Rimani in contatto con noi

ISCRIVITI

News

“IN VINO CIVITAS” IL SALONE DEL VINO DI SALERNO: RIEPILOGO DELLA PRIMA GIORNATA

Prima della sua prematura scomparsa, avvenuta nel 2016, l’architetto Zaha Hadid ha lasciato prova di un altro mirabile capolavoro costruttivo: la Stazione Marittima di Salerno.

Alla ridente cittadina campana, testimonial di un passato più che glorioso, mancava un approdo turistico degno di questo nome, un luogo ove ospitare anche eventi importanti nel settore enogastronomico.

Degna location dunque per la terza edizione di “In Vino Civitas” il Salone del vino di Salerno in programma dal 12 al 14 ottobre, patrocinato da varie Amministrazioni Pubbliche (in primis Camera di Commercio, Comune e Regione), per coniugare la presentazione e degustazione del miglior vino italiano con la promozione del territorio e dei prodotti a “km 0”.

Prima di tuffarci nelle splendide Masterclass della prima giornata, organizzate in collaborazione con Associazione Italiana Sommelier (Delegato di Salerno Nevio Toti), vogliamo raccontarvi una storia molto particolare, di quelle in cui si avverte “il fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso” (cit. Paolo Borsellino).

A parlarcene è il Presidente Vincenzo Letizia della Cantina Vitematta, progetto gemmato dalla Cooperativa Eureka Onlus, da sempre impegnata nel reinserimento sociale e lavorativo di soggetti particolarmente svantaggiati.

Inutile dirvi cosa voglia dire fare impresa a Casal di Principe, specialmente nel settore “senza scopo di lucro”; se aggiungiamo anche la gestione di terreni confiscati al Clan camorristico dei Casalesi (e loro affiliati) il dado è tratto. Da circa 2 ettari del 2008 si è arrivati agli attuali 17 di cui ben 6 vitati, recuperando antichissimi vigneti di Asprinio allevato “ad alberata aversana”.

Il giudizio dei vini, a volte, non può e non deve prescindere dalla narrazione di simili realtà eroiche che sanno riconciliare il nostro animo spesso perduto e martoriato da continue notizie ed avvenimenti a dir poco disarmanti.

La gestione dell’intera produzione viene affidata alle abili mani di persone affette da disturbi di natura prevalentemente psichica, che vengono rieducati al sano vivere in Comunità. I numerosi coltivatori che li aiutano in vigna si accontentano invece di una sorta di baratto a base di vino.

E quanto ho potuto assaggiare è stato davvero interessante, grazie al notevole contributo di Gianluca Tommaselli, storico enologo dell’Azienda Agricola Agnanum. Molto promettenti le bollicine (per la tipologia di vitigno risulta di miglior beva lo Charmat, anche se resto incuriosito dall’inaspettata complessità che sviluppa l’Asprinio in versione Metodo Classico).

 

 

Tra i vini bianchi fermi menzione speciale per Asprì 2018 – DOC Asprinio d’Aversa –  novità da vecchi impianti che sfiorano il secolo di vita, con note suadenti di frutta tropicale, camomilla, pepe bianco e nocciola.

Dopo questa breve (quanto doverosa) parentesi, veniamo al resoconto completo delle due Masterclass cominciando dalla verticale di Montiano – IGP Lazio – Cantina Falesco della Famiglia Cotarella.

Enrica Cotarella presente a parlarci della storia, anzi del blasone enologico dei Cotarella, cultori insieme a pochissimi altri, della rinascita del vino italiano. L’azienda è da poco passata nelle mani sue e delle sorelle Marta e Dominga, continuando a calcanre le illustre orme di padre e zio.

 

Il Merlot o lo si ama o lo si odia; se coltivato in zone vulcaniche della Tuscia, adibite prevalentemente a uve bianche, si rende necessario però un supplemento di concentrazione per un pieno e consapevole apprezzamento.

Dal lontano 1993 questo top di gamma aziendale fa incetta di riconoscimenti internazionali, per la sua stoffa da autentico fuoriclasse.

Merlot in purezza quindi, da selezioni certosine, un anno di barrique nuove e riposo in bottiglia; nulla di più nulla di meno.

2016: scatta su uno smagliante colore ruby-red e toni fumè ricalcabili anche al naso come una velina di carta carbone. La frutta è rossa, sciropposa, anticipata da petali di rosa, peonia e geranio. Chiosa su carrube e brezza di mare. Bocca verticalmente sapida, ciliegiosa e dai tannini di ottima fattura e prospettiva. Zenzero finale.

2015: marmellata di fragole, talco, vaniglia, note erbacee sono i descrittori iniziali, arricchiti da fior di giaggiolo e cannella. Gusto ancora acerbo declinato maggiormente sulle durezze esaltate da spezie scure pepate. Si percepisce una nota balsamica caratteristica appena accennata.

