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Entro il 2050 scomparirà dal 25% al 73 % delle aree vitivinicole storiche – It will disappear by 2050 from 25% to 73% of the historical wine areas

Il gruppo di ricercatori, guidato dal climatologo Lee Hannah, climatologo di Conservation International, Arlington in Virginia ha pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, ed elaborato un modello previsionale dei possibili impatti del cambiamento climatico sulla vinificazione, un’arte strettamente legata alle condizioni  microclimatiche locali.
Il risultato di tale studio mette in evidenza il fatto che le regioni vinicole più importanti del mondo, dal Cile alla Toscana, dalla Borgogna all’Australia vedranno diminuire le loro aree coltivabili dal 25% al 73% entro il 2050 costringendo i viticoltori a piantare nuovi vigneti in ecosistemi precedentemente indisturbati, a latitudini più alte o altitudini più elevate, eliminando le specie vegetali e animali locali. Da diversi anni oramai la pratica della viticoltura ha già raggiunto il 59° Nord longitudinale a Gvarv nel Telemark in Norvegia corrispondente al paese di KingSalmon in Alaska rendendo sempre più difficile la viticoltura nei territori superiore al 35° Nord equivalente alla Grecia.
Sono diversi anni che vediamo grandi gruppi vinicoli acquistare terreni in zone non considerate vocate alla produzione di diverse qualità a giustificazione che la teoria che prende sempre più forza sulla scomparsa dei vitigni in zone storiche è già stata percepita dai grandi gruppi vinicoli mondiali.

le vigne in champagne

Man mano che nuove aree si renderanno disponibili e idonee alla produzione del vino, si avranno pesanti ripercussioni sugli habitat della fauna selvatica. Il bacino del Mediterraneo, per esempio, è patria di più di 12 mila piante autoctone che non crescono in nessun’altra parte del mondo. Due terzi degli anfibi, metà dei suoi rettili e un quarto dei suoi mammiferi anch’essi sono unici della regione. “Dopo l’abbattimento della vegetazione autoctona, i campi arati, fertilizzati, cosparsi di fungicidi e preparati per la piantumazione dei vigneti, non saranno mai più un habitat ospitale per molte piante o animali” (Lee Hannah, Proceedings of the National Academy of Sciences).

Tutto ciò va in direzione contraria all’attuale trend generale del mercato: negli ultimi 3-4 anni si riscontra maggiore attenzione verso un vino più naturale e quindi meno chimico, meno elaborato in tutte le fasi di produzione a partire dalla coltivazione del terreno.
La produzione vitivinicola necessiterà di maggiori interventi in cantina.
Un’altra realtà già presente è che con il graduale aumento delle temperature nei territori autoctoni, la vigna è soggetta a differenti rischi: nuove malattie, inondazione ed erosione dei suoli dovuto ad acquazzoni torrenziali, gelate ricorrenti in primavera e  aumento della muffa sulla vigna. Questo significa che la produzione di vino di qualità richiederà sempre di più l’impegno di anticrittogamici e un impatto maggiore in cantina, quindi sempre meno natura.

le uve

Uva più zuccherina e grado alcoolico più elevato 
Inoltre il clima più caldo favorisce  la maturazione più rapida dell’uva e quindi la viticoltura ha bisogno di una vendemmia più precoce, considerando che gli acidi contenuti nell’uva vengono progressivamente sostituiti dallo zucchero. In media si calcola 17g di zucchero per generare 1 grado di alcool.Questi vini, nei prossimi 10/20 anni arriveranno anche a gradi alcolici superiori al 15 %. Anche qui però il trend dei consumatori va in direzione contraria: il mercato richiede sempre di più vini leggeri, meno alcolici, di pronta beva.Lo scenario fin qui accennato è già attuale, è documentato, accertato. Non solo tesi, ma realtà!Questo argomento verrà affrontato al Meranowinefestival  2015 in un forum il cui compito oltre che evidenziare tale teoria proverà a dare soluzioni e strade da intraprendere per risolvere questo importante cambiamento.
Daniele Moroni

fonte meranowinefestival

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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