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“Etna 10 anni fa” – Evento sull’annata 2009

Il vino ci permette di viaggiare nel tempo. L’assaggio dei vini dell’Etna (bianchi e rossi) dopo dieci anni dalla vendemmia, è un valido strumento per capire come ogni bottiglia possa diventare una storia a sé e raccontare l’annata di produzione e l’evoluzione del vino. Questo è il concetto che contraddistingue “Etna 10 anni fa”, manifestazione che è arrivata alla sua quarta edizione. Salvo Foti ha introdotto la degustazione, ricordando come l’annata 2009 sia stata una delle più difficili, con un settembre piovosissimo, che ha messo a dura prova le uve, la vendemmia in sé per sé ed il risultato finale. Tanto è vero che parecchi produttori etnei hanno scelto di non vinificare e per chi è riuscito a produrre, i quantitativi ottenuti sono stati veramente bassi.

I sei vini etnei degustati alla cieca ci hanno dimostrato come in un’annata difficile si possano raggiungere buoni risultati.

Si inizia con l’Etna D. O. C. Bianco Superiore 2009 del Barone di Villagrande. I sentori sono complessi e spaziano dalla frutta secca, al miele di castagno. Snello alla beva con una buona freschezza ed un finale leggermente sapido. Buona la progressione. La fase finale della maturazione con un clima molto piovoso ha tolto un po’ di struttura, ma questa sarà una costante che più o meno, tranne eccezioni, si ritroverà anche negli altri vini.

Il secondo vino degustato è sempre un Etna D. O. C. Bianco Superiore, il Pietra Marina 2009 di Benanti. Il corredo aromatico è molto differente rispetto al primo (giusto per confermare come sull’Etna a distanze minime, si possano avere risultati diversi). Dal calice affiorano sentori di erba di campagna, origano, note muschiate e iodate. Grande freschezza, che caratterizza il sorso verticale di questo vino, che allo stesso tempo riesce ad avere una buona struttura.

Passando ai rossi, il primo ad essere degustato è l’Etna Rosso D. O. C. Rampante 2009 di Cantine Russo. Sentori di marasca, note di confettura, tufo di caffè ed accenni di pepe. La struttura non è ai massimi livelli ed i tannini sono quelli che si percepiscono meno all’assaggio, la freschezza ancora riesce a conferire al vino una sua identità. Persistenza discreta. Se già per i vini bianchi si iniziava a denotare una struttura non eccezionale, per i rossi questo gap si amplifica, ma come è stato detto antecedentemente l’annata 2009 va accettata per quella che è stata e quello che ha dato.

Da Castiglione di Sicilia si passa a Santa Maria di Licodia (versante Sud) con l’I. G. T. Sicilia Don Blasco 2009 di Feudo Cavaliere. Il bouquet è ricco, si percepiscono sentori di sesamo, foglia di the, humus, che anticipano una chiusura su accenni di roccia vulcanica spaccata. Trama tannica fitta e freschezza non da meno. Sorseggiandolo si percepisce una buona struttura. La retronasale, ci conferma la complessità di questo vino. Il fatto che i terreni si trovino ad una quota di quasi 1.000 metri s.l.m. e nel versante Sud (quindi un maggior numero di ore di irraggiamento solare) ha fatto sì che il 2009 non sia stata una cattiva annata per il Don Blasco.

Il quinto vino è un I. G. P. Sicilia (ma solo per scelta del produttore) Contrada C 2009 Passopisciaro. La cosa che stupisce visivamente è il colore che ha nel calice, un rosso rubino intenso. Note balsamiche al primo impatto, caffè, sentori di terziarizzazione ben evidenti. Grande freschezza e tannini di ottima qualità.

L’Etna Rosso D. O. C. Aetneus 2009 de I Custodi delle vigne dell’Etna a concludere. Completo il corredo aromatico con note di goudron, fiori secchi e spezie dolci. Armonico e con una notevole freschezza. L’uso sapiente della botte, una scia salina sul finale ed una buona struttura, lo rendonono a distanza di dieci anni un vino che non lascia delusi. Buona la persistenza.

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, perché il vino non va bevuto! Il vino va degustato!!

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