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La frenata dell’economia cinese avra conseguenze nel mondo vinicolo internazionale?

vino italiano
Secondo i dati di “Vinexpo” resi noti a gennaio 2014 da Coldiretti, nel 2013 la Cina è diventata il maggior consumatore al mondo di vino sorpassando Italia e Francia.
Nella Repubblica popolare sono state stappate 1,86 miliardi di bottiglie di rosso, contro i 150 milioni in Francia e 141 milioni in Italia.  Il mercato cinese acquisisce dunque un prodotto che, pur non appartenendo alla tradizione del Paese è diventato un segno del suo nuovo status internazionale e delle  nuove abitudini di questo popolo.
 Sebbene il dato abbia aperto interessanti scenari di crescita sul fronte delle esportazioni, Coldiretti ha sottolineato anche che la maggioranza del vino consumato in Cina è di produzione locale (Changyu, Changcheng, Weilong, Wangchao tra i protagonisti) e le importazioni rappresentano solo una quota di mercato del 19%. A questa percentuale l’Italia contribuisce in minima parte, dopo Francia (che detiene la quota maggiore), Australia, Cile e Spagna.
 
vigne
Sopratutto Australia e Cile hanno visto negli ultimi un grosso aumento delle loro esportazioni di vino in Cina, anche grazie alla svalutazione delle rispettive monete negli ultimi anni che ha conseguentemente aumentato il volume dei vini importati dalla Cina.
Il ritardo dell’Italia sul mercato cinese è clamoroso, soprattutto se si tiene conto del fatto che nel 2013 l’Italia si è confermata il principale produttore al mondo (con 45 miliardi di ettolitri) superando di poco la Francia (44,1 miliardi). La produzione vinicola italiana rappresenta il 17% a livello mondiale e circa il 30% in Europa, per un valore complessivo di quasi 9 miliardi di euro. È evidente quindi che il Paese primo produttore di vino mondiale non incontra la richiesta del Paese primo consumatore mondiale.
Fino ad oggi la promozione del vino italiano in Cina è avvenuto tramite iniziative private dal 2010 al 2013 il vino Nobile di Montepulciano ha visto quasi decuplicare – secondo dati del Consorzio di tutela – le esportazioni del prodotto verso la Cina, con un valore finale vicino ai 300 mila euro che pesa per oltre il 7% sulle esportazioni complessive di vino proveniente dalla provincia di Siena.
Al di là di qualche caso di successo, l’ingresso del vino italiano in Cina è ancora difficile a causa di una carente comunicazione e, conseguentemente, di una mancata educazione al gusto. I cinesi che decidono di spendere per un buon vino straniero scelgono brand famosi per i valori e gli ideali che essi rappresentano, perciò i grandi buyer prediligono etichette che si sono già costruite una buona reputazione.
vigneti in Cina
 Grazie anche all’evangelizzazione dei wine educator cinesi, negli ultimi anni nelle città di prima fascia è cresciuto il numero di enoteche in cui si organizzano corsi e degustazioni. I cinesi si mostrano sempre più interessati ad approfondire la conoscenza del vino ma per la maggior parte di loro il vino è soprattutto uno status symbol. Non stupisce, dunque, che vengano privilegiati i brand più noti.  Con il rosso, si ha già un buon punto di partenza visto che questo colore nella cultura cinese è sempre stato associato alla salute, al potere e alla buona sorte. Dopodiché una bella bottiglia con un fondo spesso e tappo di sughero, un’etichetta evocativa e una buona traduzione fanno la loro parte. Il nome dovrebbe essere facile da ricordare e da pronunciare, preferibilmente composto da caratteri che indicano buon auspicio.
Fatte tutte queste premesse e davanti ad una grande crisi economica che si appresta a affacciarsi sul mercato della più grande economia mondiale ci viene da chiederci quali potrebbero essere le conseguenze sul Mondo vinicolo italiano e mondiale.
le Cantine
Il vino simbolo della Cina che cresce, prodotto simbolo degli yuppies cinesi, oggi costretti a nascondersi da una società che negli ultimi anni è stata illusa da un gruppo di giovani rampanti e spregiudicati che gli hanno prospettato un futuro roseo e una supremazia economica mondiale, sarà  completamente dimenticato?
Le avvisaglie negli ultimi anni vi erano già state e sembra che fossero un inizio di una crisi che difficilmente il governo di tale paese riuscirà ad arginare in brevi tempi e che , speriamo di no, potrebbe rimandare una crescita che il Mondo intero ormai aspetta da diversi anni.
L’italia sembra essere forse il paese che meno subirà pesanti contraccolpi, proprio grazie a quella mancanza di promozione a livello nazionale del nostro prodotto in questo paese. Dobbiamo ringraziare l’immobilismo dei nostri governanti o esaltare la loro capacità di prevedere il futuro?.Non lo sapremo mai , ma oggi godiamone dei benefici.
Paesi come Cile e Australia che negli ultimi anni hanno visto il mercato cinese come enorme sbocco per il loro prodotto, oggi potrebbero veder compromessi gli sforzi fatti,  con notevoli contraccolpi sull’economia di questo settore e forse dei loro paesi, obbligandoli a volgere il loro sguardo verso altri luoghi che però in questi anni hanno ricevuto le attenzione di altri produttori.Ci viene allora da chiederci quali saranno le loro reazioni e come ciò influirà sul mondo vinicolo mondiale?
Tuttavia quello che andrà seguito con più attenzione sarà proprio il colpo che subirà il mercato vinicolo francese, il più grande esportatore di vino in Cina , quello che più ha investito economicamente ed in opere di promozione nell’ultimo decennio in questo paese e che vede sul proprio territorio segni dell’approssimarsi di una bolla speculativa proprio nel settore vinicolo da diversi anni ( vedi  http://vinodabere.blogspot.it/2015/06/il-crescente-aumento-dei-prezzi-dei.html ) .
La Francia avrà gia messo a punto delle contromisure per contrastare una crisi che si avvicina oppure porterà al tracollo il mondo vinicolo? Francamente sono previsioni difficili da fare in un settore dove tante persone lavorano con passione.
Speriamo che ciò non avvenga e che il tutto si risolva con meno danni possibili sull’economia e sopratutto sul sistema vinicolo  che non è solo lavoro ma è vita passata e futura che non deve mai essere cancellata perché come ogni elemento significativo va ricordato sempre.
Daniele Moroni
 
 
 
 

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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