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LA TENUTA DI FIORANO UNA STORIA CHE NON HA FINE ( parte 1 )

L’entrata dell’Amministrazione

Alle porte di Roma, a pochi passi dall’Appia Antica, l’antica strada consolare che si estende da Roma al porto adriatico di Brindisi , mi accingo a visitare una delle tante grandi aziende agricole che sono parte integrante del territorio italiano.
Qui a ridosso del lago di Castelgandolfo, situata in un oasi naturale , si trova la vecchia Tenuta di Fiorano. Alcuni anni fa si estendeva per centinaia di ettari tra terreni agricoli, vigne , oliveti e cave,  oggi, è divisa tra diversi proprietari , tra cui  i due parenti rivali, i Boncompagni  Ludovisi e gli Antinori,
I primi mantengono il vecchio nome della tenuta , in forza della volontà del fondatore della stessa, la TENUTA DI FIORANO,   i secondi con il nome  FATTORIA DI FIORANO , grazie alla quota della ” legittima” spettatagli  .
Torniamo alla Tenuta di Fiorano , un luogo che deve la sua fama alla figura del Principe Alberico Boncompagni Ludovisi,  un uomo attento, preciso , riservato, sposatosi tanti anni fa  e padre di una bambina che a sua volta si è sposata con un membro della famiglia Antinori.

la vigna della Tenuta di Fiorano


Decise di passare gran parte della sua esistenza in questa Tenuta , solo, circondato da persone fidate , dai campi e dalla sua vigna, il luogo dove prende forma la sua esistenza , di cui diventa geloso e poco disponibile a condividerne con altri i vari segreti, e questo è uno dei tanti misteri che hanno avvolto la sua figura nel tempo.

Con il passar del tempo la sua cantina  diviene cuore pulsante dell’azienda , lo spazio ideale ove vengono conservate le diverse annate dei suoi vini, che rappresentano lo scorrere del tempo , inaccessibile a chiunque, come fosse il cuore di Alberico stesso , dove si conservano le gioie e i dolori della propria esistenza .
E il cuore,  lo si svela solo a chi è capace di comprenderlo e  di vedere oltre l’aspetto puramente materiale. 
Tutelare la tenuta, per il Principe Alberico, è come tutelare la propri vita.
Essa nasconde i segreti che ogni uomo non vuole far conoscere al mondo, racchiude le proprie origini e la propria filosofia di vita, e le radici delle vigne , che si sviluppano nel tempo,  andando alla ricerca dell’acqua per vivere , ancorandosi saldamente al terreno secondo un disegno legato al luogo dove vengono piantate, rappresentano la storia di quest’uomo.
Nel 1997 prese una decisione drastica e a dir poco singolare. Presumibilmente presa forse per difendere in modo deciso la riservatezza che aveva costruito intorno a se e alla sua tenuta.
Forse perché la sua discendenza diretta, imparentatasi con la nobile famiglia toscana degli Antinori, non aveva ereditato da lui la “filosofia  enologica e di vita“.
Forse il Principe temeva una profonda delusione: nel mondo vinicolo le idee sono talvolta molto diverse tra loro , e lui, che per decenni aveva evitato fertilizzanti chimici, piantato in base ai cicli lunari, insistendo su basse rese in vigna, non filtrando i suoi vini, affinando in vecchie botti da 1000 litri, pensava che i suoi ideali sarebbero potuti andare a morire.
Allora ormai stanco , malato e sfiduciato, decise di espiantare tutta la vigna , che per tantissimi anni gli aveva dato più gioie che delusioni, e di vendere un grande numero di bottiglie presenti nella sua Cantina Storica .

Affinchè l’impronta che aveva lasciato nel panorama vinicolo mondiale rimanesse intatta , così come lui l’aveva disegnata e  non perdesse quella forza che l’aveva contraddistinta.

il Simbolo di Fiorano

Tuttavia occorre sempre considerare che la vita è in continuo divenire, e  nell’arco della nostra esistenza può sempre accadere qualcosa di nuovo e allora quelle radici che erano state distrutte , per sfiducia del futuro,  si devono rigenerare, dare loro nuovi terreni per crescere, e cercare quelle più adatte a sopravvivere .  Per continuare ad andare avanti con un nuovo percorso e un nuovo futuro visto che qualcosa di inaspettato sta avvenendo.

Così quel vecchio uomo avvolto nel mistero per tanti e tanti anni, ormai sfiduciato , vede nel   suo cugino più giovane, il Principe Alessandrojacopo  Boncompagni Lodovisi  il suo erede , colui che porterà avanti il suo pensiero .
Sin da piccolo frequentatore con il padre di queste terre e proprio per questo ancorato a quelle convinzioni del vecchio Principe, su come  guidare una Tenuta cosi imponente.
A lui vengono trasferite, oltre alla proprietà, tutte le conoscenze relative a questi luoghi,
In particolare  quella vigna che era stata  estirpata completamente e per la quale  non si vedeva più un futuro.
Gli mostra i luoghi migliori ove reimpiantarla , le varietà che avranno la possibilità di svilupparsi e di dare grandi vini nel trascorrere degli anni.
Per questo lo incentiva a continuare a lavorare il Cabernet Sauvignon e il Merlot , come vitigni a bacca rossa , e di utilizzare  il Grechetto e il Viogner a bacca bianca.
A rinunciare a piantare nuovamente il Semillon , che è stato vanto e croce per questa azienda e che per motivi sconosciuti  il Principe Alberico desidera che  non  si coltivi più.
Ed Alessandro per l’affetto e il rispetto che ha sempre nutrito verso il cugino, ha deciso di seguire questo suo volere tenendo a freno ora, e sicuramente negli anni futuri, quella curiosità che è la scintilla dell’essere umano, e a reimpiantare nel 1999 , quei vitigni che erano stati, anni prima , completamente estirpati.

Daniele Moroni 

IL SEGUITO NEL PROSSIMO ARTICOLO

Tenuta di Fiorano
via di Fiorano 19-31 – Appia Antica 
00134 – Roma Italia
tel  +39 06 79340093
fax +39 06 79340169 


www.tenutadifiorano.it 

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Scritto da

Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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