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Azienda vinicola ” Naturale ” Camerlengo nel Vulture: quando la gioia di vivere si trasmette con il vino

Prima di iniziare a parlarvi di questa bella esperienza voglio dare una panoramica sulla zona che sono andato a visitare, ci troviamo vicino a Melfi, cittadina da diversi anni alla ribalta per le vicissitudini legate alla FIAT ,  in un  territorio dominato dal massiccio del monte Vulture, precisamente in  Basilicata. 

Tra i  vigneti  e gli oliveti che fanno da cornice a questo vulcano spento  si vedono spuntare, come  fossero funghi,  pale eoliche  che appaiono maestose tra i  colori  e ogni altra sfumatura che questo luogo genera. Le antiche colate laviche che  da infinito tempo hanno caratterizzato questa terra, dove il castagno la fa da padrone,  influenzano i vini del territorio e lo stesso castagno, pianta simbolo della zona, svolge il medesimo compito visto che diversi produttori lo utilizzano per  creare le botti dove affinare i loro vini.

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il monte vulture

 

Le uve di Aglianico   hanno trovato dimora  intorno  alle pendici di questo vulcano spento e hanno contribuito a far   conoscere  questa particolare zona con un vino  ricco di mineralità  e un tannino morbido così diverso da quello che  possiamo trovare nel suo omonimo che nasce nella vicina zona del Taurasi.

Il Vulture è terra di grandi vignaioli che hanno saputo cogliere gli aspetti e le caratteristiche di questi luoghi attraverso questo vitigno, utilizzando al meglio quella passione che si tramanda nel tempo e tra questa grande varietà di aziende ho deciso di andare a trovare un vignaiolo molto particolare,  per il suo modo di approcciarsi  sia alla vigna che al vino , e per il suo modo di essere nella vita di tutti i giorni, sempre pieno di ottimismo e  sorridente.  Un uomo atipico per la realtà che viviamo, dove gran parte delle persone hanno una visione negativa della vita, sicuramente questo  suo ottimismo lo trasmette nei  vini che produce  e nelle sue vigne è riuscito a creare un connubio positivo che le rende in grado di ricambiarlo con frutti ricchi di profumi e sapori.

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Un bell’inchino a queste viti

Parlo di Antonio Cascarano , patron dell’azienda Camerlengo, ex architetto, che ha lasciato tale professione,  svolta per  diversi anni nella città di Roma, per dedicarsi completamente alle sue vigne, quelle ereditate dai nonni che gli fanno ricordare la sua infanzia e la tradizione rurale di queste terre. Pieno di una grande passione ed entusiasmo, che posso definire  contagiosi, è ricco di un  altruismo così difficile da trovare di questi tempi  e proprio l’altruismo  voglio evidenziare, perché Antonio  oltre ad amare le vigne, il suo vino, la sua famiglia e il suo cagnolino Camilla, a cui ha dedicato un vino,  ama  il Mondo che lo circonda .

Lo avevo già incontrato tante volte durante i vari eventi vinicoli in giro per l’Italia ma  mai lo avevo visto all’opera durante una normale giornata di lavoro. Ho trovato un uomo che non si preoccupa soltanto di se stesso e delle sue cose, ma si prodiga per aiutare coloro che lo circondano, cercando di mettere, dove è possibile , le sue risorse per aiutare amici e  meritevoli  per far conoscere e apprezzare i loro prodotti insieme a questa  terra : la Basilicata. Un esempio questo di collaborazione  tra uomini ormai raro ai nostri giorni  dove ciascuno pensa soltanto a se stesso, e che dovrebbe essere utilizzato sempre di più.

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la cantina e il pavimento in coccio pesto

Andare nella sua cantina  è un esperienza affascinante, innanzitutto perché ci ritroviamo subito trasportati nel passato, infatti essa è inserita in una zona facente parte del Parco delle Cantine del comune di Rapolla, luogo dove un tempo i vignaioli portavano le uve per produrre il loro vino  e che oggi Antonio ha rivalutato.  Apportando piccole modifiche, come la pavimentazione in coccio pesto  e il rivestimento di parte delle pareti con lo stesso materiale,  questo per permettere una migliore “respirazione” dell’ambiente e allo stesso tempo adeguandolo alle nuove norme tecniche in materia di igene.

