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COME E’ STATO IL 2015 PER LE BOLLICINE ITALIANE?

Analizzando i dati forniti dall’ ISTAT possiamo notare che il 2015 è stato un  anno di grande soddisfazione per gli spumanti italiani.
Fino al mese di Settembre il saldo sia per il fatturato che per i volumi è risultato migliore di quello relativo al 2014 con aumenti a doppia cifra del 15% e 11%.
Tutto fa pensare ad un anno fantastico , tuttavia ad Ottobre 2015 questa tendenza  si è invertita, il fatturato è calato del 3,5% e i volumi del 4,5%.
Tutto ciò sembra poter mettere in discussione i presupposti fin qui ottenuti ,tuttavia se è vero che i mesi di Novembre e Dicembre sono i più ricchi sia per quantità che per valore, per ottenere un risultato pari a quello dello scorso anno occorrerebbe vendere 595 hl/1000 in due mesi , cosa che apparirebbe possibile considerando che negli ultimi mesi dello scorso anno sono stati venduti 765 hl/1000, e che la crisi economica sembra essere passata.
Considerando gli ultimi eventi accaduti nel mondo nei mesi di Novembre e Dicembre 2015, la tendenza alla riduzione sembrerebbe essere possibile .
Quindi in linea di massima possiamo dire che il 2015 è stato un anno positivo rispetto al 2014 per questo settore, ma analizziamo un po più nel dettaglio l’andamento considerando i vari tipi di spumanti italiani e i mercati dove hanno trovato dimora.

bererosa6

 

 

Possiamo constatare che il crollo c’è stato sopratutto per l’Asti spumante che ha registrato rispetto allo scorso anno una riduzione del .23,3% su base annua e .32,9% nell’ultimo mese..
Questa performance negativa dell’asti va cercata in una riduzione dei consumi un po ovunque in particolare nei mercati  dell’Est dove la Lettonia che incideva con 12 milioni di fatturato è ora a 0, ciò ha contribuito a dare il colpo di grazia a questo tipico spumante italiano dolce.
Di contro nell’ultimo anno sono aumentate le esportazioni di spumanti brut e relativi  consumi  , con il Prosecco a fare da ariete in  tutti i mercati mondiali.
Constatiamo che i mercati principali sono Regno Unito con 205 milioni di euro di esportazioni su base annua e Stati Uniti con 136 milioni di euro, in questi due mercati i consumi sono incrementati a differenza degli altri  Paesi dove i  consumi sono rimasti costanti,
Quello che ci deve far sorridere è, almeno sino ad oggi, l’incremento delle nostre esportazioni di spumante nel nostro rivale per eccellenza, la Francia, dove se le esportazioni sono pari a 13,3 milioni di euro su base annua, piccola cifra rispetto ai mercati maggiori, ma notiamo una variazione percentuale, rispetto all’anno precedente, pari al + 113% su base annua.
Questo sicuramente è dovuto alla forte crisi che attanaglia l’Europa, ma  deve  far riflettere sul fatto che i nostri cugini di oltralpe hanno iniziato ad apprezzare i nostri spumanti e, complice un economia in crisi,  hanno iniziato a sostituire le loro bollicine con i nostri prodotti che nulla hanno loro da invidiare.

Alla fine di questa sintetica analisi del consumo dello spumante italiano nel mondo, mi  chiedoi quale sarà il futuro dell’Asti spumante, è finita la sua era, oppure appena la crisi economica mondiale finirà i paesi dell’est risolleveranno le sue sorti?
Questo non è facile stabilirlo, è certo che i gusti sono cambiati, oggi si preferiscono spumanti secchi, e il dolce ha perso smalto , almeno dalla parte occidentale del mondo, ma sapere come evolveranno i consumi risulta sempre essere molto difficile .
Pertanto godiamoci questo buon risultato e aspettiamo fiduciosi per un futuro che ci auguriamo sempre roseo.
Daniele Moroni

Scritto da

Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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