2012: annata perfetta. Carnaceo, quasi umami, carico di amarene sotto spirito e cacao in polvere. Al sorso è un trionfo di liquirizie, noce moscata, chiodi di garofano. Piacione, dark e minerale denota grande persistenza e futuro

2011: croccantezza il leitmotiv di questo assaggio. Marasche freschissime, erbe officinali (timo e maggiorana) e potpourri di fiori rossi il tutto perfettamente coerente in bocca come uno specchio magico che riflette la propria immagine amplificandone le dimensioni.

2008: il terziario (note boisè) comincia ad emergere complice un’altra annata torrida che ormai non fa neanche più notizia. Spezie scure, cuoio, sigaro e cioccolato fondente in prevalenza. Dopo agitazione nel bevante arriva il marchio di fabbrica del Merlot: un mirtillo spremuto con essenze di cassis da far paura per nitidezza sensoriale. L’assaggio si siede su morbidezze che fanno prospettare ormai una sorta di stazione di arrivo.

2006: la completa plenitude si direbbe. Perfetto nella sua espressione quasi da manuale. Un equilibrio ravvisabile in ogni fase degustativa, dal colore ancora vivido e granato, al naso ampio e gusto mix tra lamponi, more selvatiche, arancia rossa, fiori essiccati e spezie. Sanguigno e  lunghissimo.

La seconda Masterclass riguarda invece quel Paolo Mastroberardino di Terredora che già abbiamo menzionato nell’articolo sul premio Lucio Mastroberardino (link).

Il focus ha riguardato una sorta di Retrospettiva del Taurasi, nelle annate 2008 e 2007, con i tre CRU aziendali Fatica Contadina – Pago dei fusi – CampoRe Taurasi Riserva

Paolo da sempre crea etichette da singoli vigneti nei luoghi più affascinanti della Denominazione. Affinamenti lunghissimi tra legno e bottiglia che possono sfiorare i 108 mesi come nel caso della Riserva, assolutamente necessari per avere un prodotto godibile fin da subito.

L’Aglianico di queste zone infatti non concede nulla, bisogna avere il giusto tempo per domarlo nella sua potenza acido/tannica unica nel suo genere.

Il Taurasi FATICA CONTADINA 2008, proveniente da Lapio, parte in sordina su sbuffi floreali e vegetali di viola mammola, terra, carruba e grafite. Si apre con calma verso sponde di liquirizia in stecco, chiodi di garofano e ribes. Bocca decisamente giovane, con tannini green e freschezze agrumate con scia sapida nel finale.

TAURASI PAGO DEI FUSI 2008 invece origina dalla bassa Valle del Calore nel Comune di Pietradefusi. Terreni di medio impasto, all’olfatto sembra un rosolio, interamente declinato su rose rosse e iris. Maestosa ciliegia, prugna in confettura e amarena. Erbe aromatiche e tabacco Kentucky chiudono un quadro di alto profilo. Gusto da essenze di kumquat, eucalipto e fave di cacao. Un ragazzino.

TAURASI RISERVA CAMPORE 2008: Austerità è il suo secondo nome. Radici, corbezzolo, chinotto, menta, erbaceo e tufaceo. La zona è quella “Campo del Re” dove i Filangieri producevano i migliori vini per la corte reale. Sorso caldo e potente con scorze di arancia, ginger, pepe nero in grani e cioccolato. Infinito.

FATICA CONTADINA 2007: già accennato dell’annata particolarmente torrida simile alla 2003, con inverno mite. I richiami virano verso toni essiccati di tè nero, viola mammola, marasche e cranberry. Tannino forte e asciugante, necessita di altro riposo in vetro. Incredibile il finale ematico che risalta una gioventù superiore persino alla 2008.

TAURASI PAGO DEI FUSI 2007: bella dolcezza olfattiva, da fragoline di bosco mature, susine e prugna cotta. L’arancia qui si fa candita, con effluvi di frutta secca tostata. E’ setoso, completo e complesso, giunto ormai al perfetto equilibrio.

TAURASI RISERVA CAMPORE 2007: qui si parla per emozioni, impossibile descriverlo altrimenti. Vittorio Guerrazzi sublime degustatore di AIS Salerno immagina un caminetto, delle castagne, qualcosa che richiami ad una “situazione romantica”. Non possiamo che essere totalmente d’accordo con la sua visione: il vino è dark, maestosamente austero, quasi da meditazione. Ad libitum.

 

avatar
Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

Iscriviti alla Newsletter

Aggiornamenti continui sul mondo dell'enogastronomia

COMMENTA

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La classifica degli 8 migliori panettoni d’Italia del 2018 secondo Vinodabere

News

La ricetta della prelibata ciambella al mosto cotto

Cali di Zucchero

Il miele biologico dell'ape nera etnea

Gastronomia

La viticoltura eroica della Valtellina: l'azienda Gianatti Giorgio

Aziende

Connect
Iscriviti alla Newsletter

Aggiornamenti continui sul mondo dell'enogastronomia