Ha  poi creato un vano divisorio, di altezza di 2,50 m, piccolo rispetto all’altezza totale dell’ambiente,  che divide la lunga cantina in due, in una i vini riposano e  l’altra dove avvengono le lavorazioni, ma con questo ha ottenuto un duplice effetto  ha  mantenuto la profondità della cantina come nel passato  e  ha  creato sopra questo vano   il suo “osservatorio“, dove  un bellissimo tavolo costituito da una  grande lastra di vetro  che poggia sulle antiche radici  di un vecchio albero di Castagno   ne occupa gran parte della superficie e fa da appendice  al suo ” trono,   un antico trono in legno dove Antonio si siede accogliendo i suoi ospiti con tutto il suo entusiasmo e da dove  può osservare l’ambiente dove si svolge la nascita e la vita dei  suoi magnifici vini.

 

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Antonio seduto sul suo ” trono “

Quando ti parla dei suoi vini  fa notare che la piacevolezza è soggettiva e che se non si è soddisfatti di quello che lui produce  è comunque contento per il fatto stesso che qualcuno abbia ha fatto così tanti km per andare a trovarlo. Personalmente credo che lui sia comunque consapevole della bontà dei  vini che produce  e proprio per questo non si preoccupa assolutamente dell’opinione altrui,  infatti sa che difficilmente si esce insoddisfatti da un assaggio in cantina.

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la damigiana in vetro

Crede nel vetro quale miglior contenitore per il vino, lo accomuna alla donna, che rappresenta la massima espressione del ciclo della vita umana, e ritiene che la miglior forma,  per ottenere la massima evoluzione del vino, sia la damigiana e  mostrandomela me la paragona alla pancia della mamma , che accoglie il bimbo  dal concepimento fino alla sua nascita.  La stessa cosa  avviene in questo contenitore dove il vino ha la possibilità di trovare la forma ideale per la sua prima evoluzione, quella più importante che, come per il bimbo, porrà le basi per il suo futuro. in quanto soltanto dopo quando si sono costruite solide fondamenta si potrà crescere in modo sano pur seguendo strade diverse, l’uomo nei diversi ambienti che lo accoglieranno durante la vita, il vino nei diversi formati della bottiglia, entrambi sviluppando diverse proprietà e caratteristiche,

A tal proposito  ha creato le ” degustazioni orizzontali  del Camerlengo alla Cascarano “:  durante le quali si assaggia il vino di una stessa annata ma affinato  in bottiglie di diversa grandezza,  questo permette di evidenziarne gli aspetti che lo caratterizzano e lo distinguono dai suoi ” fratelli”, aventi un vestito diverso, pur seguendo la linea comune definita dall’annata.  Questa filosofia potrebbe apparire scontata per coloro che conoscono e vivono il vino, in quanto come  essere vivo assume una diversa identità sia rispetto all’ambiente che lo circonda e lo genera, sia rispetto all’ambiente che lo contiene.

 

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Aglianico del vulture

La sua filosofia è quella che oggi possiamo trovare nel modo di vivere alternativo, dove prodotti creati chimicamente,  elementi esterni  alla terra e  provenienti dalla ricerca industriale, sono banditi. E’ un  modo di vivere la vita più sano fondato sulla capacità dell’essere vivente di adattarsi ad eventuali problematiche, si diviene così artefici del proprio futuro,  così alla stessa stregua  dell’uomo anche  la vigna ha questo senso di adattamento, generando quelle autodifese agli agenti nocivi che è anche la caratteristica di ogni essere vivente.

L’enologia è assimilabile alla vita di tutti i giorni Antonio si prodiga ad  assecondare i suoi vigneti nel loro vivere, osservando  il quotidiano evolversi delle piante senza interferire  su di loro lasciando che gli elementi esterni creino quella biodiversità che è la vera caratteristica dei vini di Antonio.

 

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Cinguli

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santa sofia

 

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malvasia

 

 

Nelle sue uve troviamo i profumi e i sapori  di  tutto ciò che le circonda,  è uno scambio reciproco, perché anche le altre piante sono influenzate dalle vigne,  ho potuto constatare tutto ciò assaggiando i frutti di un vecchio gelso ubicato proprio al centro delle antiche viti di aglianico, il suo sapore era diverso da quelli che normalmente ho assaggiato altrove, ho  in esso ritrovato sapori e profumi riconducibili alle uve dell’aglianico , in parte perché anche esso è influenzato dai terreni, in parte per lo scambio che dicevo prima, ma  questo è ciclo naturale di cui si fa forte Antonio.

