Pietra, per un totale di circa 2.500 ettari, venne costituita un’azienda modello, specializzata nella produzione del latte (importò per prima in Italia le vacche pezzate nere dagli Stati Uniti e diede vita all’industria del latte “Torre in Pietra”). Si narra che la prima vacca pezzata il senatore la acquisto per 8.000 $ e su fatta arrivare dagli stati Uniti via mare , ma essendo la traversata molto lunga si racconta che avesse tantissima paura che durante la traversata i marinai la uccidessero per assaggiare tanta prelibatezza cosi che fece offrire laute mance a tutti i marini affinchè la facessero giungere sana e salva
Da subito Luigi Albertini (nonno delle attuali proprietarie) intese potenziare l’attività vitivinicola ampliando la cantina esistente nel Castello di Torre in Pietra ed impiantando nuovi vigneti.
L’esistenza dei vigneti intorno al Castello é documentata dal XVI secolo quando il fondo apparteneva alla famiglia Peretti (Papa Sisto V) e si hanno notizie sui vigneti e sulla cantina anche durante i successivi possessi delle famiglie Falconieri, Carpegna e Florio.

la collina di Tufo dove è scavata la cantina

Ancor prima nel 1400 la struttura era un fondo agricolo fortificato , ma solo solo con Papa Sisto V essa divenne un castello edificato per la sorella Camilla Peretti , la famosa “Sora Camilla” della tradizione romana.
L’acquisto della famiglia Falconieri evidenzia in modo evidente la produzione del vino in questo luogo, sopra la cantina storica scavata nel tufo e ricca di materiale vulcanico , si trovava una vecchia vigna e si può notare sulla sua sommità un canale che finisce verso il basso che veniva utilizzato per far scendere le uve direttamente in cantina dove venivano prontamente lavorate.

osso d mammuth

il cunicolo dove era l’osso

Negli anni trenta scavando un cunicolo di collegamento tra le vecchie grotte sono state rinvenute 2 zanne di mammuth preistoriche, questo forse dovuto al fatto che in questi luoghi esisteva un cimitero di tali elefanti, Una è stata donata ad un museo, l’altra in bella mostra per tanto tempo dentro uno di questi cunicoli, fu trafugata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale che fecero di questi luoghi una loro sede operativa.
Famosa anche per essere stata sede dei carabinieri in tale periodo e proprio qui svolgeva servizio Salvo d’Acquisto che compi un gesto eroico in quei tempi bui per l’Italia tutta.

 

La cantina è’ stata ristrutturata nel 1999 e oggi il locale di vinificazione, sito in una struttura che ancora mantiene il fascino del tempo passato, con il tetto in legno ricco di lucernari, è dotato di un impianto completamente automatico e centralizzato per il controllo della temperatura di fermentazione.
La capienza totale è di circa 7.600 ettolitri., la produzione di vino ammonta a 4.000 ettolitri/anno e vengono vinificate esclusivamente le uve di propria produzione provenienti dai vigneti siti a Maccarese.

la vecchia stalla ristrurata dove vi sono i silos di acciaio

Il luogo dove si trovano le grandi vasche di cemento diviene non soltanto spazio per fare vino, ma anche ricordo di un passato che evidenzia sempre più il fascino di questi luoghi e che si è stati attenti a conservare ed ad esaltare sempre più durante i tanti anni trascorsi.

le vasche di cemento

L’azienda si estende per 150 ettari, in un unico corpo, tutti in Comune di Fiumicino, all’interno della zona DOC “Tarquinia”. I terreni sono a giacitura leggermente collinare, di origine pleistocenica, ricchi di detriti marini, parte franco-sabbiosi (utilizzati per i vini bianchi) e parte franco-argillosi (utilizzati per i vini rossi).
L’azienda si compone di  52 ettari a vigneto, 8 ettari di oliveto,  80 ettari a seminativo e 6 ettari di bosco.
L’esposizione prevalente dei vigneti è a sud e ad ovest, con i filari orientati secondo la pendenza.
Il sistema di allevamento praticato è a cordone speronato basso per le uve rosse ed a Guyot per le uve bianche.
e una densità per ettaro di 5.000 ceppi.
Vengono praticati l’inerbimento dell’interfilare ed il diradamento estivo dei grappoli eventualmente eccedenti.