 

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le uve di aglianico del Camerlengo

Così muovendomi tra le sue vigne , 5 ettari in tutto, in parte recuperate dai vigneti appartenenti al nonno di Antonio, Giovanni Falaguerra,  produttore di vino e olio nel passato,  in parte impiantati  sempre su terreni che provengono dal suo passato anche se non adibite a vigneto, ho la possibilità di assaggiare i chicchi pochi giorni prima della vendemmia e immaginare quale vino saranno capaci di generare.

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le vigne dove si produce Accamilla

 

Solo a guardare il vigneto si percepisce la sua filosofia, le viti sono vigorose, forti, pronte a dare all’uomo che le accudisce, con tanta cura, i loro frutti migliori, sembra esser presente in loro l’allegria e voglia di vivere. Poste in un terreno  ricco di materiale magmatico, ubicato sotto ad uno strato di terreno argilloso, dove potassio e minerali ferrosi  si alternano a rocce calcaree, esso è  figlio di antichissime colate laviche provenienti da quel vulcano di origine preistorica, oggi spento, che  caratterizza questo territorio : il Vulture  e  sono proprio questi  gli elementi che contraddistinguono i vini che ho assaggiato.

Antonio, che produce 3 vini , 1 bianco,  Accamilla,  e 2 rossi,  Antelio e Camerlengo,  mi ha permesso di degustarli sia in anteprima, prelevandoli dalla botte, sia stappandomi  bottiglie attualmente in commercio.

Ma iniziamo a parlarne;

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Accamilla 2011

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Camilla

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Accamilla  2011, una piccola chicca, Antonio ne conserva pochissime bottiglie, un bianco prodotto da tre uve con percentuali diverse  poste nella medesima zona, la Malvasia di Rapolla 60%, il Santa Sofia  ( varietà di Fiano ) 20%, e il Cinguli ( varietà di Trebbiano toscano) 20%. Fa’  20 giorni di maturazione sulle bucce  in tini di castagno con follatura manuale e nessuna filtrazione, poi affinamento in vetro , al naso note di albicocca pesca e fiori di zagara e una leggera punta di volatile che come dice Antonio , non dispiace, una bella acidità in  bocca e lunga persistenza.

 

Antelio 2015, campione di botte,  rosso proveniente da uve di aglianico più giovani 30 anni dopo la fermentazione  affina  in botti coniche, un vino stupefacente, le note mentolate si intrecciano con profumi di frutta rossa appena spremuta, una buona mineralità e un tannino giovane, occorre aspettare ancora un pochino.

 

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Antelio 2014

 

Antelio 2014 il fratello più maturo del precedente, i profumi sono evoluti , rimangono le note  mentolate che si accompagnano a profumi balsamici e speziati, il frutto rosso è più concreto ed evidente , la mineralità è bella e meno evidente dell’annata che segue, un vino piacevolissimo che mi spinge a finire ( con grande fatica ) la bottiglia.

 

Camerlengo 2014, campione di botte, rosso proveniente dalle vigne di aglianico più vecchie , si affina in   piccole  botti di castagno, io lo assaggio in anteprima, Antonio lo preleva direttamente dal grande contenitore di acciaio dove aspetta con pazienza di trasferirsi nelle botti dove rimane il ” tempo che necessita” e si il tempo di cui ha bisogno perché è questa la linea di invecchiamento che si usa per i vini naturali. La sua complessità si percepisce non appena si avvicina il bicchiere al naso anche se la sua mineralità è irruenta, un vino come mi fa notare Antonio sin dall’inizio non ancora pronto ma che fa ben sperare come tutti i suoi predecessori.

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Camerlengo 2013


Camerlengo
 2013 tutta un altra musica il livello si è evoluto , le note balsamiche , speziate di frutta rossa sono bel presenti in percentuale ottimale tanto da far venir voglia di avvicinare continuamente il bicchiere al naso, all’assaggio il vino ha grande eleganza con un tannino vellutato e un finale balsamico veramente piacevole.

Del Camerlengo Antonio non ha più bottiglie a disposizione, in quanto la richiesta di bottiglie principalmente dagli USA il suo mercato più importante, lo ha obbligato ad utilizzare anche le bottiglie storiche per esaudire la richiesta. Oggi gli sono rimaste soltanto quelle che utilizza per svolgere le  speciali degustazioni orizzontali di cui ho parlato precedentemente, tuttavia il grande desiderio è quello di spostare la vendita dei suoi vini principalmente nel nostro paese, perché è qui che lui vuole condividere la sua gioia e il suo territorio.

Allora non posso che augurargli di riuscire in breve tempo a realizzare questo intendimento, sia per lui ma anche per tutti noi  che spesso non conosciamo i vini di Antonio.

Daniele Moroni

 

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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