la facciata del Castello

Il Castello, l’altro elemento caratteristico di questa Tenuta, ha l’aspetto di villaggio fortificato dotato di torri di avvistamento, del fossato e delle mura di cinta, ne testimonia l’origine medioevale. Nel 1254 viene citato tra i possedimenti della nobile famiglia Normanni Alberteschi, poi passa nelle mani degli Anguillara, dei Massimo, dei Peretti. All’inizio del XVII secolo il Principe Michele Peretti, nipote di Sisto V, fa costruire per la zia Camilla Peretti una nuova, grande e sfarzosa residenza signorile.

la scala di accesso ai piani superiori del Castello

Il castello diventa luogo di sontuosi banchetti e battute di caccia. Ma l’altissimo tenore di vita intacca irrimediabilmente il patrimonio familiare e così, nel 1639, la tenuta e il castello vengono venduti ai Principi Falconieri, tra le più ricche famiglie della Roma barocca. Essi chiamano a Torre in Pietra due ingegni del loro tempo: l’Architetto Ferdinando Fuga che realizza la chiesa e il nuovo scalone di accesso al piano nobile, e il pittore Pier Leone Ghezzi cui viene affidata la decorazione degli interni.
Il Castello che oggi ammiriamo è sostanzialmente quello che ci hanno lasciato i Falconieri.

una stanza affrescata

Gli affreschi sono perfettamente conservati: possiamo rivivere i fasti dell’anno giubilare 1725, quando il Ghezzi viene chiamato da Alessandro Falconieri a decorare il piano nobile con scene celebranti la visita al castello del Papa Benedetto XIII.

Nella seconda metà dell’ottocento, i Falconieri si estinguono e Torre in Pietra conosce un’epoca di decadenza, fino a quando nel 1926 diviene di proprietà del Senatore Luigi Albertini che, assieme al figlio Leonardo e al genero Nicolò Carandini, si impegna in una imponente opera di bonifica della tenuta agricola e di restauro del castello, della Chiesa e del borgo.
In questa tenuta sono giunte a lavorarvi fino a 500 persone , oggi Filippo Antonelli e Lorenzo Majnoni la dirigono con estrema cura, la hanno convertita al biologico  e cercano di fornire vini di facile beva come nella tradizione laziale pur attenti alla qualità. Sono riusciti da qualche anno ad ottenere la DOC Roma , giusta gratificazione per vini simbolo di questa importante città
Parliamo dei vini assaggiati:

Macchia Sacra 2016

Macchia  Sacra 2016
da uve  Fiano 100%., crescono su un terreno franco-sabbioso.e viene vinificato  senza aggiunta di solfiti.
Il vino affina un paio di mesi ancora in vasche di cemento e infine in bottiglia per almeno 4 mesi.
Si presenta con un colore giallo-oro, i profumi evidenziano la tipica nota di nocciola e miele completate da note salmastre e minerali, di pietra focaia. All’assaggio ritorna nocciola e miele, buona sapidità e mineralità

 

Roma DOC rosso 2015

Roma  DOC rosso 2015
proveniente da uve  Montepulciano 50%, Cesanese 35%, Sangiovese 15% nasce su terreni  calcareo-argillosi
fermenta sulle bucce per 10 -12 giorni alla temperatura di 20°-23°C, macerazione post fermentativa 7-10 giorni a 28-30°C.  si termina con la fermentazione malolattica spontanea o indotta dopo svinatura.
In serbatoi d’acciaio fino a fermentazione malolattica ultimata, poi affina per  3 mesi in vasche di cemento fino all’imbottigliamento,  prosegue l’affinamento in bottiglia per circa 3 mesi.
Si presenta di colore rosso rubino con riflessi brillanti. Al naso si percepiscono sentori dolci di frutta rossa , visciole mature, all’assaggio appare elegante senza sbavature, un vino di grande armonia e piacevolezza.

Un luogo questo da visitare non soltanto per la cantina ma anche per tutta la storia che conserva in essa e nel castello che la contiene.

Daniele Moroni

Scritto da

Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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